Paolo Valentino, Corriere della Sera 8/6/2007, 8 giugno 2007
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
HEILIGENDAMM – Grande Cécilia Sarkozy. Assente e per questo protagonista. E’ andata via «all’inglese». Senza tanto clamore, la prima signora di Francia è ripartita ieri mattina per Parigi, lasciando con un palmo di naso le altre «first ladies» del G8 e soprattutto l’anfitrione, in questo caso il «first gentleman», il professor Joachim Sauer, marito di Angela Merkel.
Aveva un buon motivo, la moglie del presidente francese, per abbandonare il ridotto del cenacolo dei potenti: «Impegni familiari», hanno spiegato i portavoce dell’Eliseo, il ventesimo compleanno di una delle sue figlie, una di quelle avute dal primo matrimonio. Nessuna malizia, quindi. Ma l’effetto morettiano dell’assenza è stato identico: Cécilia la si è notata di più, proprio perché non c’era. Un involontario colpo di genio.
Non era mai successo, nella storia del G8, che una delle signore avesse l’ardire di partire in anticipo, con buona pace dei graziosi e noiosi programmi turistico-culturali che i padroni di casa infliggono in genere ai partner. E non era mai successo, in un evento dove esserci è tutto, che fosse il non esserci a segnalare uno dei protagonisti.
Cécilia Sarkozy si conferma così personalità forte e indipendente, per nulla disposta a sacrificare la sua moderna normalità alla carriera politica del marito. La partenza anticipata da Heiligendamm si pone nella stessa scia delle sue assenze dalla campagna elettorale di Nicolas, delle turbolenze mai nascoste del loro matrimonio, del mancato voto di lei al secondo turno presidenziale, dell’onesta iconografia di una «prima famiglia» francese allargata, frutto di diverse unioni, ma non per questo meno famiglia delle altre.
Cécilia Sarkozy, il programma del professor Sauer non lo ha neppure preso in considerazione. sbarcata a Rostock mercoledì pomeriggio in tailleur-pantalone bianco, tenendo per mano il consorte Nicolas. riapparsa per la cena poche ore dopo, splendida falena in vestito lungo nero con scollatura mozzafiato e braccia scoperte, rubando completamente la scena a tutti gli altri e le altre.
Poi, ieri mattina, quando il signor Merkel è andato sul prato del Kempinski per accogliere le ospiti e iniziare la giornata, Cécilia è diventata il convitato di pietra, silenzioso ma ingombrante e visibile. Quella in carne e ossa era già in viaggio.
Sarebbe dovuta partire nel pomeriggio, almeno così ha spiegato l’Eliseo, ma ha deciso di anticipare. Forse deve averla scoraggiata la prevista visita al castello di Schlitz, nella cosiddetta Mecklenburgische Schweiz, la Svizzera meclenburghese.
Più verosimilmente, a convincere la signora Sarkozy a bigiare il «Partnerprogramm» dev’essere stata la lezione del direttore del Max Planck Institute di Rostock, James W. Vaupel. Tema della dissertazione: «Trend demografici nei Paesi del G8». «Schwere Kost», cibo pesante, come dicono i tedeschi. Poteva non sapere lei, che di figli ne ha fatti 3 e fa da mamma a 5, che «la maggioranza dei nostri bambini vivrà probabilmente fino a 100 anni?». L’allungamento della vita media, così Vaupel alle signore del G8, avrà conseguenze di portata identica a quella del riscaldamento del clima.
Cécilia si è così risparmiata anche il pranzo con asparagi, merluzzo del Baltico, torta al sambuco e gelato alle bacche di bosco, che un serafico professor Sauer ha poi concluso, guidando le sue ospiti alla Fontana delle Ninfe, gioiellino liberty, dov’erano già pronti i tavolini per il caffé.
Nel primo pomeriggio, le sei signore rimaste hanno seguito il «first gentleman» a bordo di un elicottero che le ha portate a Wismar, storico porto della Lega anseatica, dove hanno firmato il libro d’oro della città. Ma ormai la magia di Cécilia si era compiuta. E anche quello è diventato il libro dove manca la firma della signora Sarkozy.