Arturo Zampaglione, la Repubblica 8/6/2007, pagina 23., 8 giugno 2007
Victor, il Mozart dei videogiochi. la Repubblica, venerdì 8 giugno NEW YORK - Ogni epoca della storia ha avuto i suoi enfant prodige
Victor, il Mozart dei videogiochi. la Repubblica, venerdì 8 giugno NEW YORK - Ogni epoca della storia ha avuto i suoi enfant prodige. Ad 11 anni Blaise Pascal ricostruì da solo gli assiomi di Euclide, Wolfgang Amadeus Mozart compose l´Andante (K. 1a) nel 1761 a soli 5 anni, William James Sidis era undicenne quando si iscrisse ad Harvard e Shirley Temple ricevette l´Oscar a 6 anni. Ma il Wunderkind dei nostri tempi, cui le televisioni americane dedicano servizi nelle ore di massimo ascolto e il New York Times un ritratto in prima pagina, non si occupa né di matematica, né di musica, né di filosofia. Il suo «genio» si esprime invece nel passatempo preferito di milioni di cittadini del cyberspazio, e soprattutto dei ragazzi della sua età: Victor M. de Leon è il più giovane campione di videogiochi. Pesa trenta chili, frequenta la terza elementare e il mese scorso ha festeggiato il nono compleanno con una torta alla vaniglia. Per la verità, a vederlo in faccia con i capelli tagliati molto corti, gli occhi dolci e l´espressione un po´ timida, Victor sembra anche più piccolo della sua età. Ma già da cinque anni è nel circuito dei giocatori professionisti. Guadagna migliaia di dollari. Si sposta da una parte all´altra degli Stati Uniti accompagnato dai suoi allenatori. Proprio oggi, ad esempio, sarà nel New Jersey per partecipare assieme ad altri 2.500 concorrenti ai tre giorni della Major league gaming pro-circuit event, dove spera di vincere il titolo di «Titano del Halo2» (il gioco della XBox Microsoft) e soprattutto i 20mila dollari del massimo premio. Come si conviene a tutte le star, Victor ha un nome d´arte (Lil´Poison), un collaboratore per le pubbliche relazioni, uno sponsor (la 1UP del gruppo Ziff Davis) che gli versa 20mila dollari all´anno e un sito internet con la storia della sua carriera e centinaia di fotografie. Viene sempre pedinato da una troupe cinematografica che sta preparando un documentario su di lui. Ma è ancora troppo piccolo per montarsi la testa o assaporare il successo. Al New York Times, che gli chiede che cosa ne pensa di tante vittorie virtuali, il ragazzino risponde: «Non saprei dire, non ci penso mai». In compenso non cela la sua passione per il gioco e la felicità per alcune gite legate ai campionati. Dopo un torneo in California andò a visitare Disneyland; dopo una partita nel Texas, a vedere un rodeo. Naturalmente il «caso Victor» solleva anche polemiche e inquietudini. Preoccupati del dilagare dei videogiochi, che rubano tempo non solo allo studio ma anche alle attività fisiche dei giovani (tanto è vero che è diminuito il numero di visitatori nei parchi naturali degli States), i genitori americani temono che l´esempio dell´enfant prodige dell´elettronica incoraggi il fenomeno. Gli psicologi ricordano i pericoli dell´essere esposti in tenera età a tante cyber-violenze, perché spesso i ragazzi hanno difficoltà nel distinguere la fantasia dalla realtà e i giochi possono alimentare comportamenti aggressivi (non è un caso che i killer della strage della scuola di Colombine, nel Colorado, fossero appassionati di Doom, uno dei giochi più paurosi). Il papà di Victor (che si chiama come il ragazzino) respinge con sdegno ogni rilievo mosso al figlio. «Ammetto che abbia ereditato la mia passione per i videogiochi», spiega il trentunenne De Leon, che vende attrezzature per magazzini. «Sin da quando aveva due anni cercava di imitarmi e a quattro mi aveva già superato. Da allora sono diventato il suo manager, ma non lo costringo mai a partecipare a un torneo: ogni volta gli chiedo se veramente vuole andarci. E tranne che alla vigilia della partite, non gli permetto di giocare a casa per più di due ore al giorno, perché deve anche studiare, vedere gli amici e andare in bicicletta». A dire il vero Victor preferirebbe starsene da solo nel sottoscala del villino di Long Island, non lontano da New York, di fronte al megaschermo da 60 pollici installato dal padre, vestito con la maglietta che porta il suo nome, con la cuffia alle orecchie e pronto manovrare abilmente il comando per sparare, colpire, uccidere. Halo, il suo gioco preferito, ha infatti aspetti molto violenti (e realistici), anche se il papà insiste di aver bloccato con i comandi del computer ogni eccesso di sangue e ogni sbavatura del linguaggio («Siamo una famiglia tradizionale, non ci piacciono le parolacce»). A dispetto del tempo investito - o sprecato - nei videogiochi, Victor riesce a portare a casa pagelle discrete, con voti superiori alla media dei suoi compagni. E da grande che farà? E´ troppo presto per dirlo. L´unica cosa certa è che, grazie alle sue vittorie, ha già in banca quanto gli serve per pagare un buon college universitario. E per ora l´ «erede» di Pascal e Mozart preferisce pensare ai giocattoli, al basket, e soprattutto ad Halo. Arturo Zampaglione