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 2007  giugno 09 Sabato calendario

Quando si trasferì negli Usa dopo aver lavorato a Vienna (e aver avuto tra i suoi clienti anche Paganini), il liutaio Christian Frederick Martin non immaginava di fondare una fabbrica di chitarre

Quando si trasferì negli Usa dopo aver lavorato a Vienna (e aver avuto tra i suoi clienti anche Paganini), il liutaio Christian Frederick Martin non immaginava di fondare una fabbrica di chitarre. E nemmeno poteva sapere, nel 1833, che i suoi strumenti avrebbero contribuito a inventare il suono del folk americano e sarebbero stati usati nei decenni per scrivere capolavori come «The Sound Of Silence» di Simon & Garfunkel, «Love Over Gold» dei Dire Straits, «Fragile» di Sting e mille altri. E, tra un falò sulla spiaggia e un successo da hit parade nelle mani di Eric Clapton e Beck, nel 1989 hanno dato vita ad un fenomeno come la serie «unplugged» di Mtv, dove grandi musicisti pop e rock propongono versioni «senza spina» dei loro successi. Una svolta per la musica, ma anche per il mercato delle chitarre acustiche, che soffriva della competizione di quelle elettriche. In pericolo Ora per le sei corde tradizionali si prospetta un altro pericolo che Christian Frederick Martin non avrebbe mai pensato di dover affrontare: i legni con cui sono costruite le chitarre cominciano infatti a scarseggiare. La difficoltà non riguarda solo il suo discendente Charles Martin IV, attuale presidente dell’azienda, ma anche i colleghi produttori, grandi e piccoli. Accantonate momentaneamente le vecchie rivalità, quattro grandi nomi come Martin, Fender, Taylor e Gibson si sono così alleati con Greenpeace per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema delle foreste che scompaiono. «Se consumo tutto il legno di qualità - ha spiegato Christian Martin IV - il mio business è finito. Ho una figlia di due anni e potrebbe essere la settima generazione di Martin a portare avanti l’attività. Voglio che sia capace di trovare i materiali di cui avrà bisogno, come io e miei avi siamo riusciti a fare per 174 anni». Essenze diverse Per il frontale delle chitarre (ma anche per la cassa di risonanza del pianoforte, per alcune parti di violini e arpe) vengono usate di solito varie specie di abete. Questo legno riesce a vibrare nella giusta maniera per amplificare il suono; perché la voce dello strumento sia potente ed equilibrata, è però importante che sia invecchiato a dovere e soprattutto che provenga da alberi vecchi, che hanno sfidato il vento e le piogge, il freddo e il caldo. Uno dei più apprezzati è l’abete Sitka: cresce soprattutto nella zona meridionale dell’Alaska e arriva a superare i novanta metri di altezza e quattrocento anni di vita. La maggior parte della produzione, in realtà, viene esportata in Giappone e impiegata nell’edilizia, il resto è adoperato soprattutto per infissi e porte, e solo una piccola percentuale serve per costruire chitarre. Ma intanto, secondo Greenpeace, le ultime foreste antiche di Sitka potrebbero scomparire entro sei o sette anni. La stessa sorte toccherebbe ad altri legni rari usati per i vari componenti della chitarra, come il mogano o il palissandro brasiliano, protetto dalla Convenzione CITES che regolamenta il commercio internazionale delle specie a rischio. Le alternative Così, per salvare un mercato florido (tre milioni di pezzi solo negli Usa, con un aumento notevole delle richieste per i prodotti di fascia alta), i produttori cercano di correre ai ripari. Nasce un sito (www.musicwood.org) che illustra i danni ambientali derivanti dall’uso continuato di legni pregiati, parte una campagna sulle riviste specializzate, si contattano altri produttori, come Yamaha e Ibanez, si cercano testimonial. Si scomoda addirittura Jerry Garcia, defunto chitarrista dei Grateful Dead: «Bisogna fare qualcosa, ed è incredibilmente patetico che i primi a muoverci dobbiamo essere noi». Intanto, al posto degli strumenti realizzati con legni tradizionali, propongono chitarre ecologicamente corrette, usando con legni meno pregiati, come il ciliegio o la betulla. Costano meno e non rovinano l’ambiente, anche se a sentire molti musicisti non suonano altrettanto bene. Ma sempre meglio di un sintetizzatore. Stampa Articolo