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 2007  giugno 07 Giovedì calendario

L’agonia del partito comunista francese Forse all’asta la Gioconda con i baffi. Corriere della Sera 7 giugno 2007

L’agonia del partito comunista francese Forse all’asta la Gioconda con i baffi. Corriere della Sera 7 giugno 2007. PARIGI. Non basta più il senso etico di quelli come Maxime Gremetz, deputato della Somme, che versa al partito l’indennità di parlamentare e tiene per se soltanto 2200 euro lordi, il mensile di un operaio. Di sconfitta in sconfitta, le casse del Pcf, il partito comunista francese, sono vuote, al punto che qualcuno avrebbe pensato di mettere in vendita alcuni immobili nel cuore di Parigi (la sede di place du Colonel Fabien, del valore di 50 milioni di euro, e un appartamento dove soggiornò Lenin) e di mettere all’asta parte del patrimonio di opere d’arte, frutto di donazioni di artisti militanti. Fra queste, la famosa Gioconda con i baffi di Marcel Duchamp e l’arazzo dedicato alla libertà di Fernand Léger, appeso al quinto piano della direzione del partito, oltre a tele e sculture custodite al quartiere generale di cui si sa poco o nulla. Ci sarebbero opere di Picasso e di altri artisti, donate a personalità e segretari. In qualche caso sarebbero finite in abitazioni private o in uffici della federazione. «Nelle cantine della sede di Parigi ho scoperto un quadro di Matta, qualche litografia di Picasso, tele di Manessier. C’è il rischio che tutto quello che il Pcf metterà sul mercato finisca in mano a collezionisti stranieri», dice il critico d’arte Alain-Georges Leduc. «Sarebbe stupefacente un mercanteggio della memoria promosso da chi continua a dire di battersi contro il liberismo mercantile». Ma il rischio, per il momento non c’è, anche se nessuno nasconde la crisi di sopravvivenza. L’ipotesi della vendita è stata sdegnosamente smentita dal segretario del partito, Marie-George Buffet: «Significherebbe tradire la fiducia di quanti hanno condiviso i nostri valori». I vertici del Pcf pensano invece di affidare le opere a musei e gallerie. Attualmente, la Gioconda di Duchamp è in prestito al Centro Pompidou, ma sull’eventualità della vendita bisognerebbe fare comunque i conti con gli eredi del segretario Georges Marchais al quale fu donata. La seconda moglie e un figlio sostengono che l’opera fu donata al leader comunista in persona e non al leader-segretario. Quanto agli immobili, dipende dall’offerta. Chi non vorrebbe usare come pied-à-terre i due locali dove abitò Lenin? Il rischio vero, peraltro imminente, è la sopravvivenza del partito stesso, al di là della consistenza del patrimonio e delle principali fonti di finanziamento: il contributo pubblico stabilito a misura della consistenza elettorale e i contributi deimilitanti. Si tratta di voci che si assottigliano in conseguenza della crisi di consenso. Il budget annuale, sceso in 15 anni, da 48 a 33 milioni di euro, è coperto per quasi la metà dal contributo dei membri eletti. Il Pcf aveva 800 mila iscritti nel dopoguerra, ne conta 134 mila oggi. Il gruppo parlamentare, più forte del gruppo socialista fino agli anni Ottanta, è stato decimato. Alle presidenziali il Pcf ha raccolto l’1,93%, meno della sinistra radicale e rivoluzionaria. Ma il capitolo peggiore di una storia gloriosa e triste deve ancora venire. Il Pcf potrebbe scomparire o ridursi a una presenza di bandiera come gruppo parlamentare alle prossime elezioni legislative di domenica. Sembra un miraggio la soglia dei 21 deputati, condizione minima per formare un gruppo. Nella grande crisi della sinistra, il partito comunista francese potrebbe pagare il prezzo più alto. Sulle questioni della sicurezza e delle periferie, il Pcf – un tempo partito leader nella cintura operaia della capitale – ha subito un’emorragia costante. Prima a beneficio di Le Pen e alle ultime elezioni a favore di Sarkozy e della Royal. Sono davvero lontani i tempi in cui la sinistra unita vinceva. Come nel film Good bye Lenin, i comunisti francesi si sono addormentati con Mitterrand e Marchais e si sono risvegliati con Sarkozy. Massimo Nava