Giorgio Viberti, La Stampa 5/6/2007, 5 giugno 2007
Lanfranco «Frankie» Dettori, 36 anni, fantino italiano di nascita e di cuore ma cresciuto e affermatosi professionalmente in Inghilterra, non finisce più di stupire
Lanfranco «Frankie» Dettori, 36 anni, fantino italiano di nascita e di cuore ma cresciuto e affermatosi professionalmente in Inghilterra, non finisce più di stupire. Dopo aver rotto il sortilegio nel Derby inglese di Epsom, vicino a Londra, che non aveva mai vinto nei precedenti 14 tentativi, ha subito fatto il bis nel Prix du Jockey Club, il Derby francese. Dettori, possiamo ancora chiamarla Lanfranco o si sente ormai solo e unicamente Frankie? «E’ il nome con cui mi conoscono tutti, ma io sono nato a Milano e mi sento profondamente italiano». Si ricorda della sua prima vittoria da allievo fantino? Era il 16 novembre 1986 e lei montava Billy Pitt all’ippodromo Federico Tesio di Torino, che purtroppo oggi non esiste più. «Eccome se me lo ricordo. Mi hanno detto che al posto di quella pista adesso c’è il centro sportivo della Juventus. Che peccato». Lei è rimasto molto legato all’Italia, però da una ventina d’anni ormai vive in Inghilterra dove è diventato uno dei più famosi fantini della storia. «Fu una scelta quasi obbligata, altrimenti non avrei mai potuto diventare quello che sono». Però suo padre Gianfranco in Italia fu un grandissimo fantino, soprannominato il «Mostro» per quanto e come sapeva dominare. «E’ vero, e ancora oggi papà mi dà dei consigli utili. Peccato che a lui mancò la dimensione internazionale che io invece ho avuto la fortuna di avere». Fortuna e bravura... «Per vincere ci vogliono anche i proprietari buoni, cioè quelli che ti danno i cavalli giusti». Però lei, Frankie, dopo questo magico weekend ha vinto davvero tutto: 3 Arc de Triomphe, 4 King George, 3 Dubai Cup, 3 Japan Cup, 6 prove della Breeder’s Crown e i Derby di Inghilterra, Irlanda, Francia, Italia e Germania. Un po’ di merito ce l’avrà pure, no? «Ho sempre amato il mio lavoro, facendolo con grande passione e dedizione. A volte però non basta». Che cosa occorre ancora? «Qualche chilo in meno» e ride contagiosamente. Si spieghi meglio, per favore. «Da qualche anno il mio problema più serio è la bilancia. Con l’età faccio fatica a tenermi sui 55 kg, il mio peso forma. Ogni giorno corro o cammino per almeno 5 km e faccio delle saune. Ma è sempre più dura». Eppure in Inghilterra stravedono per lei e qualcuno l’ha anche proposta per il titolo di baronetto. «Sarebbe magnifico, ma credo sia difficile: non ho il passaporto inglese». Lei però è già stato insignito di una carica onorifica del Regno Unito. «Sì, sono MBE, cioè membro dell’Impero Britannico, ultima classe dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (OBE), ordine di cavalleria istituito da re Giorgio V nel 1917». La Regina Elisabetta, appassionatissima nonché illustre proprietaria di purosangue, è una sua fedele tifosa: potrebbe fare uno strappo alla regola. «Magari. La Regina mi è molto simpatica. Dopo il Derby di Epsom mi ha invitato con mio padre a brindare con lo champagne. Che emozione». I maligni dicono che il suo successo è legato anche alla sua simpatia, tanto che la chiamano il «ragazzo che sorride». «Ve l’ho detto che sono italiano, no?». Però vive all’inglese, sempre di corsa, saltando da un ippodromo all’altro, in tutte le parti del mondo. «E’ vero. In Inghilterra è tutto più frenetico ed eccitante, a volte anche troppo, e Londra ormai è diventata la capitale degli affari e la città preferita dagli imprenditori più ricchi». E per gli inglesi Frankie Dettori è un idolo: lo sa che migliaia di scommettitori avevano puntato su di lei a Epsom e la sua vittoria è costata la cifra mostruosa di 45 milioni di euro ai bookmakers? «Quel Derby lo inseguivo da troppo tempo, non potevo fallire anche questa volta». Fra le oltre 2500 vittorie della sua carriera, fra le quali 395 Gran Premi, quale ricorda con maggior affetto? «Sono tante, ma il ”magnificent event” del 1996 ad Ascot è stato davvero indimenticabile». Sette corse vinte sulle sette in programma quel giorno nell’ippodromo della Regina: c’è anche un monumento che la raffigura, per ricordare quell’evento. «Fu davvero straordinario e ancora adesso, a distanza di oltre dieci anni, la gente mi fa i complimenti». Frankie, facciamo un passo indietro: molti italiani appassionati di galoppo vorrebbero vederla montare in Italia. «E io do loro appuntamento per il 17 di questo mese a San Siro, nel Gran Premio di Milano. E’ la città dove sono nato, non vi deluderò». Stampa Articolo