Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  giugno 07 Giovedì calendario

TORINO

Una donna «costernata», stanca di essere fuorviata con parole difficili e forse convinta di essere stata volutamente tenuta all’oscuro dei fatti da chi avrebbe invece dovuto proteggerla. Un patriarca che già sette anni prima di morire ha individuato con chiarezza chi sarà dopo di lui l’azionista principale della Dicembre, allora cassaforte di famiglia.
E poi un furto misterioso, sospetti su carte sparite. Dal fascicolo che gli avvocati di Margherita Agnelli depositeranno domani al Tribunale di Torino - dodici pagine e ventitre allegati - spuntano nuovi elementi che raccontano una famiglia almeno in parte diversa da quella della storia ufficiale.
I LADRI – L’ultimo capitolo inizia poco più di un anno fa, quando Margherita comincia a pensare alla sua successione: è diventata nonna (una bambina, Anastasia Marella, figlia di Maria de Pahlen, e poco dopo il piccolo Leone, primogenito di John Elkann) e vuole stabilire con esattezza che cosa lasciare ai suoi otto figli.
Due anni prima però, nella sua casa di Ginevra, misteriosi ladri sono riusciti a violare il sistema di sicurezza e, pur avendo portato via solo pochi oggetti di valore, si sono lasciati dietro «cassetti rovesciati» e «un incredibile disordine».
I legali della signora Agnelli de Pahlen sospettano che siano stati sottratti dei documenti. Si tratta di un episodio che, pur regolarmente denunciato, resta nell’ombra e che non verrà mai chiarito. Il braccio di ferro tra l’unica figlia superstite di Gianni Agnelli e Franzo Grande Stevens, «l’avvocato dell’Avvocato», tuttavia, è cominciato già nel 2003.
LA LETTERA – Il 16 aprile, Margherita impugna la penna e scrive a mano, su carta non intestata, con la sua grafia grande e angolosa così simile a quella del padre, una lettera proprio a Grande Stevens, lunga quattro facciate. Il tono è quello di chi si sente tradito e viene tenuto a distanza dalla verità da qualcuno che si conosce fin dall’infanzia che per decenni è stato «al servizio» del proprio padre e che ora «non è capace o non vuole» spiegare in modo "decifrabile e comprensibile" qual sia la reale situazione finanziaria.E’, anche, la lettera di una figlia che rispetta la propria madre e che la accomuna a se stessa in un ruolo tipicamente femminile: «Due casalinghe, due donne che non si intendono di finanza…».
Forse, c’è dell’ironia: «Scusate la mia lentezza intellettuale, scusate se non comprendo a volo d’aquila le complesse architetture finanziarie che mi avete spiegato in un solo minuto già nello studio del notaio Morone». Ci sono sicuramente dolore e stupore: «Mi vedo costretta a rivolgermi a un perfetto estraneo (il legale di allora, ndr) », perché voi, che conosco da sempre e che consideravo fidati, non volete aiutarmi. E si citano i colloqui avuti nelle settimane precedenti, davanti a «S. Maron», lo svizzero che gestisce il «family office» all’estero, e «B. Brandolini», un esponente della famiglia.
I DIRITTI – Fin da quel momento, dunque, la sensazione precisa della figlia dell’Avvocato è che le si voglia offrire la fetta di una torta che deve restare sconosciuta: «Vi ho dato gli estremi del mio passaporto e del Permesso B (quello dei residenti in Svizzera, ndr) perché mi metteste a disposizione degli averi che mi spettavano", ma «non sono stata messa nelle condizioni di conoscere i miei diritti e i miei doveri». E i «doveri» di Margherita aprono un altro capitolo inedito del romanzo: il 25 giugno del 2003, con parecchie settimane di ritardo, la signora de Pahlen Agnelli decide di sottoscrivere l’aumento di capitale indispensabile al salvataggio della Fiat in crisi: lo fa solo in quel momento, spiega in un atto, perché non è stata messa nelle condizioni di comprendere la «manovra finanziaria» in atto, ma non intende sottrarsi né ai suoi doveri di erede né ai rischi che comportano. E mette a disposizione 36 milioni di euro che, poco dopo, verranno versati dalla madre Marella, che a sua volta ha già investito la stessa cifra, a nome suo. Un altro documento, questo, che sembra testimoniare la solidarietà tra le due donne.
LE AZIONI – Un anno più tardi, Margherita cederà tutto alla madre. A quale prezzo? Proprio «l’andamento» del patrimonio lasciato da Gianni Agnelli è un altro punto cruciale della storia. Così come lo è il ruolo di Grande Stevens, che secondo Margherita «va al di là di quello del legale» ed è di fatto quello dell’amministratore della fortuna del padre. Infine, ci sono le volontà dell’Avvocato, comprese quelle che non hanno valore legale ma ne raccontano la visione, come la lettera da Monaco, vergata a mano prima di un intervento: sobriamente, Agnelli «prende atto» che il figlio Edoardo (che morirà nel novembre del 2000) rifiuta di ereditare azioni della Fiat e gli destina quindi «beni di uguale valore», individuando poi il nipote Jaki, che allora ha soltanto vent’anni, come colui che dovrà guidare l’azienda e dividendo in parti uguali le quote tra Marella e Margherita.
Ora la storia, o almeno parte di essa, è nella mani dei giudici. E se da un lato l’avvocato di Margherita, Girolamo Abbatescianni, ribadisce che la sua cliente «non è alla ricerca di denaro» (e dunque non accetterà offerte che non siano precedute da un rendiconto completo dell’asse ereditario), dall’altra parte c’è soltanto il silenzio. Quel silenzio che anche Porta a Porta non ha incrinato: la puntata prevista per ieri sera è stata cancellata.