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 2007  giugno 09 Sabato calendario

ROMA – Gli ingredienti base per il filone esoterico c’erano tutti fin dall’inizio: Nikola Tesla nacque alla mezzanotte del 10 luglio 1856 e subito dopo il primo vagito il cielo di Smilijan venne illuminato da un lampo incredibile, come non se ne erano mai visti in quel villaggio dell’Impero austroungarico

ROMA – Gli ingredienti base per il filone esoterico c’erano tutti fin dall’inizio: Nikola Tesla nacque alla mezzanotte del 10 luglio 1856 e subito dopo il primo vagito il cielo di Smilijan venne illuminato da un lampo incredibile, come non se ne erano mai visti in quel villaggio dell’Impero austroungarico. Lui stesso contribuì in vita ad alimentare la fama di personaggio estroso, se non di vero e proprio scienziato pazzo: rifiutò un Nobel, fece causa a Marconi ed Edison, viveva quasi da eremita e, maniaco dell’igiene, si lavava le mani 50 volte al giorno. Ma la vera svolta arrivò il giorno della sua morte (7 gennaio 1943) quando in fretta e furia l’Fbi dichiarò top secret i suoi lavori, compresi quelli più misteriosi. Quelli sulla trasmissione dell’energia elettrica senza fili. Niente spina infilata nella presa, niente pile o batterie. Tutto grazie al principio della risonanza alle onde elettromagnetiche, che permette di far passare l’elettricità da un corpo all’altro senza contatto fisico. SCIENZA NON FANTASCIENZA – Ecco, l’applicazione pratica di quel principio viveva finora nel limbo fra scienza e fantascienza. A Colorado Springs, nel 1900, Tesla sostenne di aver acceso 200 lampadine senza collegamento a 40 chilometri di distanza dalla torre che usava per generare energia. Più modestamente un mese fa al Mit – il Massachusetts Institute of Technology – di lampadina ne hanno accesa una sola. Piccolina, 60 watt, e con una distanza dalla fonte di due metri. Solo che il miracolo non ha avuto per testimoni gli attoniti contadini del Colorado, ma i redattori di Science, la bibbia del mondo della ricerca. Dalla leggenda all’esperimento, con annesso nome di tendenza: Witricity, fusione di wireless (senza fili) ed electricity. Come funziona? I ricercatori del Mit hanno collegato una spirale di rame alla presa elettrica. A due metri di distanza hanno piazzato un’altra spirale di rame collegata alla lampadina. E la lampadina si è accesa. Il segreto sta tutto nella frequenza magnetica che deve essere la stessa fra trasmettitore e ricevente. lo stesso principio per cui un cantante emette una nota in una stanza dove ci sono dei bicchieri pieni di vino a livelli diversi, e quella nota fa risuonare (o addirittura rompe) un solo bicchiere. Il coordinatore della ricerca è Marin Soljacic, fisico di 33 anni, di origine slava ma trapiantato negli Stati Uniti, proprio come Tesla. L’idea gli è venuta per colpa del telefonino: «Mi svegliavo di notte e mi ricordava con il suo bip che mi ero dimenticato di ricaricarlo. La soluzione non è trovare la spina ma il modo di farlo ricaricare da solo». «BASTA BATTERIE» – Quello collegato alla presa è l’ultimo filo che ci resta da tagliare nella nostra società ad alta tecnologa. Ai telefoni non serve più, ai modem nemmeno, ai mouse non ne parliamo. Ma ci sono almeno altri due buoni motivi per insistere su questa strada: la durata limitata delle batterie è forse il collo di bottiglia più difficile da superare nello sviluppo di tutte le diavolerie portatili che accompagnano la nostra vita. E il loro smaltimento è un problema serio per l’ambiente: solo in Europa ogni anno ne arrivano sul mercato 350 mila tonnellate. La Witricity può essere davvero il futuro. Tenendo presente che il principio in parte è già applicato (il telepass dei caselli autostradali funziona proprio così), anche se questa è la prima volta in cui si riesce a trasmettere una quantità di energia così grande (60 watt d’accordo, ma tutto è relativo) e con una dispersione tutto sommato bassa, poco più della metà. LA RIVOLUZIONE – Quanto è applicabile, però, questa rivoluzione alla vita dei nostri giorni? «L’energia trasmessa è ancora poca, con adeguati sviluppi potrebbe alimentare un cellulare ma non di più», dice Giorgio Parisi, professore di Fisica all’Università di Roma e più volte candidato al Nobel. Ma c’è un altro problema: «Le spirali sono di 60 centimetri, troppo grandi per un apparecchio del genere. Sarà difficile miniaturizzarle». Claudio Bertoli – direttore del dipartimento energia del Cnr – è preoccupato per un altro problema: «Se l’energia è poca la trasmissione è controllabile e non ci sono problemi per la salute. Con valori più alti non ne siamo sicuri». Un passo indietro, fino al 1910. Mentre Nikola Tesla continuava i suoi esperimenti a New York, era partita la corsa agli armamenti che avrebbe portato alla I guerra mondiale. Al largo della città saltò in aria la nave francese Jena. L’incidente non fu mai chiarito. Si diffuse però la voce che fosse stato proprio Tesla con la sua energia senza fili che gli era scappata di mano. Ma quella, forse, era solo una leggenda.