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 2007  giugno 04 Lunedì calendario

Torino, la Questura indaga a piedi. La Stampa 4 Giugno 2007. Antonio Gurgigno, segretario regionale del Sap, uno dei sindacati di polizia più forti e diffusi, interviene sul problema sicurezza in Piemonte e a Torino

Torino, la Questura indaga a piedi. La Stampa 4 Giugno 2007. Antonio Gurgigno, segretario regionale del Sap, uno dei sindacati di polizia più forti e diffusi, interviene sul problema sicurezza in Piemonte e a Torino. Segretario, dopo la firma del «patto» con il governo, la situazione è migliorata? «Direi proprio di no. Forse si riusciranno a tamponare i problemi più gravi per la prossima estate ma la cronica mancanza di uomini e di mezzi potrebbe rendere vana anche questa iniziativa. Una boccata d’ossigeno: niente di più». Viminale in bancarotta, si dice. Quali conseguenze in Piemonte? «Pesanti. La Digos e le squadre mobili, tanto per parlare dei reparti di punta, non hanno tuttora auto per effettuare i servizi. Intendo attività d’indagine e altro ancora. S’è creato un paradosso...» Cioè? «Se succede qualcosa di grave, di impegnativo, nelle città di provincia, per esempio Vercelli o Cuneo, parte la mobile da Torino. Il ”patto” riguarda solo Torino e non il resto della regione Piemonte. Così i nostri colleghi che operano nelle province sono costretti a chiedere aiuto alla questura del capoluogo. Altrimenti non sarebbero in grado di operare al meglio. Tutta questa situazione è assurda». Torniamo a Torino. Com’è la situazione del turn-over? Vengono sostituiti i poliziotti che vanno in pensione? «No. Gli arruolamenti sono bloccati e si creano vuoti negli organici che non possono essere colmati. Ma il problema è ancora un altro. La mancanza del turn-over crea effetti collaterali gravissimi. Si alza l’età media degli agenti e molti non sono più in grado di effettuare servizi operativi. Non si possono mandare sulle volanti uomini e donne già provati da decenni di disagi. Non sono più idonei. Ci vogliono soggetti giovani. Ma oggi, per questa situazione, i pochi che entrano hanno già 28, 30 anni. E il quadro, fra dieci anni, sarà ancora più preoccupante». I mezzi. Davvero siamo così in crisi? «Chiunque sia costretto ad affrontare le questioni organizzative legate alle questure piemontesi sa con quali enormi, spesso grottesche, difficoltà ci si trova ad operare tutti i giorni. E’ una coperta corta che viene tirata da una parte all’altra, lasciando interi settori scoperti... E poi, le contaddizioni». Quali? «Per esempio, ora si potranno recuperare gli ingenti costi degli ispettorati regionali, un progetto partito con tante belle speranze e miseramente abortito, trasformato in un parcheggio per gli alti gradi dell’amministrazione. Doveva servire per accentrare un certo tipo di servizi, per snellire la burocrazia. Ebbene, qui a Torino si pagano 35 mila euro al mese per la palazzina di piazza Crimea (sede dell’ispettorato regionale di Polizia, ndr). Un vero spreco, quando non c’erano neppure i soldi per pagare gli straordinari ai poliziotti. Adesso sarà trasferita in un ufficio più modesto. Ma gli investimenti per la ristrutturazione non saranno mai più recuperati». Le sigle del cartello sindacale, dal Siulp, al Silp-Cgil, si sono però attestate su una posizione di attesa, dopo l’intervento del governo. Il Sap appare invece molto più critico... «Beh, loro hanno prima fatto il presidio di lotta sotto la Prefettura. Poi un comunicsato di solidarietà a Minniti. Incomprensibile. Non si capisce più se tutelano i poliziotti o il governo. Noi ci limitiamo a raccontare la situazione, quella vera. Adesso stiamo aspettando di vedere quello che succederà nei prossimi mesi, se le promesse saranno mantenute. In caso contrario, siamo pronti a scendere in piazza. Altro che presidio...». Massimo Numa