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 2007  giugno 04 Lunedì calendario

Cuffaro contro Draghi: in Sicilia non si taglia. Affari & Finanza, lunedì 4 giugno 2007. Immaginate di fronte Totò Cuffaro, paffuto governatore della Sicilia, sospettato di mafia, detto Totò Vasa-Vasa (copyright Gianantonio Stella) per l´abitudine di baciare i suoi elettori - decine di migliaia - e di carezzare le pance delle elettrici incinte, e Mario Draghi, algido, etico, atermico, affilato governatore della Banca d´Italia allevato alla scuola di Caffè, di Modigliani

Cuffaro contro Draghi: in Sicilia non si taglia. Affari & Finanza, lunedì 4 giugno 2007. Immaginate di fronte Totò Cuffaro, paffuto governatore della Sicilia, sospettato di mafia, detto Totò Vasa-Vasa (copyright Gianantonio Stella) per l´abitudine di baciare i suoi elettori - decine di migliaia - e di carezzare le pance delle elettrici incinte, e Mario Draghi, algido, etico, atermico, affilato governatore della Banca d´Italia allevato alla scuola di Caffè, di Modigliani. L´uno campione di clientele elettorali, l´altro campione di Goldmann Sachs, americanizzante e assai poco propenso a sperperi di natura clientelar-politica. Giovedì scorso, in occasione dell´assemblea annuale della Banca d´Italia, il governatore ha annunciato ufficialmente ciò che già si sapeva, che l´articolazione delle filiali della Banca centrale "sarà riorganizzata su base regionale, nelle forme oggi più efficaci e senza abbandonare il presidio del territorio". Il che significa, al di là del "diplomatese", che il governatore si appresta a chiudere una sessantina di filiali della Banca d´Italia sulle 99 esistenti, salvandone una sola per regione. Che cosa esattamente facciano le 99 attuali sedi e le centinaia di impiegati della banca centrale, collocati al centro delle principali città italiane, francamente non è dato sapere. Ma se il governatore comincerà di lì a sfrondare, vuol dire che la loro attività non è considerata tra le più utili. Ciò che naturalmente contestano i sindacati interni, i quali sospettano che vengano messi a rischio almeno 1.500 posti di lavoro. Il Falbi, uno dei sindacati autonomi della Banca d´Italia, nega che le sedi locali servano soltanto a pagare lo stipendio agli impiegati statali, che ormai peraltro è accreditato direttamente sul conto corrente, e accusano il governatore di far parte di un "disegno bocconiano", ordito dai professori Ichino e Giavazzi e attuato in complicità con Padoa Schioppa, per smantellare la pubblica amministrazione, secondo quanto richiesto dai "poteri forti", che loro vedono incarnati da Luca di Montezemolo. La protesta dei sindacati interni lascerebbe tutto sommato il tempo che trova, se a Palermo non avesse deciso di cavalcarla il governatore siciliano Totò Cuffaro, quello che si presentò in televisione con la coppola in testa, un osso duro con il quale è difficile che il governatore Draghi possa trovare qualche canale di comunicazione. In Sicilia la Banca d´Italia ha una sede in ogni capoluogo di provincia e Cuffaro annuncia che per evitarne la chiusura alzerà le barricate, forte dell´autonomia regionale. Perché per le prerogative regionali in materia di credito e risparmio, " le attribuzioni spettanti al ministro del Tesoro e al governatore della Banca d´Italia sono demandate all´assessore regionale alle Finanze". Il quale ritiene che nelle realtà locali siciliane le sedi della Banca d´Italia svolgano un ruolo fondamentale "relativamente alla trasparenza dei comportamenti e alla vigilanza sulle società finanziarie, sui mediatori creditizi, sugli agenti, e anche alle indagini sui fenomeni di usura e di riciclaggio che, purtroppo, costituiscono una delle piaghe più gravi dell´intero territorio siciliano". Piaghe dolenti che, naturalmente, fanno soffrire il cuore del governatore Cuffaro. La barricata politica palermitana ha confortato naturalmente tutte le filiali d´Italia, al cui personale Draghi promette "nuove opportunità di accrescimento culturale e professionale". Ma la singolare partita tra mister Coppola e mister Goldmann Sachs deve ancora incominciare. Alberto Statera