8 giugno 2007
Marco De Rosa, 16 anni. Alto e robusto, capelli biondi e occhi azzurri, una passione per le ragazze e per la bella vita, abitava a Poggioreale, nel quartiere dell’Arenaccia, con la mamma Antonietta, casalinga, il padre Virgilio, pensionato in dialisi che s’arrangia con la pensione e con una riffa di quartiere, e i tre fratelli più grandi: Sasi, titolare d’un deposito di abbigliamento, Pino, meccanico, Gianni, benzinaio
Marco De Rosa, 16 anni. Alto e robusto, capelli biondi e occhi azzurri, una passione per le ragazze e per la bella vita, abitava a Poggioreale, nel quartiere dell’Arenaccia, con la mamma Antonietta, casalinga, il padre Virgilio, pensionato in dialisi che s’arrangia con la pensione e con una riffa di quartiere, e i tre fratelli più grandi: Sasi, titolare d’un deposito di abbigliamento, Pino, meccanico, Gianni, benzinaio. Lui, svogliato a scuola ma «bonaccione» tanto che il preside lo chiamava «baccalà», dopo la terza media non aveva voluto più studiare, ogni tanto si trovava un lavoretto ma più volentieri se ne andava in giro col suo scooter, un’Honda SH di color azzurino che chiamava «il mezzo» come usa tra i ragazzi della sua età. Da qualche tempo frequentava «cattive compagnie», domenica in tarda serata chiamò il padre col cellulare dicendo «sono in giro col mezzo con gli amici, sta’ tranquillo, vai a dormire», invece con cinque compari ebbe l’idea di rapinare il pub Jenline di via Posillipo, l’incasso l’aveva già portato via un cameriere ma loro non lo potevano sapere, così in sella a tre scooter piombarono davanti al locale, Marco e un altro, i caschi integrali in testa, in pugno una pistola giocattolo, entrarono, puntarono l’arma alla tempia del titolare e lo fecero inginocchiare: «Dacci i soldi o t’ammazziamo». Quello spiegò che i soldi non c’erano più e offrì in cambio il suo portafogli, loro non gli diedero retta e sradicarono il cassetto facendo rotolare in terra i dieci euro di spiccioli che c’erano dentro. All’uscita si trovarono di fronte tre carabinieri, il compare di Marco scappò con gli altri in motorino, lui rimasto a piedi corse per duecento metri mentre i militari sparavano per aria ma d’un tratto, il casco integrale ancora in testa, la pistola giocattolo ancora in pugno, si voltò verso di loro. In quell’istante uno dei tre sparò un colpo che trapassando la visiera gli si conficcò nell’occhio. Verso le due e mezza di notte di domenica 3 giugno a duecento metri dal pub Jenline in via Posillipo, Napoli.