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 2007  giugno 06 Mercoledì calendario

Lattanzio Daniele

• Nichelino (Torino) 1954 (~). Delinquente • «I Lattanzio da Nichelino rappresentano un pezzo della storia della mala torinese. In famiglia sono sette fratelli, quattro dei quali pregiudicati. Oltre a Daniele [...] forse l’unico criminale italiano a vantare cinque evasioni da carceri importanti come San Vittore e le Nuove, i carabinieri hanno ricordato le imprese di Davide [...] più volte condannato per reati contro il patrimonio e, nell’89, per partecipazione a banda armata [...] Poi quelle di Antonio, anche lui precedenti per reati contro il patrimonio come la sorella Celestina [...] condannata anche per detenzione di armi. Lui, Daniele, è stato il più precoce: primo arresto a 15 anni e la prima condanna a 19 anni. Due mesi dopo, mette in atto la prima delle evasioni, fuggendo con 5 compagni dalle vecchie carceri Nuove. Viene preso sei mesi dopo, in una pizzeria di Rivoli, alle porte di Torino. Il 3 febbraio del 1977 torna ad evadere dalle Nuove. Il 27 settembre di quell’anno, a Trento, insieme a tre complici, entra nella Banca Nazionale del Lavoro. Sorpresi dalla Polizia prendono tre ostaggi e ingaggiano un conflitto a fuoco, nel corso del quale vengono uccisi due banditi e cade Francesco Massarelli, maresciallo di Ps, padre di una ragazza. Fatto per cui Lattanzio e un complice, Sergio Settimo, anche lui torinese, vengono condannati all’ergastolo. In cella rimane fino al ”79 quando, il 12 marzo, torna ad evadere (la terza volta) dal carcere torinese con due aderenti ai Nap e un brigatista. Un mese dopo viene però catturato dagli uomini del Nucleo speciale antiterrorismo del generale Dalla Chiesa: Daniele Lattanzio, che non ha mai smesso di fare la bella vita, viene bloccato con la fidanzata Raffaella (arrestata) mentre scia sulle piste di Sauze d’Oulx, in Valle di Susa. Ha in tasca 6 milioni in contanti ed un documento falso. In questi anni cresce la sua ”politicizzazione”, dopo il trasferimento nel carcere di San Vittore. Qui organizza, con Renato Vallanzasca, il leader della mala del Brenta, e Corrado Alunni, ritenuto il capo di Prima Linea, un’evasione di massa, che comincia con il sequestro di un agente e finisce in una violenta sparatoria. Vallanzasca ed Alunni restano feriti, con quasi tutti gli altri detenuti e a due agenti, ma lui no, lui riesce a fuggire. Si rimettono in caccia i reparti speciali dell’Arma: un mese dopo l’evasione, in un blitz in una baita di montagna nel Cuneese, viene di nuovo catturato. Anche questa volta ha molti soldi e una fidanzata. A quell’episodio segue un lungo periodo di detenzione a Voghera, dal quale ottiene, nel novembre del ”97 un sorprendente permesso. Ne approfitta per allontanarsi e mettere a segno una rapina [...] sequestrano il direttore della Cassa di Risparmio di Saluzzo e cercano di svuotare la cassaforte. Ma arrivano i carabinieri, si spara di nuovo: due militari feriti, Daniele finisce in manette a Vicenza. Qui sconta qualche anno di carcere vero, poi chiede la semilibertà, che gli viene concessa [...]. Ogni mattino è libero di uscire alle 7 ed ogni sera può restare fuori sino alle 21. Fa il giardiniere, ma torna anche a fare il boss. Scopre che alcune cabine pubbliche possono anche ricevere telefonate e, utilizzando questi telefoni, si mette in stretti contatti con il fratello Davide e con un vecchio amico, Guido Palmisano di Carmagnola. Telefonicamente progetta due colpi in fotocopia, da realizzare a Vicenza ed a San Sebastiano ma ogni sua parola viene registrata dai militari del Reparto Operativo di Torino» (Angelo Conti, ”La Stampa” 6/6/2007) • Di nuovo arrestato nel giugno 2007: «Al paese dove vive lei non ci sono neanche le ciliegie. Ci sono i peschi, un po’ oltre le mura, e qualche campo con i trattori, fuori dalla strada che taglia le villette a schiera. Paola Clotilde Grosso abitava in una di queste casette, con la tv accesa e i rumori dei passi sulla ghiaia. Davide Lattanzio stava a Rivanazzano, che non è tanto distante. Si conoscevano da qualche anno, quando lei s’era separata. Paola aveva due figli, una vita tranquilla, la spesa con la borsa al supermercato della Coop, e il 27 da far quadrare tutti i mesi. In paese dicono che ”è una brava donna e una buona madre”. Lui [...] A casa ci veniva solo nei giorni che usciva dal carcere. Nella sua vita da galera, molte volte era stato fregato per colpa delle donne. Adesso forse l’ha fregata lui una donna. Il bandito e la signora. Magari è cominciato tutto in una balera della zona. Qui vanno con la mazurka e le canzoni di Gigi D’Alessio in qualcuno di questi posti con i piazzali chiusi dalle ringhiere di ferro. Paola Clotilde Grosso aveva un lavoro solo a tempo determinato, perché aveva dovuto cercarselo dopo la separazione dal marito, quando aveva già superato da un pezzo i trent’anni. Adesso ne ha 42. Girava tutti gli uffici postali della zona, qualche mese per far scadere il contratto e via di nuovo da un’altra parte, e uno degli ultimi dov’era finita era stato quello di San Sebastiano Curone. Loro vedono tutto, ma quelli come lei non li vede nessuno. La direttrice è Maria Luisa De Vecchi, una signora elegante, che abita a Villa Romagnano, dalla parte opposta di Tortona [...] La direttrice manco s’era accorta di quel contratto a termine che lavorava da lei, di quella tipa che veniva al mattino e poi usciva a far le commissioni con un borsone a tracolla: ”Non la conoscevo neanche. Non so chi sia. L’ho saputo dalla radio [...] che è stata arrestata”. Nella nuova vita che facciamo, quelli a termine sono sempre un po’ così, persone che non restano mai e che dipendono solo dalla loro incertezza. La vita di Paola Clotilde Grosso fuori di lì, invece, non era a termine: aveva due figli da mantenere, un matrimonio a brandelli, un bilancio da ricucire e qualche sogno da paese. Col marito s’era rimessa insieme da qualche mese, tornando a vivere a Viguzzolo, in questo posto con gli alberi di pesche e le villette nuove che guardano la strada principale del paese. L’unica da dove puoi uscire. Dai carabinieri è finita come molte donne di Davide Lattanzio: su una linea telefonica. Secondo l’accusa, non parlavano di loro. Avrebbe dato lei le dritte per fare il colpo: quando c’erano più soldi, dove agire, il giorno dell’azione. In una vita a termine si possono sbagliare anche i sogni. Il romantico Davide Lattanzio ha 12 anni più di lei, e dev’essere un bandito romantico se è vero che l’ultima volta che l’hanno preso era evaso dal carcere per potersi sposare: i carabinieri lo aspettavano già a casa della sposa, e lui aveva fatto tardi per passare nel suo municipio a far le pubblicazioni. Non avevano neanche dovuto far scene western: ”Scusa, è meglio che ci segui”. Lui aveva consolato la fidanzata triste: ”Mi dispiace tanto”. Davide ha un faldone che non finisce più e che comincia a 20 anni, carcere di Treviso. Lui viene da Nichelino, periferia di Torino, emigrazione e palazzi caserme sulla via della fabbrica, uno sguardo che sembra già una prigione. Era finito dentro per rapina, evade e lo prendono subito: nel borsone tiene barbe e baffi finti, maschere e camicie. Lo rimettono dentro e fugge di nuovo, questa volta dal carcere di Cuneo. Finisce come la prima volta: ripreso dopo pochi giorni. Siamo nel ”77, mese di gennaio. La sua è una vita da Papillon. Due anni dopo, 4 maggio ”79, ci riprova dalle Nuove di Torino. Il tentativo è ancora più drammatico del solito: pieno centro e pieno giorno, lui e Franco Malva scappano e bloccano un ingegnere di 64 anni che passa di lì con la sua macchina. L’ingegnere finisce accoltellato per terra a gridare aiuto mentre guarda la sua vettura fumare via. Davide Lattanzio invece lo ribeccano poco dopo. Cherchez la femme: si era nascosto in una mansarda da una sua amica, in via Donizetti. Nell’82 si prende una condanna di 4 anni per ”associazione avente finalità di terrorismo ed eversione”. Due anni prima, nel luglio ”80, aveva scritto una lettera a una detenuta con un documento firmato Comitato di Lotta di Pianosa. Di nuovo un’altra donna. Poi c’è un gran silenzio fino al marzo del ”94. diventato un detenuto modello: vedi come cambia il mondo e come si invecchia. L’anno prima aveva ottenuto un permesso e un contratto di lavoro a Voghera. Aveva conosciuto una donna e se n’era innamorato. Le aveva chiesto di sposarlo. Lei aveva detto di sì. Ma il 15 luglio il permesso era scaduto. Doveva restare dentro: niente matrimonio. Il giorno dopo se n’era uscito come se niente fosse, buongiorno e tanti saluti alle guardie davanti al portone. Aveva preso il treno ed era andato a Nichelino a far le pratiche per il matrimonio. Poi era tornato a Voghera a prendere la fidanzata. E aveva trovato i carabinieri. A guardarlo da questo posto, con i peschi e i campi piatti, chissà che effetto fa a Paola un bandito antico, che viene da lontano, che non riesce a capire le regole della modernità e continua a ricascarci, fra lettere e telefoni intercettati, senza capire che il mondo è tutto cambiato da un bel pezzo, da quando sono arrivati la pillola e il rock and roll, e che non si torna più indietro. In fondo un bandito così dev’essere un po’ come un contratto a termine, che va e che viene. Un’altra fregatura come tante» (Pierangelo Sapegno, ”La Stampa” 6/6/2007).