La Stampa TuttoScienze 06/06/2007, pag.I Carlo Rubbia, 6 giugno 2007
”Rischiamo la fine di Venere”. La Stampa TuttoScienze 6 giugno 2007. La vita sulla Terra è determinata dal delicato equilibrio energetico tra l’energia radiante proveniente dal Sole e quella riemessa nello spazio esterno
”Rischiamo la fine di Venere”. La Stampa TuttoScienze 6 giugno 2007. La vita sulla Terra è determinata dal delicato equilibrio energetico tra l’energia radiante proveniente dal Sole e quella riemessa nello spazio esterno. Venere e Marte, come la Terra, sono pianeti a distanze dal Sole tali che la vita sarebbe stata teoricamente permessa (si trovano nella cosiddetta «cintura della vita»). Oggi in realtà Marte è troppo freddo in quanto la sua atmosfera è virtualmente assente. Venere, molto simile alla Terra in dimensioni, gravità e composizione, è invece coperta da uno strato opaco di CO2 a 90 atmosfere - pari alla pressione a quasi 1 km di profondità nell’oceano - che genera un enorme effetto serra con una temperatura media di più di 400 gradi centigradi. Si pensa che miliardi di anni fa l’atmosfera di Venere fosse più o meno quella della Terra di oggi, con vaste quantità di acqua allo stato liquido. Ma l’acqua poi evaporò, a causa dell’amplificazione progressiva degli effetti serra. Venere è quindi un evento cosmico su cui dobbiamo riflettere, a seguito delle conseguenze dovute a cambiamenti climatici estremi di origine naturale. Nel caso fortunato della Terra un moderato ma consistente effetto serra, soprattutto generato dal vapore acqueo, ha spostato la temperatura media dell’era pre-industriale a +15 gradi centigradi dagli originali -15 gradi centigradi senza effetto serra, con i quali la vita sarebbe oggi estremamente difficile. La concentrazione atmosferica di CO2 è stata il risultato di centinaia di milioni di anni durante i quali si è progressivamente ridotta al noto livello pre-industriale di 280 ppm (parti per milione), grazie alla creazione dei combustibili fossili di origine biologica. L’Homo Sapiens è apparso meno di un milione di anni fa. Grazie ad una straordinaria stabilità climatica degli ultimi millenni, l’uomo si è potuto sviluppare, progredendo in numero e qualità della vita fino alla società industriale moderna. Ma oggi, soprattutto a causa delle emissioni di fossili degli ultimi decenni, l’equilibrio ambientale si è rotto pesantemente. Perseguendo la linea «business as usual», in meno di un secolo saremo ritornati alla situazione dell’atmosfera planetaria pre-carbonifera di centinaia di milioni di anni fa. Nel passato la Terra ha periodicamente sofferto glaciazioni, con conseguenti immensi cambiamenti climatici e la maggioranza dell’Europa è stata coperta da ghiacci: ebbene, tutto ciò è dovuto ad una riduzione di soli -5 gradi dell’effetto serra. Stiamo procedendo verso un cambiamento analogo, ma di segno contrario: questi cambiamenti non possono non essere né trascurati né ignorati. Prima dell’esplosione dei consumi, e cioè prima che le attività industriali avessero cominciato a fare inclinare l’ago della bilancia, il ciclo del carbone era «chiuso», e cioè persistevano condizioni di equilibrio tra emissioni e assorbimento. Ma nell’ultimo decennio le emissioni di CO2 sono state di ben 230 mila miliardi di tonnellate, delle quali 120 mila miliardi come eccesso emesso nell’atmosfera, oltre i 110 mila miliardi di tonnellate assorbibili dagli oceani, dalla vegetazione e dalle foreste. Senza alcun dubbio questo eccesso di CO2, se continuato nei secoli a venire, modificherà il clima della Terra in modi che causeranno un impatto di enormi dimensioni per ogni forma di organismo vivente, animale e vegetale. Carlo Rubbia