Note: [1] la Repubblica 9/6; [2] C.Ter. Il Messaggero 8/6; [3] Francesco Bei, la Repubblica 9/6; [4] Massimo Franco, Corriere della Sera 8/6; [5] Francesco Verderami, Corriere della Sera 9/6; [6] Barbara Romano, Libero 26/5/2007; [7] Ugo Magri, La Stampa , 26 maggio 2007
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 11 GIUGNO 2007
Oggi si concludono le votazioni per il secondo turno delle elezioni amministrative. I ballottaggi interessano oltre due milioni e ottocento mila elettori e riguardano 69 comuni (otto i capoluoghi: Parma, Piacenza, Lucca, Pistoia, Latina, Taranto, Matera, Oristano) e una provincia, Genova: qui si gioca la battaglia decisiva, secondo Berlusconi l’ultimo banco di prova per il governo: «Se la sinistra dovesse perdere, credo che sarebbe un segnale definitivo di fine corsa». [1]
Dopo i risultati dei ballottaggi Berlusconi andrà al Quirinale. Tra gli argomenti che intende far notare a Napolitano c’è «il logoramento della maggioranza che al Senato deve comprare i voti della Svp», ma anche «il crollo verticale di Prodi che nei sondaggi è al 28 per cento, il mancato riconteggio delle schede che evidenzierebbe come la sinistra non ha vinto le elezioni politiche, l’occupazione della Rai». [2] Gli altri leader della Cdl seguiranno il Cavaliere? «Andrà chi vorrà venire e se qualcuno si mette fuori dal blocco liberale, fatti suoi. Se non vengono, peggio per loro». Di certo dovrebbero seguirlo i leghisti (Bossi ha archiviato l’accenno di dialogo col presidente del Consiglio: «Fare l’accordo con Prodi sarebbe come legarsi a un cadavere, e il cadavere ti porta a fondo»). Non Fini: «La Costituzione è esplicita e prevede che lo scioglimento delle Camere sia decretato solo in assenza di una maggioranza numerica. Prodi prima se ne va e meglio è, ma numericamente ha ancora la maggioranza e questo il capo dello Stato lo sa bene». [3]
Berlusconi sa che Napolitano non concederà elezioni anticipate senza ascoltare la volontà del Parlamento. Massimo Franco: «E sa anche che il passaggio ad un nuovo esecutivo sarà quasi inevitabile. Per questo lancia segnali distensivi ai Ds. Sembra cercare il dialogo soprattutto col vicepremier Massimo D’Alema». [4] Francesco Verderami: «Ultimamente di crostate a casa Letta – ma non solo a casa Letta – ne hanno consumate parecchie i leader di maggioranza e opposizione, parlando di un governo che verrà – guidato da Franco Marini o Lamberto Dini – e che però tarda ad arrivare. Giorni fa, per esempio, Dini era (di nuovo) a cena con Gianni Letta, e non erano soli a discutere sul ”dopo Prodi”. L’ex premier, ora dirigente della Margherita, ha ribadito al plenipotenziario di Silvio Berlusconi la sua preoccupazione per la fase di stallo, e gli ha confidato di averne parlato anche con Massimo D’Alema: ”Quando gli ho espresso le mie riserve sull’azione di governo, Massimo mi ha risposto che non ci poteva far nulla se Romano Prodi stava lì ingessato”. E volendo rafforzare il concetto, l’ha mimato tenendo le braccia larghe e rigide». [5]
Nel Palazzo, Dini è considerato il più probabile candidato alla guida di un governo elettorale. [5] Barbara Romano: «Ha assunto un po’ il ruolo di ”grillo parlante” nell’Unione». L’ex presidente del Consiglio: «Il problema è che abbiamo una sinistra estrema che vuole a tutti i costi far prevalere le sue posizioni, altrimenti minaccia di far cadere il governo. Ma a questi signori io dico: attenzione, non siete voi i soli che possono far cadere il governo. Ci sono forze nella maggioranza che, se il governo assume decisioni inaccettabili, possono anch’esse decidere di distaccarsi». Lui compreso? «Ci sono io, ma ci sono tanti altri. Guardi, è facilissimo mettere insieme 20 senatori, sa?». [6]
Letta ha già anticipato a Dini come si muoverà il Cavaliere saputi gli esiti dei ballottaggi. Verderami: «La sua visita al Quirinale servirà per assicurare al capo dello Stato che - se cadesse Prodi - non chiederebbe le elezioni anticipate, ma firmerebbe una tregua con l’Unione e agevolerebbe la nascita di un esecutivo a termine, a cui affidare però solo il compito di varare una nuova legge elettorale, prima di spegnere la luce alla legislatura. Dini ha spiegato che è ”costituzionalmente impossibile” dar vita ad un governo a termine, mentre sarebbe possibile cercare un’intesa su pochi e qualificati punti programmatici. Che poi è la stessa cosa». [5]
L’obiettivo di Berlusconi sono le elezioni al massimo a primavera del 2008. Franco: «Quando il capo dell’opposizione dice che occorre ”andare presto” al voto, si prefigge un’attesa minima. E quando concede la possibilità di ”un diverso governo di transizione delle sinistre”, lo fa ponendo la condizione che si vada alle urne. Ormai la sua strategia sta prendendo corpo. Dà per scontato un logoramento di Romano Prodi e, nello spazio di settimane, la sua caduta. Poi la nascita di un esecutivo a tempo dai contorni politicamente più neutri. E un’elezione nella quale il Cavaliere si proporrebbe come leader per la terza volta; o comunque come demiurgo. un piano che incontra ostacoli anche nel centrodestra». [4] Ugo Magri: «Nel giro berlusconiano comincia a farsi strada il Dubbio. Che le tante agognate elezioni siano come l’orizzonte: più ci si avvicina, e più quello si allontana». [7]
Per i centristi arrivare troppo presto al voto significherebbe riconsegnare la leadership a Berlusconi («è leader chi ha il più alto consenso degli italiani, il resto è poesia») o, in alternativa, cambiare schieramento. [8] In un’intervista a Panorama Casini ha rilanciato «un governo istituzionale di due anni, che porti al voto nel 2009, con ampia base parlamentare e dove i leader stiano fuori». Un espediente per logorare Berlusconi? «Mi rendo conto che è difficile confutare il sospetto, ma mi chiedo se per Berlusconi sia meglio andare a votare fra due anni o stare due anni a invocare il voto». [9] «Ma come glielo dobbiamo spiegare a Silvio che così non se ne fa nulla?», si sgolano in questi giorni Casini e Cesa nei colloqui con gli sherpa del Cavaliere: Verderami: «Quelli del Partito democratico - ha detto il segretario udc ad alcuni dirigenti di Forza Italia - sarebbero pronti a discutere del dopo Prodi. Ma stanno alla canna del gas, hanno bisogno di prender fiato, non possono accettare di andare al voto la prossima primavera. Altrimenti preferiscono restare aggrappati a Prodi, portando i senatori a votare in carrozzella. Fissando il traguardo al 2009, si potrebbe invece trattare un governo istituzionale, con pochi politici e molti tecnici». [5]
Il leader dell’Udc spera che in due anni svanisca la candidatura del Cavaliere; o che magari si rimescolino le alleanze. Franco: «Lo stesso Gianfranco Fini, capo di An, vorrebbe evitare un voto ravvicinato. Nonostante tutto, entrambi continuano a sognare la leadership». [4] Altero Matteoli (An): «Non si può umiliare la sinistra, costringendola a portarci a un voto che perderebbe. «Bisogna avere rispetto degli avversari. Ho parlato a lungo con Casini e ci troviamo d’accordo. La strada è quella di un governo di tutti quelli che ci stanno, guidato da un’alta carica istituzionale, per esempio Marini, presidente del Senato, che faccia la legge elettorale e altre tre, quattro riforme, per poi tornare a votare». [10] Andrea Ronchi (An): «La nostra è una proposta di emergenza, vista la paralisi a cui questo governo costringe il Paese. Lo chiamino Pippo o Pluto, deve essere un governo che faccia la riforma elettorale, due o tre cose urgenti di economia e poi si voti». [8]
«Per quanto mi riguarda sul nome di Franco Marini non ci sono controindicazioni», ha fatto sapere Casini. Verderami: « chiaro che i centristi, e insieme a loro Gianfranco Fini, puntano a impedire che Berlusconi si ricandidi a premier. Ed è altrettanto chiaro che un governo istituzionale porterebbe Marini a palazzo Chigi. Malgrado il presidente del Senato continui a restare copertissimo, non manca di ripetere ai suoi interlocutori che ”la politica deve farsi carico di una storica intrapresa”, che deve ”trasformare in profondità il sistema con riforme strutturali”, perché ”non basta solo una nuova legge elettorale”. A volte servono poche parole per redigere un programma di governo. Solo che quelle poche parole hanno bisogno di almeno un paio di anni per diventare fatti, e a Berlusconi l’opzione (per ora) non piace». [5]
Al di là dei tempi il centrodestra appare unito – e sarebbe la prima volta – nel
non chiedere elezioni subito, in caso di crisi. Berlusconi: «Per me la via maestra è il voto l’unica subordinata è un governo di transizione, di sinistra, elettorale, guidato da uno dei loro uomini, al quale non ci opporremmo, che abbia però una prospettiva temporale chiara e che ci conduca al voto prima possibile». Marco Galluzzo: «Insomma niente governi istituzionali, niente larghe intese che durino oltre il tempo necessario per organizzare il ritorno alle urne. Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, interpreta così: ”Berlusconi non vuole far cadere Prodi, vuole solo logorarlo”. Eppure nota Andrea Ronchi, portavoce di An, ”oggi si registra una novità di rilievo. La Casa delle Libertà è disponibile a ragionare sul dopo Prodi senza chiedere le urne. C’è la disponibilità a non chiedere le urne subito, in caso di crisi. Ora tocca a loro dire cosa vogliono fare”». [11]
«Se non si va al voto facciano loro un nuovo governo e dicano loro chi mettere al posto di Prodi ma fissino una data che in tempi brevi ci porti alle elezioni», ha detto Berlusconi la settimana scorsa ad Oristano. [3] Franco: «Confida nell’impopolarità del governo Prodi; nella determinazione del premier a impedire la nascita di un esecutivo diverso dal suo; e nelle divisioni dell’Unione». [4] L’ex-dc Del Mese, mastelliano alla presidenza della Commissione Finanze della Camera «Per noi o si fa una nuova legge per evitare il referendum o noi, la prossima primavera, il referendum lo evitiamo lo stesso facendo saltare il governo e andando al voto. Preferisco quest’ultima prospettiva se passiamo col Polo...». [12] Il referendum potrebbe scardinare tutto. Verderami: «Fini sta preparando il ”referendum Day”, Walter Veltroni si è posto alla testa del partito dei sindaci per la raccolta delle firme. ”Ma pur di evitare la consultazione - avverte il mastelliano Nuccio Cusumano - noi e il Prc siamo pronti al voto anticipato”. A Berlusconi non dispiacerebbe». [5]