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 2007  giugno 06 Mercoledì calendario

”Così mi avevano accerchiato”. La Stampa 6 Giugno 2007. Il duello tra il viceministro e il generale viene da lontano

”Così mi avevano accerchiato”. La Stampa 6 Giugno 2007. Il duello tra il viceministro e il generale viene da lontano. Si può anzi dire che le cose, tra i due, siano cominciate male fin dal primo momento. Da quando, cioè, Vincenzo Visco nomina di sua iniziativa un colonnello della Finanza, Mario Ortello, come suo aiutante, e un generale, Flavio Zanini, a vicecapo di gabinetto. Lo fa senza consultarsi preventivamente con il comandante generale. Il grande freddo tra Visco e Speciale comincia così e finisce con l’ultima lettera, il 15 marzo, quando Visco scrive: «Eventuali ulteriori ipotesi di designazioni dovranno avvenire solo all’esito di un preventivo e approfondito confronto sulle motivazioni delle stesse con l’Autorità politica, cosa che, anche in questa circostanza, non è avvenuta». Ma questa è la coda della storia. Ieri mattina il generale stava chiudendo i pacchi nel suo ufficio. Il senatore Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa, è andato a trovarlo per una visita di congedo e quando è uscito aveva le idee molto più chiare su come Speciale intende difendersi. Il generale Speciale ha infatti raccolto la sua autodifesa in un memoriale. Vi è richiamato un carteggio del 1997 proprio tra Vincenzo Visco, che era ministro delle Finanze, e l’allora comandante generale Rolando Mosca Moschini, che attualmente è consigliere militare del Quirinale. Anche quella volta c’era stata una disputa sui trasferimenti degli ufficiali. «Ed era stato ribadito che la prerogativa della materia dell’impiego è di esclusiva competenza del comandante, a cui spetta nei confronti del ministro un mero obbligo di informazione per notizia. E la tesi in quella circostanza era stata condivisa da Visco stesso». Ma la vicenda, appunto, parte da lontano. Dai primi giorni di vita del governo Prodi. E’ il 21 giugno 2006. Visco a Napoli presiede ai festeggiamenti del Corpo e però, a freddo, fa un discorso programmatico molto critico con la Guardia di Finanza come l’ha ereditata da Tremonti. «Il recupero dell’evasione fiscale - dice Visco - è uno dei principali impegni del governo. La Finanza dovrà caratterizzarsi per sobrietà e prudenza. Parole d’ordine, fiducia e credibilità. Ora si cambia in modo radicale». Commento del generale: «Davanti alle massime cariche dello Stato si è soffermato principalmente sui temi attinenti alle gestione interna alla Finanza, e persino sui trasferimenti e sulle progressioni di carriera, dimostrando una forte prevenzione nei miei confronti». In quel giugno 2006, si consuma una rottura ai vertici della Finanza. Nello studio del viceministro si avvicendano molti generali. Il comandante scopre con disappunto che Visco aveva ricevuto indicazioni dal comandante in seconda (Italo Pappa), dal comandante delle scuole (Sergio Favaro), dal capo di stato maggiore (Emilio Spaziante). «Da quel momento Favaro ha dimostrato scarso senso di lealtà al suo comandante». Quando si tratterà di effettuare i primi trasferimenti, Visco e Speciale entrano in aperto contrasto. E’ il 26 giugno: Speciale prospetta a Visco alcuni spostamenti. Non riceve risposta fino al 13 luglio quando viene convocato d’urgenza e scopre che prima di lui da Visco sono passati Pappa e Favaro. Il viceministro pretende il trasferimento dei quattro ufficiali che guidano gli uffici milanesi (il generale Forchetti, il colonnello Lorusso, il colonnello Pomponi, il tenente colonnello Tomei). «E’ di tutta evidenza che aveva inteso concertare i trasferimenti riguardanti Milano con i generali Pappa e Favaro». Visco intima al generale di concordare da quel momento ogni trasferimento con gli altri due generali. «Di fatto esautorandomi da quella che, per legge, è una delle prerogative fondamentali del comando». Quel 13 luglio è drammatico. Nei corridoi del comando, in viale XXI Aprile, si tengono riunioni segrete. Il generale Michele Adinolfi, comandante del Primo Reparto, scopre che un suo sottoposto, il colonnello Rapanotti, responsabile dell’ufficio Personale, è stato convocato clandestinamente dal generale Favaro, assieme al generale Pappa, e che gli ha «dettato» i trasferimenti da effettuare. «Favaro raccomandava al colonnello che tali notizie per il momento non dovevano essere divulgate e neanche partecipate al Caporeparto». Ossia al generale Adinolfi, che comunque scopriva tutto e si affrettava a parlarne a Speciale. Il resto è noto. Scambio di lettere sempre più irritate. «Era una condotta anomala, irrituale e non conforme alle regole», il commento finale di Speciale. La parola ora alla magistratura. Francesco Grignetti