Varie, 4 giugno 2007
Tags : Oscar Gatto
Gatto Oscar
• Caselle d’Altivole (Treviso) 1 gennaio 1985. Ciclista. Ultimo al Giro d’Italia 2007 (141º a 3 ore 41’39”, pari a circa 150 chilometri, «Come dire: Di Luca a Milano e io a Genova») • «[...] Il primo e l’ultimo se li ricordano tutti, il secondo e il penultimo se li ricordano solo loro, anche se forse vorrebbero dimenticarselo, dal terzo al terzultimo non se li ricorda nessuno. Per questo ho lottato per arrivare ultimo [...] Ho cominciato malissimo, 152º su 197, a più di 4’ dal tedesco Ordowski. Il giorno dopo: Ordowski ritirato, io già terzultimo a soli 21’’ dal francese Monnerais. Da lì in poi ho avuto due avversari tostissimi: il basco Luengo Celaya e lo statunitense Olson [...] Sullo Zoncolan. Luengo ha avuto una giornata storta: 44º a 8’27". Olson è andato così così: 91º a 13’55". Io 129º a 17’08": un trionfo. Poi ho gestito con saggezza lo svantaggio. L’ultima insidia nella crono di Verona. Non avevo riferimenti: partivo per primo, Olson era alle mie spalle. Ma mi sono fatto raggiungere e non c’è stato più problema [...] Essere ultimo ha i suoi vantaggi. Innanzitutto non puoi che migliorare. [...] In tre anni da Under 23 ho conquistato 26 vittorie, 13 il terzo anno, sono stato il più vittorioso dilettante italiano. Metà in volate di gruppo, metà in volate di gruppetto, una da solo. La più bella e difficile. Mi sembrava che il pubblico fosse lì solo per me [...] Un velocista deve prima soffrire, poi esplodere. A volte mi capita di soffrire così tanto da esplodere prima dell’arrivo [...]» (Marco Pastonesi, ”La Gazzetta dello Sport” 4/6/2007).