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 2007  giugno 09 Sabato calendario

MISSILI IN ASIA

UN’OCCASIONE
PER BUSH

Putin ha colto tutti di sorpresa. La sua imprevedibile proposta di schierare gli antimissili americani in Azerbaigian anziché in Polonia e Repubblica Ceca è per gli Usa tecnicamente allettante. Il Paese caucasico confina con l’Iran. Radar e antimissili sarebbero molto più vicini alle basi di lancio iraniane. Con i missili superveloci di cui dispongono, gli Usa potrebbero distruggere quelli iraniani nella fase di lancio, quando hanno una velocità ridotta, emettono una grande quantità di raggi infrarossi e hanno una sagoma più grande, dato che i motori sono ancora collegati al corpo del missile. Tale possibilità non esisterebbe con sistemi antimissili schierati in Europa centrale. Essi potrebbero intervenire solo nella fase di post-lancio, quando i motori si sono già staccati, la sagoma del bersaglio è molto più ridotta e l’emissione di infrarossi terminata.
Anche sotto il profilo politico, la proposta di Putin è interessantissima per gli Usa. Eviterebbe nuove tensioni con la Germania, che teme che gli antimissili aumentino la vulnerabilità dell’Europa e i contrasti con la Russia. Inoltre, Bush è «insabbiato» in Iraq. La proposta russa di schierare gli antimissili a ridosso del confine iraniano costituisce una presa di distanza da Teheran. quindi un aiuto insperato per Washington, che cerca di coinvolgere l’Iran nella stabilizzazione dell’Iraq. Può rendere più efficaci le pressioni per far cessare le attività nucleari degli Ayatollah. Infine, consente l’estensione della presenza militare americana nel Caucaso. Beninteso, gli Usa dovranno pagare un prezzo. Gli Stati europei centro-orientali entrati recentemente a far parte della Nato si sentiranno meno «coperti» dalla garanzia americana. Però un’aggressione russa è improbabile e, comunque, non vi sono per essi alternative alla Nato.
C’è da chiedersi perché Putin sia improvvisamente passato dai toni da «nuova guerra fredda» a sorrisi, strette di mano e abbracci. Un primo motivo potrebbe essere indebolire la credibilità della Nato, che già conosce una crisi profonda. Una seconda ragione potrebbe consistere nel fatto che Putin si è convinto che, nonostante le proteste e le minacce di Mosca, gli Usa erano decisi ad andare avanti. La Russia non aveva alcuna possibilità di opporsi al progetto e avrebbe quindi subito un’umiliazione. In terzo luogo, le componenti del sistema antimissili Usa in Azerbaigian potrebbero facilmente essere distrutte dalla Russia. Proteggerebbero Mosca da un attacco missilistico iraniano, ma non inciderebbero minimamente sul deterrente missilistico russo. Può darsi addirittura che Putin abbia deciso di accogliere l’offerta fattagli da Bush di procedere assieme all’installazione dello scudo antimissili.
Certamente i due presidenti ne parleranno durante il loro incontro all’inizio di luglio. Potrebbe essere l’inizio di una nuova «luna di miele» fra Washington e Mosca. Putin ha bisogno della tecnologia americana per sfruttare le risorse energetiche russe. Inoltre considera l’Ue un pericolo per l’indipendenza industriale e finanziaria della Russia. Meglio avere a che fare con gli americani che con gli europei, la cui politica è - secondo Mosca - troppo influenzata dalla Polonia e dagli Stati baltici. Infine, nella dirigenza russa aumentano le tensioni per la successione di Putin. Esse possono venire controllate solo se non vi sono complicazioni esterne. I «giochi» sono aperti. Sarà interessante vedere come andrà a finire.

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