5 giugno 2007
BUSH/GAZZETTA PER GIORGIO
Il G8 di Heiligendamm (città sulla costa baltica fondata nel 1796 come località balneare del Kaiser), vertice tra le sette massime potenze industriali del mondo (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Giappone, Italia, Canada) più la Russia (mercoledì 6 giugno 2007-venerdì 8 giugno 2007).
C’è chi critica il G8 come manifestazione di potenza di pochi grandi leader, barricati e isolati dalla gente. Questo G8 è un vertice cruciale, perché il clima sarà al suo centro e il clima è oggi il tema che determina la possibilità o non possibilità d’un governo della globalizzazione. Un tema-test, secondo il settimanale Die Zeit: per frenare la degenerazione climatica occorre la partecipazione di tutti, specie degli Stati Uniti che assieme a Cina sono i principali produttori di effetto serra: «Il clima conferma la necessità di una parità mondiale di diritti e doveri». Una parità assente, se è vero che il rapporto di forze si riassume oggi nella formula: 20-10-4-1 (ogni americano può produrre annualmente 20 tonnellate di anidride carbonica, ogni europeo 10, ogni cinese 4, ogni africano 1). Il cancelliere tedesco Angela Merkel: «Noi leader politici dobbiamo seguire i consigli degli esperti su quanto vanno ridotte le emissioni di Co2. Se non si arriverà a capirsi su questa base con gli americani, non avremo un accordo sul clima e sull’ambiente a questo G8».
La settimana scorsa Bush ha spiazzato tutti, oppositori e sostenitori, annunciando di voler organizzare entro la fine dell’anno una conferenza internazionale per discutere come combattere l’effetto serra. Tradizionalmente scettico verso ogni analisi che mettesse in relazione l’inquinamento atmosferico con il riscaldamento globale, contrario al protocollo di Kyoto e in polemica con la cancelliera tedesca Angela Merkel proprio sugli impegni da prendere al G8 sul clima, il presidente americano ha cambiato radicalmente strategia. Non senza creare nuove perplessità, con l’accusa da parte di molti gruppi ambientalisti di essersi mosso solo per prendere tempo e per far deragliare qualunque accordo al G8 in Germania.
Senza mai parlare di «riscaldamento globale», ma scegliendo la formula cara alla sua amministrazione, perché più neutra, di «cambiamento climatico», Bush ha detto che «gli Stati Uniti prendono molto seriamente gli studi scientifici» e per questo lavoreranno «con gli altri paesi per definire entro il 2008 un percorso a lungo termine per ridurre le emissioni di gas e per mettere a punto un nuovo quadro per le emissioni quando il Protocollo di Kyoto scadrà nel 2012». Per arrivare a questo traguardo, secondo Bush, è necessario tenere una serie di incontri tra i 15 paesi che producono l’80 per cento di gas nocivi, comprese India e Cina. La strada però non sarà quella cominciata a Kyoto che chiede di regolamentare più rigidamente le emissioni di gas e porre dei limiti, ma passa per la «diffusione di nuove tecnologie per risolvere i problemi ambientali, sulla ricerca di forme di energia più pulite ed efficienti (solare, eolica, nucleare e con i biocarburanti) e promuovendo un´agricoltura più sostenibile».
Il tour europeo del presidente americano ha un programma fittissimo: 6 Paesi in 7 giorni. Giunto lunedì sera in repubblica Ceca, oggi andrà a colazione con il Cancelliere tedesco Angela Merkel. Negli intervalli tra le sessioni di lavoro del G8, sono previsti altri incontri bilaterali: domani col premier britannico Tony Blair e con il presidente russo Vladimir Putin; venerdì con il presidente francese Nicolas Sarkozy. Venerdì pomeriggio Bush si trasferirà in Polonia, e la sera arriverà a Roma, dove resterà fino a domenica mattina. Sabato aprirà i suoi colloqui romani con un incontro al Quirinale, alle 10, con il presidente Napolitano. Quindi si recherà in Vaticano per il suo primo incontro con papa Benedetto XVI. Alle 11.50, vedrà il segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Tarcisio Bertone. All’uscita del Vaticano è prevista una visita alla Basilica di Santa Maria in Trastevere, seguita da un incontro con la Comunità di Sant’Egidio. Poi l’appuntamento con il presidente del Consiglio Romano Prodi alle 14.05 a Palazzo Chigi, seguito da una conferenza stampa. Infine Bush si trasferirà a Villa Taverna, poco prima delle 17.00, per incontrarsi con il personale dell’ambasciata americana a Roma e quindi con l’ex premier Silvio Berlusconi. Domenica Bush si recherà in Albania e in Bulgaria, ultime tappe del suo viaggio.
Bush non va a Parigi, Londra, Madrid. Va nella Repubblica Ceca, in Polonia, Albania, Bulgaria: dunque nell’area dove nevroticamente si condensa oggi la fobia antieuropea. Poi va a Roma, il 9 giugno, per vedere il Papa ma anche per verificare, forse, se i governi italiani restano malleabili, impiegabili. Tale fu il governo Berlusconi, quando Bush l’usò per separare la vecchia Europa dei fondatori dalla nuova, alla vigilia della guerra in Iraq.
Manca poco all’uscita di scena di Bush: il 20 gennaio 2009 avremo un nuovo presidente. Ma il futuro si prepara già oggi. Non solo quello dell’alleanza e solidarietà euro-americana: l’armonia transatlantica, in effetti, ha smesso di esser la misura di tutte le cose. Ma il futuro dei rapporti mondiali, la natura che potrà avere la globalizzazione. Questo si deciderà, tra oggi e il gennaio 2009.
Bush è oggi un uomo che ha bisogno delle altre nazioni, come dei voti dell’opposizione nel suo Parlamento, per salvare ciò che resta di quella che ormai a Washington viene definita una «failed presidency», una presidenza fallita, che sta corrompendo l’immagine e il prestigio degli Stati Uniti nel mondo. Se persino una incolpevole e bella ragazza, Miss America, viene sepolta dai fischi e dagli ululati della folla al concorso di Miss Universo in Messico soltanto perché porta la scritta Usa sulla fascia, il progetto di fare del XXI secolo il «nuovo secolo americano», dalle strade di Bagdad alle sfilate delle miss, non è andato benissimo. Questo del 2007 sarà l’ultimo G8 di Bush nella pienezza politica dei propri poteri, perché il prossimo, quello del 2008 cadrà in un’America che a quell´epoca avrà già scelto i candidati repubblicano e democratico alla successione e su di essi concentrerà tutta la propria attenzione. Il senso di irrilevanza, di «giornale di ieri» che da tempo circonda il presidente diventerà allora totale, come un sipario finale.
Per salvare dunque almeno uno strapuntino della storia, e strappare la propria eredità alla autoinflitta maledizione della guerra in Iraq, il Bush in edizione 2007 sta faticosamente cercando di cambiare la propria immagine, di presentarsi come qualcuno che, senza rinunciare a nulla, ha dovuto rinunciare a tutto. Lo abbiamo visto metamorfizzarsi in ”George l’Ecologista”, proponendo quello che ieri aveva sdegnato e irriso, cioè una collaborazione internazionale per ridurre gli effetti nocivi sulla terra prodotti dall’attività umana, un concetto che la sua claque ideologica considerava insensato.
Bush è arrivato in Europa a bordo dell’Air Force One, l’aereo presidenziale americano dotato di sala operatoria volante. Il presidente viaggia seduto su una sedia di pelle davanti a una scrivania di quercia con un telefono che riceve 28 linee criptate. L’Air Force One è sempre preceduto da un Hercules militare, che serve ad intercettare qualunque segnale e a proteggere le comunicazioni, e seguito dall’Air Force Two, l’aereo di riserva.
In Germania sono arrivati da tutto il mondo in decine di migliaia per contestare il vertice, di questi «almeno 25 mila estremisti violenti». Li hanno messi in tre campi autogestiti: il Comune garantisce solo lo svuotamento quotidiano dei cessi chimici e delle immondizie, ogni giorno ci sono da pelare quintali di patate, e da rimestare centinaia di pentole con la zuppa. Due tendoni da circo ospitano i dibattiti. I gruppi più compatti sono i greci (l’anno passato ne fecero di tutti i colori ad Atene), i polacchi, gli ucraini.
I leader provenienti da tutto il mondo sono atterrati nell’aeroporto di Rostock-laage. A Rostock sono giorni che i cosiddetti black-bloc (quelli che da noi conosciamo soprattutto per gli sconti al G8 di Genova del 2001) si scontrano con la polizia. Il portavoce di Attac, l’ala maggioritaria non violenta del movimento, si è detto «molto preoccupato per i prossimi giorni e le prossime ore»: «Non so come riusciremo a mantenere nei cortei il principio della non violenza». La polizia locale è accusata di incompetenza: o perde i nervi e reagisce in modo sproporzionato. Oppure, quel che è ancora peggio secondo il governo federale, si ostina a usare la tattica della ”de-escalation”, del dialogo in piazza con i dimostranti, anche quando si trova di fronte commandos violenti pronti a tutto fuorché al dialogo.
Per assicurare la sicurezza, la cittadina balneare è stata completamente circondata da una barriera metallica lunga 14 chilometri, alta 2 metri e mezzo, sormontata da filo tagliente. Per evitare che qualcuno tentasse di passare sotto terra (scavando tunnel) sono state piantate nel terreno delle grate d’acciaio profonde oltre mezzo metro. In mare incroceranno due sottomarini nucleari americani, navi da guerra come lo ”United States Ship Cape Saint George”, un modernissimo incrociatore lanciamissili americano che bombardò dal mare i bunker di Saddam a Bagdad. Negli aeroporti, per scongiurare attacchi dal cielo, sono state installate batterie di missili terra-aria, il cielo sarà pattugliato da Eurofighter e Tornado della Luftwaffe. Armi modernissime per una guerra, inutili contro la violenza di piazza
Bush viaggia con uno staff di 850 persone, i cargo militari al seguito trasportano i mezzi della security e cibo a sufficienza per servire ogni giorno 2.000 pasti, tutte le provviste sono state comprate anonimamente nei supermercati americani da agenti sotto copertura (nessuno deve sapere che serviranno per il presidente e il suo seguito). I velivoli militari da trasporto hanno portato in Europa elicotteri, una dozzina di Suv dei servizi segreti, limousine presidenziali con i vetri blindati spessi quasi otto centimetri, porte così pesanti che il meccanismo per aprirle funziona grazie ad un pistone a gas.
A Roma interi quartieri saranno sigillati e alla testa e alla coda del corteo presidenziale ci saranno i van dei reparti speciali, i Nocs della polizia. In tutto saranno 8.000 gli uomini impegnati a garantire la sicurezza. Due cortei (sinistra pacifista e Cobas) s’incroceranno per le vie di Roma con lo slogan ”No Bush no war”. Al sit-in di piazza del Popolo saranno in prima fila Giordano e Diliberto, i verdi guidati dal capogruppo Bonelli, una ventina di parlamentari della Sinistra democratica, anche se a titolo individuale perché l´ex correntone ds alla fine ha deciso di non aderire ufficialmente alla manifestazione promossa da Rifondazione, Pdci, Fiom-Cgil, Arci. L’ala dura del movimento, sfilerà da piazza della Repubblica a piazza Navona. Partito comunista dei lavoratori (nato dalla scissione di Rifondazione), i Cobas guidati da Piero Bernocchi, centri sociali. Luca Casarini, leader dei Disobbedienti del Nord Est, ha detto che non ci dovranno essere ”zone rosse” (quelle interdette ai manifestanti che a Genova furono prese d’assalto dando il via agli scontri), e si sa già che sarà accontentato, fermo restando che a nessuno sarà consentito di giungere sotto l’ambasciata Usa o nei dintorni di villa Taverna (residenza dell’ambasciatore americano a Roma dove avverrà l’incontro con Berlusconi). Preoccupa soprattutto la visita alla chiesa di Santa Maria in Trastevere e all’antico convento poche decine di metri più avanti dove Bush vuole incontrare i volontari cattolici della comunità di Sant’Egidio (’l’Onu di Trastevere”), I preparativi sono in corso da settimane, ma il ministero degli Interni vuole dissuadere il presidente dalla visita perché Trastevere è un quartiere difficilmente controllabile soprattutto per le strade troppo strette, garantire la sicurezza del corteo delle auto sarebbe un problema.
Domenica Bush sarà per sette ore a Tirana, in Albania, che essendo un paese musulmano desta particolare preoccupazione: per consentire lo sbarco di più di 500 marines il locale parlamento ha dovuto approvare giovedì scorso un’apposita legge; la Guardia Repubblicana, forza d’elite che normalmente scorta i leader stranieri, dovrà essere disarmata, una decisione che ha sollevato critiche, 53 parlamentari sono usciti dall’aula per non votare, si è parlato di umiliazione e il giornale più venduto nel Paese ha titolato a tutta pagina: «Americani, prego occupateci».