Marco Nese, Corriere della Sera 8/6/2007, 8 giugno 2007
ROMA – Mercoledì 13 si insedierà il nuovo comandante della Guardia di finanza. Il generale Cosimo D’Arrigo, 62 anni, siciliano di Catania, appassionato di vela: prenderà il posto di Roberto Speciale, siciliano anche lui, di Pietraperzia (Enna)
ROMA – Mercoledì 13 si insedierà il nuovo comandante della Guardia di finanza. Il generale Cosimo D’Arrigo, 62 anni, siciliano di Catania, appassionato di vela: prenderà il posto di Roberto Speciale, siciliano anche lui, di Pietraperzia (Enna). Speciale ha già lasciato la divisa e l’incarico da tre giorni affidando il comando temporaneo delle Fiamme gialle al suo vice, il generale Angelo Ferraro. Il fatto che arrivi il nuovo comandante prima che la Corte dei Conti abbia registrato il cambio della guardia sta sollevando molte polemiche. La procedura viene definita «irrituale» da parte del centrodestra. Ma questa vicenda «più grande di noi», come la definisce un ufficiale, sta creando forti malumori anche fra gli uomini della Finanza. Il Cocer, l’organo di rappresentanza, si fa interprete delle inquietudini con una lettera indirizzata al ministro dell’Economia Padoa Schioppa. Esprime «profonda amarezza per lo svolgimento della discussione» al Senato. Dove non si è messa in luce la storia delle pressioni di Visco per far sostituire i generali da Milano. «Non è emerso in alcun modo - si legge nella lettera - il profondo disagio degli ufficiali che avrebbero dovuto essere trasferiti». Chi li tutela? Quando un uomo di governo fa pressioni per mandare via ufficiali scomodi, come ci si può difendere? Questi sono gli interrogativi che pongono al ministro gli esponenti del Cocer. Uno di essi, Salvatore Scino, manifesta «grande dispiacere per come il ministro Padoa Schioppa ha trattato i finanzieri, senza neanche un attestato di stima, mentre il generale Speciale è stato allontanato perché ha difeso i suoi uomini da un trasferimento ingiusto». Se la prende col ministro anche Salvatore Trinx, un altro esponente del Cocer, «perché se Speciale fosse veramente un uomo come è stato dipinto, allora come si è permesso Padoa Schioppa di farci comandare per un anno da uno così?». Sarà una cerimonia strana quella di mercoledì. Senza un passaggio delle consegne dal vecchio al nuovo comandante, dato che Speciale non ci sarà. Il suo incarico scadeva a marzo prossimo. «Me ne vado in pensione anticipata », dice, mentre passa da un ufficio all’altro a salutare amici e collaboratori. La cortesia di lasciarlo al suo posto fino al 21 giugno, festa della Finanza, non gliel’hanno concessa. Mercoledì non ci sarà nemmeno il suo aiutante di campo, il maggiore Giovanni Cosentino. Ieri si è dimesso. Il ministro Padoa-Schioppa lo aveva chiamato in causa, affermando che Speciale lo ha favorito riconoscendogli numerosi encomi, sebbene fosse sotto inchiesta della magistratura di Salerno per reati come peculato e falsità ideologica. Gli viene contestato l’acquisto di una Mercedes pagata con 40 mila euro in contanti presso un concessionario affiliato alla criminalità. Il maggiore Cosentino è uno dei due ufficiali che il 17 luglio scorso ascoltarono la telefonata di Visco che chiedeva il trasferimento dei generali da Milano. L’altro che sentì le parole del viceministro è il colonnello Michele Carbone, ascoltato ieri dal pubblico ministero di Roma Angelo Racanelli come persona informata sui fatti. L’indagine non contempla per ora ipotesi di reato. Compariranno davanti al magistrato il maggiore Cosentino e lo stesso generale Speciale, il quale ieri ha ricevuto un invito a pranzo dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. «L’ho trovato molto sereno», ha detto l’ex capo dello Stato.