Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  giugno 04 Lunedì calendario

Viminale in bancarotta Sicurezza ko. La Stampa 4 Giugno 2007. Roma. Può succedere che all’improvviso una Questura resti senza volanti, perché le auto sono tutte in riparazione (oppure sono rimaste a secco), come è successo l’anno scorso a Padova e a fine marzo a Sassari, e la pattuglia di turno esca a piedi in servizio

Viminale in bancarotta Sicurezza ko. La Stampa 4 Giugno 2007. Roma. Può succedere che all’improvviso una Questura resti senza volanti, perché le auto sono tutte in riparazione (oppure sono rimaste a secco), come è successo l’anno scorso a Padova e a fine marzo a Sassari, e la pattuglia di turno esca a piedi in servizio. Può succedere che un distaccamento dei Vigili del fuoco chiuda un’intera giornata perché manca il personale, come è accaduto a San Felice di Modena. Che durante un’emergenza l’elicottero dei pompieri resti a terra perché il serbatoio è vuoto (a Pesaro, nel 2006), oppure che una caserma rischi di restare senza gas perché da mesi non paga le bollette, come è capitato a Taranto. O, come è successo di recente a Milano, che non ci siano più soldi per pagare gli straordinari degli agenti di Ps, proprio in una fase in cui i cittadini chiedono maggiore sicurezza. Il problema è che il Viminale è in bolletta, e dopo anni di tagli da parte del Tesoro non ha soldi a sufficienza per mandare avanti la sua macchina mostruosa. Un disastro. Che si protrae ormai da anni. L’uscita del ministro Amato, che ha suggerito ai Vigili del fuoco di non pagare gli affitti quando i soldi servono per fare i pieno agli automezzi, ha fatto clamore. «Dobbiamo trattare col ministero dell’Economia per ottenere più fondi», sostiene il sottosegretario Ettore Rosato che inizia a battere cassa in vista del nuovo Dpef. I sindacati del settore hanno invece messo gli occhi sul tesoretto: «Una fetta - sostengono - va destinata alla sicurezza». Profondo rosso Conti alla mano l’anno scorso il Viminale è finito in rosso per 408 milioni di euro. Un mare di debiti che riguarda soprattutto affitti e e forniture di benzina. «Negli ultimi 4 anni - ha spiegato mercoledì scorso Amato in un’audizione alla Camera - il ministero ha avuto un accrescimento del carico funzionale ma ha perso un miliardo di euro di fondi ed il suo bilancio è passato dai 25,5 miliardi del 2004 ai 24,4 del 2007». Solo nel 2006 gli Interni hanno dovuto fare a meno di 217 milioni tagliati dalla Finanziaria, mentre altri 220 milioni sono svaniti per colpa di mancate riassegnazioni. Tra l’altro sono stati cancellati 177,4 milioni di euro destinati al fondo di solidarietà delle vittime di estorsione ed usura, 25 milioni destinati al Dipartimento di pubblica sicurezza e 11,8 milioni destinati al Dipartimento dei Vigili del Fuoco. Mentre il numero dei dipendenti è rimasto pressoché invariato, i tagli sono andati innanzitutto ad incidere sulle poche voci ancora comprimibili del bilancio del dicastero, ovvero spese di investimento e beni intermedi. Secondo un rapporto di inizio maggio le spese relative ad automezzi, riscaldamento ed illuminazione hanno subito una riduzione compresa tra il 10,8 ed il 36,7%, la manutenzione degli immobili è stata invece ridotta del 19,7%. In base al documento programmatico per il 2007, dei 24,4 miliardi concessi al Viminale 14,17 vanno agli Affari interni e territoriali, 7,3 alla Polizia, 1,7 ai Vigili del fuoco, 1,18 al personale civile, 238,4 milioni finiscono alle attività di tutela dei diritti civili, mentre gli ultimi 32,9 milioni servono al funzionamento degli uffici «di stretta collaborazione del ministro». Tanti soldi, ma anche tante spese difficili da tagliare. Come dimostra una delle tante riforme rimaste sulla carta: quella che introduceva il numero unico per le chiamate d’emergenza. «La legge 121 è del 1981: sono passati quasi 30 anni e di centralini unificati, veri non virtuali, non ne hanno fatto nemmeno uno» denuncia il sindacato autonomo Sap. Debiti occulti Da pochi giorni la Corte dei conti ha passato ai raggi X la «contabilità speciale» del Viminale, ovvero i conti messi a disposizione dei 103 prefetti italiani per «spese obbligatorie», imprevedibili o urgenti, e sono venuti a galla 266 milioni di euro di debiti. Si tratta di perdite accumulate negli ultimi 30 anni, ma che negli ultimi 5 anni sono lievitate di ben 117 milioni di euro: di questi 30 milioni sono stati destinati al fitto di caserme ed uffici e 47 al personale. Insomma l’amministrazione centrale aveva i soldi e per evitare il peggio, anziché tagliare a livello centrale altre voci, ha preferito mandare in rosso i conti delle strutture periferiche. Creando quello che la magistratura contabile definisce una sorta di «debito occulto». I nuovi tagli Risparmi possibili? L’ultima Finanziaria prevede l’abolizione entro dicembre di tutte le Direzioni interregionali della Polizia, la razionalizzazione delle scuole (ne chiuderanno 7 su 11, tra cui quelle di Roma, Piacenza, Vicenza, Campobasso e Foggia) ed un giro di vite sui dirigenti. Un’operazione che vale appena 3 milioni di euro quest’anno, 8,1 nel 2008 e 13 nel 2009. Ma se già questa impresa non si presenta facile («sulle scuole incontro resistenze» rivela Amato), il prossimo passo sarà ancora più impegnativo: entro il 30 giugno dovranno infatti essere predisposti i piani per riarticolare e ridislocare i presidi territoriali delle forze di Polizia con l’obiettivo di realizzare una riduzione della spesa per locazioni, manutenzioni e canoni di servizio pari ad almeno il 5% sia quest’anno che il prossimo. Chiudono i commissariati ed i sindaci si ribellano? Non c’è problema: agli enti locali basterà mettere a disposizione sedi, mezzi e risorse attraverso apposite convenzioni e potranno evitare la mannaia. Come dire: «Volete più sicurezza? Pagatevela». Intanto, magari un po’ sottotraccia, il taglio delle sedi sta già partendo. Claudio Giardullo, segretario nazionale del Silp-Cgil, cita il caso del Patto per Napoli. «Che con la scusa della carenza di personale finirà per chiudere una decina di commissariati: il personale verrà trasferito ai Distretti e così il territorio risulterà ancora meno presidiato». Il declino Per far quadrare i conti il ministero non investe più da anni sui mezzi della Polizia e a risentirne è soprattutto il parco auto: 9.570 vetture su 27 mila hanno più di 7 anni di servizio e sono praticamente inutilizzabili. E stando al viceministro Marco Minniti il parco degli aeromobili è ridotto anche peggio. «Meglio non parlarne, per carità di patria». Per far fronte alle emergenze si ricorre così a qualsiasi espediente. «Nei mesi scorsi per rafforzare la dotazione di mezzi a disposizione della Questura di Napoli - racconta il segretario nazionale del Sap, Gianni Tonelli - c’è stato uno scambio nuovo contro usato: hanno tolto qua e là qualche vettura nuova alle questure delle grandi città del Nord ed in cambio da Napoli hanno mandato a Milano, Bologna ed in altre città quelle vecchie». Il blocco del turn-over ha invece prodotto altri effetti pesanti. Da un lato gli organici sono fortemente sottodimensionati (mancano 8-9000 poliziotti), dall’altro l’età media del personale operativo è schizzata all’insù, passando dai 28,8 anni del 1996 a 35 del 2005. «Bisognerebbe razionalizzare l’organizzazione dei corpi di polizia - afferma Tonelli - visto che in Italia ne abbiamo ben 5 di tipo nazionale e 2-3 di tipo locale. Una cosa che non esiste in nessuna altra parte del mondo e che produce un enorme spreco di energie perché alla fine le strutture logistiche assorbono il 60-70% del personale». Pompieri in mutande I Vigili del fuoco stanno anche peggio. E non passa settimana che qualcuno di loro si metta in mutande in segno di protesta: è successo la settimana scorsa a Milano e quella prima a Bologna sotto casa di Prodi. «Per i Vigili del fuoco - ammette Rosato - è un momento di grande difficoltà: stiamo facendo tutte le razionalizzazioni possibili e anche quelle impossibili». Mancano almeno 3-4 mila persone in organico e «la situazione è pesantissima - sostiene Adriano Forgione, coordinatore nazionale del settore per la Funzione pubblica Cgil -. Negli ultimi anni le risorse ordinarie sono state ridotte del 40-50%, i debiti continuano a crescere e non ci sono più soldi né per il carburante, né per la manutenzione dei mezzi o per pagare mense e pulizie. Adesso si vocifera di un programma di ristrutturazione del corpo, ma se si parte dai tagli si comincia col piede sbagliato». Intanto quasi ogni giorno in giro per l’Italia si verificano intoppi e problemi. A Venezia, una città tra le più vulnerabili d’Italia in fatto di incendi, negli ultimi giorni di maggio un elicottero, il più piccolo, risultava in prestito al Gp di Formula 1 di Montecarlo, in contemporanea quello grande si è fermato per manutenzione. E in laguna di 7 barche a disposizione solo una funziona senza problemi. A Pesaro hanno già messo in conto di chiudere i distaccamenti di Fano, Urbino, Cagli e Novafeltria nonostante l’estate sia alle porte. A Bologna solo l’intervento del Prefetto ha evitato che l’Enel staccasse la corrente, a Monza autopompe e mezzi sono vecchi di 24 anni e ci sono 10 uomini per 20 comuni. «Siamo sempre sul filo del rasoio - spiega Forgione - servono risorse. Mancano i soldi? Usiamo quelli del tesoretto». Paolo Baroni