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 2007  giugno 14 Giovedì calendario

Esiste una classe media mondiale e qual è la sua rilevanza per i nostri paesi? La questione è al centro di crescente attenzione nel dibattito internazionale

Esiste una classe media mondiale e qual è la sua rilevanza per i nostri paesi? La questione è al centro di crescente attenzione nel dibattito internazionale. Su Google, una ricerca sul tema produce quaranta milioni di risposte, principalmente centrate sui nessi tra globalizzazione e ruolo delle classi medie. Nella realtà, la questione è in grado di influenzare profondamente la società europea e americana. Partiamo da qualche dato. Per effetto della globalizzazione, nei paesi emergenti vi sono ormai un miliardo e mezzo di persone che per reddito, potere d’acquisto, istruzione, occupazione, possono essere definiti «classe media». Persone che hanno raggiunto la piena indipendenza economica senza essere classe dirigente. Produttori, commercianti, insegnanti, professionisti, lavoratori specializzati, essenzialmente impiegati nel settore privato, che danno un contributo fondamentale alla crescita del prodotto e dei consumi nel mondo. Per converso, nei paesi relativamente più arretrati, l’ostacolo allo sviluppo è proprio la incapacità di creare una classe media, come unico rimedio alla povertà. Se si guarda all’economia, l’emergere di una classe media globale sta ridisegnando la produzione, il commercio estero e il sistema finanziario mondiale. Implica la fortuna di grandi agglomerati urbani fondati sui servizi. Determina la qualità del capitale umano. Guida le grandi correnti della ricchezza e della competizione. Se si guarda alla politica, la crescita della classe media globale sta iniziando a influenzare la politica estera di alcuni grandi paesi, come gli Stati Uniti, nella convinzione che l’emergere di una classe media sia essenziale per la democrazia. Nei prossimi decenni, si stima che la classe media globale crescerà a ritmi sempre più rapidi in termini di popolazione e di reddito, con un impatto sempre positivo sullo sviluppo mondiale. Eppure, questo scenario non è privo di problemi che, per una sorta di contrappasso, riguardano proprio la classe media, in Europa e America. Nei nostri paesi, pur con ovvie differenze e distinzioni, la classe media rischia di diventare la vera vittima della globalizzazione e della classe media dei paesi emergenti. Per questo, a mio parere, è più utile parlare di due classi medie, e prestare grande attenzione ai problemi dell’Europa e degli Stati Uniti in questo ambito. Sin dalla Rivoluzione francese, e sicuramente nel secolo passato, lo sviluppo dell’Europa e degli Stati Uniti si è fondato sull’impulso e sulle fortune sulla classe media. Ma, da pochi anni, le caratteristiche della nuova divisione internazionale del lavoro, la concorrenza dei paesi emergenti, la delocalizzazione, l’immigrazione stanno mettendo crescenti pressioni sulle nostre classi medie, che in Europa come in America mostrano comprensibilmente segni di inquietudine e incertezza per il futuro. I temi che hanno distinto la campagna elettorale francese e le primarie negli Stati Uniti ne sono un esempio. Questa opposizione tra le due classi medie, nei paesi emergenti e in quelli avanzati, desta preoccupazione. Una classe media incerta genera tradizionalmente risposte populiste, come il protezionismo o la xenofobia, che non raggiungono gli obiettivi ma hanno pesanti effetti collaterali. Si cercano dunque rimedi piu lungimiranti. Da sinistra, non solo in Italia, si propone più equità. Il rimedio, in sé condivisibile, non tocca però il problema di fondo dell’economia globale, che è quello di rendere compatibile il benessere e lo sviluppo delle classi medie nel mondo sviluppato e nei paesi emergenti. Per questo occorre che la politica ponga al centro dell’attenzione lo sviluppo della classe media, spesso ridotta al rango di unico contribuente da tassare, magari a vantaggio della spesa pubblica improduttiva. L’osservazione può sembrare banale: ma in tutta la storia moderna, senza sviluppo della classe media non c’è crescita, né benessere, né consenso politico. Se la classe media si impoverisce, è difficile andare lontano. Stampa Articolo