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 2007  giugno 04 Lunedì calendario

Vedi anche Frammento n.118226. Così si cura l’allergia alle code. La Stampa 4 Giugno 2007. All’ufficio postale c’è

Vedi anche Frammento n.118226. Così si cura l’allergia alle code. La Stampa 4 Giugno 2007. All’ufficio postale c’è. Il macellaio ne è fornito, il fruttivendolo ne fa ancora senza. Lo si trova in banca, ma non in Questura; dai vigili urbani non è usato, mentre l’Asl ne è munita; al supermarket è d’obbligo. L’elenco potrebbe continuare, poiché da qualche tempo in molti negozi e uffici pubblici è stato installato il distributore di biglietti numerati che regolano le file d’attesa. Anche la loro forma e dimensione è varia. Il più grande è quello delle Poste italiane: 6 centimetri per 10,5; il più piccolo l’ho trovato da un macellaio: 1,5 per 3. Quadrati, rettangolari, a coda di rondine, sovrastampati a caldo, a freddo, col numero in piccolo, col numero in grande, automatici, a richiesta, a strappo, una varietà notevole. Da qualche anno le file sono aumentate un po’ ovunque, così che l’ordine d’attesa è diventato decisivo. Nei Paesi anglosassoni il biglietto col numero progressivo e il display che stabilisce la successione sono scarsamente diffusi, in Italia sono invece assolutamente indispensabili. Gli italiani hanno una spontanea repulsione per le file. Non sanno attendere, perché non sono abituati a farlo: la fila, figlia legittima della civiltà industriale, è estranea alla cultura contadina e paesana dell’Italia. Gli italiani in fila s’innervosiscono; sovente accartocciano il biglietto d’ordine e se ne vanno borbottando. Quando le file sono più di una, come al casello dell’autostrada, sono convinti d’aver scelto la più lenta, confermando in tal modo la legge di Murphy. Per fortuna esiste una teoria matematica delle code, come ci informa un articolo di Tuttoscienze di un anno fa. L’ha fondata un matematico francese, Siménon-Dernis Poisson, vissuto tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, non a caso uno statistico. Il suo studio era dedicato alle statistiche giudiziarie. Perfezionata poi da Agnes Krarup Erlang, ingegnere danese, a fine Ottocento, la nuova teoria delle code è servita per costruire reti telefoniche a costi più bassi possibile, ovvero limitando le dimensioni ma facendo comunicare tra loro il maggior numero di persone. Anche lì c’erano, e forse ci sono ancora, delle code. Ma mentre nella fila alle poste, dal macellaio o all’Asl, il numero è unico, con cellulari, telefoni fissi, palmari, la coda comunicativa può essere facilmente elusa: siamo ubiqui, presenti ovunque, grazie alla moltiplicazione dei numeri. Meglio, presenti da nessuna parte, visto che il cellulare ci delocalizza. Chissà se anche al supermarket e in posta questa moltiplicazione dei numeri diventerà prima o poi possibile? Marco Belpoliti