Il Sole 24 Ore 04/06/2007, Vito Di Bari, 4 giugno 2007
Il riciclo si ispira al signor Lavoisier. Il Sole 24 Ore 4 giugno 2007. Allora, fatemi capire. Siamo stati tormentati per anni dalle (facili) arringhe di intellettuali che denunciavano duramente l’invasione della televisione-spazzatura, del cibo-spazzatura, delle mode-spazzatura: tutte spazzature che possiamo evitare, esercitando il solo libero arbitrio
Il riciclo si ispira al signor Lavoisier. Il Sole 24 Ore 4 giugno 2007. Allora, fatemi capire. Siamo stati tormentati per anni dalle (facili) arringhe di intellettuali che denunciavano duramente l’invasione della televisione-spazzatura, del cibo-spazzatura, delle mode-spazzatura: tutte spazzature che possiamo evitare, esercitando il solo libero arbitrio. E ora che dalla spazzatura - quella vera, che ammorba e che puzza - Napoli è sommersa non c’è neanche una voce che si leva dall’intellighenzia italiana per sensibilizzare le coscienze e i titoli dei media suonano sempre e soltanto «in Campania c’è un problema». State bene attenti a mettere la testa sotto la sabbia, e lo dico a tutti questi struzzi di pseudo-intellettuali dalla facile arringa, perché qui il problema è serio. E non è solo di Napoli, ma di tutti. Napoli è solo la prima scossa di un terremoto di enormi dimensioni, perché la spazzatura ci metterà presto in ginocchio. Tutti. Il problema non è difficile da capire (è semmai difficile da risolvere): produciamo volumi enormi di spazzatura e non sappiamo come liberarcene, continuiamo ad aprire discariche che non solo inquinano, ma si colmano velocemente, e allora bisogna aprirne altre, che nessuno vuole nel proprio territorio. Nella migliore delle ipotesi (quella che piace agli struzzi, perché non la vedono) scarichiamo immondizia a valanga nei Paesi del terzo mondo, che erano il nostro residuo polmone verde e ora stanno diventando la cloaca a cielo aperto del pianeta. E nell’ipotesi più umanitaria trasformiamo in bidoni il Comune di turno, dietro l’angolo. Eppure è così semplice: le discariche non sono la soluzione del problema, ci arriva anche un bambino. E non ne usciremo con gli inceneritori, che ci fanno pagare un prezzo ambientale pesante. «In natura, nulla si crea e nulla si distrugge». uno dei principi basilari della fisica, quello di Lavoisier, vi ricordate? Ce lo hanno insegnato alle medie. Gli inceneritori generano ceneri tossiche per una media del 30% in peso dei rifiuti bruciati. No, non mi sembra la soluzione. Com’è che andava avanti quella roba di Lavoisier? Ah, ecco «ma tutto si trasforma». Facciamo qualche esempio. Nel nord dell’Islanda c’è un villaggio noto per l’osservazione delle balene, si chiama Husavik e stanno sperimentando la dissociazione molecolare dei rifiuti, con un impianto che non incenerisce (e quindi non sprigiona sostanze nocive), ma trasforma in energia il 97% della sostanza organica e produce gas sintetico (detto syngas) che può essere utilizzato sia per produrre energia, sia dissociato ulteriormente per produrre idrogeno. L’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Cnr di Roma ha messo a punto un tritarifiuti a basso impatto energetico ed ecosostenibile che trasforma la spazzatura in granelli di polvere con diametro di 30 micron, disidratati e sterilizzati, che possono essere utilizzati come fonte di energia. appena nato un progetto di ecodesign, si chiama ReMade in Italy, per lo sviluppo di prodotti industriali da materiale riciclato. Sono già stati realizzati (da 46 aziende italiane con 50 designer) più di 80 prodotti di eccellenza: porte, vasi, librerie, pavimentazioni, bicchieri, lampade e altro. Trasformando materie riciclate da rifiuti. A proposito, sapete chi è l’architetto d’interni più trendy del momento? Oliver Heath, utilizza materiali destinati alla spazzatura per creare case riciclate. Mobili fatti di vasetti di yogurt, corridoi realizzati con vecchi pneumatici e muri divisori fatti di bottiglie di vino bianche e verdi. Cosa vi dicevo? Tutto, se ci impegniamo, si trasforma. Anche la spazzatura. Vito Di Bari