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 2007  giugno 13 Mercoledì calendario

Ho appreso dai giornali che esiste a Torino un Centro Pannunzio, dedicato alla memoria di un giornalista che, tra l’altro, fu fondatore e direttore del Mondo

Ho appreso dai giornali che esiste a Torino un Centro Pannunzio, dedicato alla memoria di un giornalista che, tra l’altro, fu fondatore e direttore del Mondo. E ho appreso contemporaneamente che questo centro è stato lungamente presieduto da Alda Croce, la figlia maggiore di Benedetto Croce. Vi furono dunque, fra il filosofo e Pannunzio, rapporti di affinità intellettuale? Vi fu una collaborazione tra Croce e Pannunzio all’epoca del Mondo? Alessandra Custode Napoli Cara signora, il liberalismo europeo ha almeno due anime. In Inghilterra, dove nasce e si afferma, ha una spiccata componente libertaria e liberista, con un forte accento sul problema delle libertà civili, dei diritti umani, dell’emancipazione sociale. Ma il suo retroterra è rappresentato dalla «middle class», vale a dire da gruppi sociali che si identificano con i suoi ideali politici, ma hanno al tempo stesso forti interessi economici. questa la ragione per cui ogni partito liberale è inevitabilmente diviso in due correnti. La prima è libertaria, sempre pronta alle grandi battaglie civili e alle campagne internazionali che hanno caratterizzato la storia europea fra Ottocento e Novecento. L’altra è la sua anima moderata, conservatrice e borghese, attenta ad altre considerazioni e motivazioni. Il duro lavoro dell’industria e del commercio ha insegnato a questa seconda anima che una buona società è sempre necessariamente gerarchica e meritocratica. Non è vero che gli uomini siano eguali per intelligenza, intraprendenza, coraggio. Un sistema politico che disconosce questa differenza e privilegia l’egualitarismo è un cattivo sistema politico. La disciplina, la gerarchia, l’ordine, la selezione non sono soltanto gretti strumenti di difesa sociale. Sono anche virtù o, come usa dire, con parola troppo usata, valori. La migliore borghesia è dura, talvolta spietata. Ma è tale anzitutto con se stessa. Nel 1947 queste due anime del liberalismo italiano si scontrarono duramente e prevalse, in seno al partito, l’anima moderata. questo il momento di massima litigiosità della classe dirigente liberale, quello in cui essa perde malauguratamente, agli occhi del Paese, buona parte della sua originaria autorità. Ed è anche il momento in cui Mario Pannunzio, sino ad allora direttore di Risorgimento liberale, decise di abbandonare il partito. Mentre Benedetto Croce, pur rappresentando una categoria a sé, era sostanzialmente un liberale conservatore, Pannunzio era un liberale di sinistra, non voleva condividere le scelte dei moderati e preferì andarsene per collaborare con altri alla creazione del Partito radicale. Se il seguito della vita di Mario Pannunzio fosse stato esclusivamente la logica conseguenza di tale sua decisione, potrei fermarmi qui. Ma il seguito, in realtà, fu una singolare correzione di quella scelta. La correzione è per l’appunto Il Mondo, fondato nel 1949. Chi si attendeva un settimanale della sinistra liberale, nello stile della decisione presa da Pannunzio due anni prima, dovette esserne deluso. Il suo fondatore seppe alloggiare sotto la stessa testata tutte le diverse sfumature del liberalismo. sufficiente dare un’occhiata alla lista dei collaboratori. Vi sono i liberali di sinistra come Ernesto Rossi, Nicola Chiaromonte, Leopoldo Piccardi, Nicolò Carandini. Vi sono i liberisti, come Luigi Einaudi e lo stesso Ernesto Rossi. Vi sono Croce e i crociani, come Vittorio De Caprariis, Francesco Compagna, Carlo Antoni. Vi sono i liberal- conservatori come Panfilo Gentile. Vi sono i liberal-socialisti e i vecchi azionisti come Aldo Garosci, Ugo La Malfa, Guido Calogero, Ferruccio Parri. Tutto il miglior liberalismo italiano, con le sue diverse opinioni e sensibilità, è presente nelle sue colonne. Questo non significa che il settimanale fosse eclettico, antologico e agnostico. L’ispirazione fondamentale fu quella del liberalismo di sinistra. Lo si desume dall’atteggiamento critico che il settimanale assunse nel 1960, all’epoca della crisi del governo Tambroni (un monocolore democristiano sostenuto dal Movimento sociale italiano) e dal favore con cui accompagnò l’apertura a sinistra negli anni seguenti. Lo si desume da certi giudizi negativi, spesso discutibili e ingiusti, sullo storico Giacchino Volpe e sul generale de Gaulle. Lo si desume dalla convinzione, tipica di una certa intellighenzia progressista europea, che il fascismo fosse sempre e comunque un male peggiore del comunismo. Ma il ruolo di Pannunzio alla testa del giornale consistette nel permettere che le diverse anime del liberalismo italiano convivessero all’interno di una stessa cornice giornalistica. Fu lui in quegli anni, per molti aspetti, il vero partito liberale italiano: un partito che non poteva governare una società di massa nella fase delle sue grandi trasformazioni, ma era in grado di fornire al dibattito politico il contributo della sua intelligenza, della sua autonomia intellettuale e del suo stile.