La Stampa TuttoScienze 06/06/2007, pag.VII Antonio Lo Campo, 6 giugno 2007
DUE ARTICOLI:
Nella valle delle luci si aspettano gli alieni. La Stampa TuttoScienze 6 Giugno 2007. E’ una regione selvaggia della Norvegia, il cui nome è diventato celebre per i «fenomeni della luce volante». Ma, se a Loch Ness c’è il mito di un mostro marino che qualcuno avrebbe visto in passato e che poi mai nessuno ha avuto modo di osservare in seguito, a Hessdalen, piccola valle lunga 12 chilometri, i globi di luce li hanno in visti in tanti, a cominciare dai ricercatori che sono andati sul posto per studiare il fenomeno.
Globi dalle traiettorie bizzarre
Che cosa succede a Hessdalen? Di tanto in tanto appaiono strani globi luminosi in movimento, che effettuano percorsi strani, simili a quelli di un oggetto volante. I primi due «osservatori» furono Nils Kare Nesvold e Per Holden, che nel dicembre 1981 stavano passando vicino alla cittadina di Vongraven. Erano le 19, quando videro nel cielo una grossa stella, particolarmente splendente, che si muoveva in maniera rettilinea lungo una cresta montagnosa. Si alzava, si abbassava, a volte rallentava e in altri momenti aumentava la velocità, finché si spense. La loro testimonianza si diffuse rapidamente, ma sarebbe rimasto il racconto su un Ufo se da allora i fenomeni non si fossero moltiplicati e centinaia di persone avessero assistito a manifestazioni simili.
Nel novembre ”82 del fenomeno si occupò anche la Tv norvegese NRK, che, attirata dal clamore, filmò per 50 minuti un oggetto luminoso che fluttuava nel cielo. A quel punto il mistero diventava troppo ingombrante: si dovevano effettuare ricerche scientifiche approfondite. E ciò che colpì i ricercatori fu che gli episodi erano numerosissimi. Centinaia di eventi furono registrati in quei tre anni: se l’85% dei testimoni descriveva luci brillanti nel cielo notturno, il restante 15% raccontava di osservazioni diurne. Ma che cosa succedeva davvero?
«All’inizio non sembrò esserci uno schema preciso in quelle luci - spiega Massimo Teodorani, astrofisico, specialista in ricerca di pianeti extrasolari al radiotelescopio di Medicina (Bologna) e studioso di fenomeni anomali di luce -. L’unica costante è che apparivano principalmente tra le 19.30 e le 22.30. Potevano stare ferme per un’ora o muoversi lentamente o spostarsi e subito fermarsi o addirittura muoversi a velocità elevatissime. Una volta un radar tracciò un oggetto che si muoveva a 8500 metri al secondo. Con dimensioni variabili da poche decine di centimetri fino a parecchi metri di diametro apparente, le luci si presentavano ovunque».
«Volavano a pochi metri dai tetti delle case - aggiunge l’astronomo -. Vicino al terreno o molto alte nell’atmosfera. La maggior parte, comunque, era appena al di sotto della cima delle montagne che circondano la valle».
Anche le forme variavano. Le luci si presentavano sotto forma di proiettili oppure rotonde o come coni sottosopra. Senza contare che anche i colori parevano casuali, sebbene si osservasse una prevalenza di fenomeni bianchi e gialli. Il fenomeno sembrò privilegiare il periodo invernale piuttosto che quello estivo, in cui le manifestazioni erano più rare, forse per una questione di atmosfera, considerando che l’estate norvegese lascia poco spazio al buio durante la notte.
Tanti hanno immaginato presenze extraterrestri. Non Teodorani, però. «Gran parte delle luci - precisa - sono di origine naturale». Un’ipotesi è che si tratti di fenomeni piezoelettrici, quelli per cui alcuni cristalli si polarizzano elettricamente, in conseguenza di una deformazione elastica, e viceversa si deformano elasticamente, se sottoposti a un campo elettrico.
A Hessdalen, comunque, gli studi proseguono. Sono state anche installate attrezzature per la radioastronomia, come quelle del centro di Medicina. «Le misure si sono concentrate nel campo radio, specialmente alle basse frequenze e in Uhf - sottolinea Stelio Montebugnoli, radioastronomo che ha effettuato una serie di ricerche a Hessadalen con il CIPH, il Comitato Italiano per Hessdalen -. Tutto questo con un radar portatile che ha evidenziato dei ”target” in movimento nella valle. A mio avviso, però, la radioastronomia non ha nulla in comune, come tematica, con i fenomeni di Hessdalen».
I Monti Sibillini
Il mistero, quindi, non si dissolve. Una parte dei fenomeni di luce resta inspiegabile. Si cerca il «qualcos’altro», che si sovrappone a un fenomeno elettrico naturale, sia Hessdalen sia in molte delle altre 40 località nel mondo dove si verificano fenomeni di luce ricorrenti.
Una è in Italia, nella zona dei Monti Sibillini, dove si è registrata una doppia fenomenologia: fenomeni di brevissima durata tipo «flash» (uno dei quali fotografato) e fenomeni di lunga durata, molto luminosi e dalla traiettoria rettilinea. E altri avvistamenti si sono verificati nelle aree di Solignano, Sassalbo e Gabicce. Gli interrogativi restano e il lavoro degli scienziati prosegue.
Antonio Lo Campo
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«In Italia un globo che sfida le spiegazioni». Massimo Teodorani, lei studia da tempo i fenomeno di Hessdalen: in che cosa consistono le sue ricerche?
«Monitoriamo una serie di luoghi, come Hessdalen, utilizzando spettrometri nelle frequenze molto basse, magnetometri per fenomeni atmosferici e rivelatori di microonde, oltre a una fotocamera digitale ad altissima risoluzione connessa a un reticolo per spettrografia ottica, a una fotocamera convenzionale connessa a un obiettivo catadiottrico e a filtri vari, uno dei quali per la fotografia digitale all’infrarosso».
A che conclusione è arrivato? Il mistero si può chiarire?
«Non esiste un modello fisico unificante valido per spiegare i fenomeni. Sono svariati i modelli fisici in grado di spiegare queste luci anomale, la cui manifestazione dipende dalle condizioni geofisiche del territorio. Nel caso di Hessdalen siamo certi che la causa principale dei fenomeni è la piezoelettricità del terreno. Non escludiamo, comunque, altri fattori, come l’interazione tra i raggi cosmici e i plasmi terrestri a bassa energia. Alcuni dei fenomeni mostrano una struttura, ma non ne conosciamo ancora l’origine. Potrebbe trattarsi di test militari».
Dove ha fatto l’ultima delle sue spedizioni?
«Sui Monti Sibillini. Abbiamo osservato fenomeni eclatanti e anche alla luce del giorno. Purtroppo il più importante - una sfera di luce - non ha avuto un riscontro fotografico: è apparsa quando meno ce lo aspettavamo e non aveva le caratteristiche dei fenomeni di tipo naturale di Hessdalen. Aspettiamo di effettuare nuove missioni prima di pronunciarci».
Che cosa risponde a chi ipotizza manifestazioni di origine extraterrestre?
«Confermo che una buona parte delle anomalie sono spiegabili come un fenomeno geofisico, sebbene inconsueto. E tuttavia si rilevano anche altri tipi di fenomeni. Abbiamo comunque assodato che una larga parte di questi ”Ufo”, o presunti tali, sono un ”inganno”, a cui moltissimi hanno abboccato, ma non noi».
Antonio Lo Campo