Alessandra Farkas, Corriere della Sera 9/6/2007, 9 giugno 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK – Alla fine lo sdegno corale dell’America ha prevalso e Paris Hilton tornerà in carcere. Non solo. La reginetta del gossip dovrà scontare la sua intera condanna, 45 giorni per violazione della libertà vigilata, e non più i 23 comminati più tardi dallo sceriffo della contea. Lo ha deciso il giudice della Corte Suprema statale di Los Angeles Michael T. Sauer, sull’onda delle proteste scoppiate in America dopo la scarcerazione anticipata della star per imprecisati «motivi di salute». Una decisione che aveva creato un putiferio tra attivisti per i diritti civili, esperti di giurisprudenza, blog e TG, tutti concordi nel denunciare il trattamento privilegiato accordato da sistema giudiziario californiano alle star, da O.J Simpson a Mel Gibson a, appunto, Paris Hilton.
L’ereditiera più famosa del mondo aveva scontato tre giorni dei 45 previsti dalla condanna per guida senza patente e in stato di ebbrezza. Ma la sua libertà è durata meno di 24 ore. La revoca degli arresti domiciliari ha sconvolto la Hilton che è uscita dal tribunale in manette, sotto una pioggia di flash, piangendo e gridando «è un’ingiustizia», e «mamma, mamma», rivolta alla madre Kathy, anche lei in lacrime accanto al marito Rick, nipote del fondatore dell’impero alberghiero Conrad Hilton.
In un primo tempo l’ereditiera aveva fatto sapere che non si sarebbe nemmeno presentata davanti al tribunale, perché voleva rispondere alle domande in teleconferenza, dall’enorme salotto della sua splendida villa con piscina, maggiordomo, giardiniere e personal trainer, sulle colline di Hollywood. Ma la scelta ha finito per indignare ancora di più l’America, mandando su tutte le furie il giudice Michael T. Sauer, che le ha ordinato di presentarsi in aula dopo aver appreso del suo ultimo capriccio alla radio, mentre andava al lavoro.
La scarcerazione, avvenuta su iniziativa dell’ufficio dello sceriffo della contea di Los Angeles Lee Baca, aveva scatenato anche le ire del procuratore Rocky Delgadillo, che ha gestito il caso e che dopo il rilascio ha immediatamente presentato istanza di revisione della delibera delle autorità carcerarie. «Non possiamo tollerare un sistema penitenziario basato su due pesi e due misure», aveva tuonato Delgadillo.
« un oltraggio e si ha l’impressione che le celebrità abbiano una loro, personale, giustizia », aveva commentato Don Knabe, supervisore della contea di Los Angeles, inondata di e-mail di protesta da parte dei cittadini. «Nessun ragazzo povero appartenente ad una minoranza sociale avrebbe mai ricevuto lo stesso trattamento» ha tuonato il reverendo Al Sharpton, leader dei diritti civili della comunità afro americana.
Nel dibattito sono intervenuti anche i media. «Sbattetela di nuovo dentro», titolava in prima pagina e a caratteri cubitali il tabloid newyorchese
Daily News mentre la Cnn
ha mandato in onda uno special confezionato ad hoc sui «poveri innocenti che finiscono nel braccio della morte mentre i ricchi colpevoli la fanno franca».
Neppure le voci secondo cui Paris sarebbe stata fatta uscire prima perché a rischio di suicidio hanno convinto i detrattori. Senza neppure prendersi la briga di verificarle, lo sceriffo di Los Angeles aveva consentito alla Hilton di tornare giovedì nella sua residenza da 2,1 milioni di dollari. Ma ieri anche lo sceriffo Baca, già criticato in passato per aver garantito un trattamento privilegiato a Mel Gibson, si è ritrovato nel mirino del giudice che lo ha citato a giudizio per «mancata osservanza di un ordine della corte».