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 2007  giugno 02 Sabato calendario

Ennio Caretto, Corriere della Sera 31/5/2007 - DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON – Un americano di 32 anni, per due giorni in luna di miele a Roma attorno al 22 maggio scorso, è da lunedì in quarantena forzata al Centro di malattie infettive di Atlanta, affetto da tubercolosi extraresistente (Xdr-Tb), il ceppo più letale che si conosca

Ennio Caretto, Corriere della Sera 31/5/2007 - DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON – Un americano di 32 anni, per due giorni in luna di miele a Roma attorno al 22 maggio scorso, è da lunedì in quarantena forzata al Centro di malattie infettive di Atlanta, affetto da tubercolosi extraresistente (Xdr-Tb), il ceppo più letale che si conosca. Lo sorveglia un agente armato. Si teme che nei suoi viaggi in aereo, di cui uno dalla Grecia, dove si era sposato, a Roma, e un altro da Roma a Praga, il giovane, un avvocato della contea di Fulton in Georgia di cui si tace il nome, abbia infettato qualche passeggero, forse anche italiano. Il nostro ministero della Sanità ne ha ricostruito i movimenti e preso immediate misure. Quindici persone che hanno avuto contatti con il cittadino americano – che passò anche tre notti in un albergo romano con la moglie – sono già state identificate e invitate a sottoporsi a controlli: si tratta di passeggeri, residenti nel Lazio e in Lombardia, che viaggiavano sul volo Praga-Montreal del 24 maggio scorso, un volo transatlantico. Una nota diramata dal ministero avverte che «è opportuno evitare allarmi ingiustificati». Mario Ravaglione dell’Organizzazione mondiale della sanità, però, avverte: «Il rischio del contagio è maggiore nei voli di lunga durata, ma non è uguale a zero nemmeno in quelli di poche ore». Ravaglione ha sottolineato che per accertare se un passeggero abbia contratto la tubercolosi extraresistente possono occorrere da due settimane ad alcuni anni. Come in un giallo, l’uomo è stato oggetto di una frenetica caccia internazionale di parecchi giorni. Il Centro delle malattie infettive di Atlanta afferma di avere scoperto prima delle nozze che soffriva di tubercolosi – ma non del ceppo extraresistente – e di averlo sollecitato a non viaggiare. Lui lo nega. Deciso a non rinunciare alla luna di miele che l’avrebbe portato anche a Firenze, il 12 andò da Atlanta a Parigi con il volo 385 della Air France, proseguì per la Grecia, e, dopo la parentesi romana, si trasferì da Praga a Montreal, in Canada, col volo 0104 della Czech air il giorno 24. Da Montreal raggiunse New York in auto lo scorso venerdì. In un’intervista al quotidiano di Atlanta, The Atlanta Journal-Constitution, l’uomo ha asserito che il Centro lo informò della extraresistente mentre si trovava a Roma. «Prima mi dissero che avrebbero mandato un aereo a prendermi per sottopormi a cure speciali a Denver, ma poi mi ordinarono di consegnarmi alle autorità mediche italiane e mi misero sulla lista nera dei passeggeri per l’America. In albergo, mia moglie e io ci guardammo negli occhi. Se gli italiani avessero sbagliato la cura per me sarebbe stata la fine, e non potevamo aspettare che la polizia bussasse alla porta. Fuggimmo a Praga e di là in Canada, dove pensavamo di non esser stati segnalati. Da New York chiamai il Centro e mi feci ricoverare in ospedale. Lunedì mi portarono ad Atlanta. Mi sento bene, non volevo mettere a rischio nessuno». Julie Gerberding, direttrice del Centro di malattie infettive, ha accusato l’avvocato trentaduenne di avere violato la sua fiducia: «Addusse motivi irrinunciabili per i viaggi, senza spiegare quali, e respinse la nostra richiesta di fermarsi a Roma». E ha invitato la Air France e la Czech air a rintracciare «con urgenza» i passeggeri dei voli 385 e 0104, pur insistendo che non vi è motivo di panico. La malattia, detta in inglese exstensive drug resistant, è sovente mortale – la tubercolosi nelle sue varie forme uccide circa 2 milioni di persone all’anno in tutto il mondo – e affligge anche un altro americano, un giovane di 27 anni di origine russa, dai primi del mese rinchiuso su ordine della magistratura in un ospedale di Phoenix. L’America è in allarme perché dal 1963 non ricorreva alla quarantena forzata, e perché un paio di anni fa, in un volo da Addis Abeba in Etiopia a Città del Capo in Sud Africa, alcuni passeggeri contrassero la extraresistente da un viaggiatore malato. Alessandra Farkas, Corriere della Sera 2/6/2007 - DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Ha chiesto scusa tra le lacrime, dichiarato di non aver alcuna fiducia negli ospedali italiani e puntato il dito contro governo («mi ha abbandonato») e sistema sanitario americani. Rei, secondo lui, dell’ allerta sanitaria internazionale che da giorni affligge i ministeri della Salute pubblica in una dozzina di nazioni, dall’ Europa al Canada. Andrew Speaker, il 31enne avvocato di Atlanta affetto da una rara forma di tubercolosi resistente ai farmaci, ha concesso un’ intervista a Diane Sawyer della Abc per chiedere perdono ai passeggeri degli aerei su cui ha viaggiato, che ora vivono nell’ incubo del contagio. «Chiedo scusa a tutti per la preoccupazione e le sofferenze che ho causato», ha detto con il volto protetto da una mascherina e la moglie Sarah al fianco, dalla stanza del National Jewish Hospital di Denver, dove si trova in quarantena. qui che è stato ricoverato dopo essere rientrato il 24 maggio dall’ Europa, con un volo da Roma a Montreal via Praga, preso trasgredendo il governo Usa che gli aveva ordinato di consegnarsi alle autorità italiane. In luna di miele a Roma con la moglie, Speaker ha rivelato di essere terrorizzato dalla prospettiva di morire in Italia. «Se mi fossi consegnato agli italiani sarebbe finita - ha spiegato -. C’ era il rischio concreto che potessi morire laggiù. Tutti mi avevano messo in guardia dal pericolo». Speaker ha rivelato di aver appreso di essere positivo alla tubercolosi in gennaio ma di sentirsi «completamente in forma» fino a qualche giorno fa. Deciso a sposarsi in Grecia, era partito il 12 maggio da Atlanta su un volo diretto per Parigi. Il 18, dopo essersi sposato ad Atene e poi trasferitosi in Italia per la luna di miele, ha ricevuto a Roma una chiamata del Center for Disease Control and Prevention di Atlanta, che aveva appena scoperto che la tubercolosi di cui è affetto è del tipo XDR-TB, cioè estremamente resistente ai farmaci. Ma l’ agenzia federale Usa contro la diffusione delle malattie infettive non gli avrebbe mai comunicato la contagiosità della malattia. «La dimostrazione è contenuta in una registrazione del consulto in cui medici e scienziati del CDC mi danno il permesso di partire - spiega -. Sono partito solo perché mi avevano assicurato che non ero contagioso». Ma a contraddire questa tesi è la biondissima moglie Sarah che ha confessato alla Abc di aver preso con lui l’ aereo per il Canada, recandosi poi in auto negli Stati Uniti, «perché ci avevano detto che eravamo banditi sui voli diretti verso gli Usa». E a tingere di giallo la vicenda è anche la scoperta che il padre di Sarah, Robert Cooksey, è un microbiologo del CDC esperto proprio in tubercolosi. Lo scienziato si è affrettato naturalmente a dichiarare che «Il mio lavoro non ha niente a che fare con il contagio di mio genero». Subito ripresa da tutti i siti web e tg, l’ intervista di Speaker è la prima mossa dell’ avvocato per arginare la raffica di azioni legali e richieste di risarcimento di danni che stanno già piovendogli addosso. « stato un egoista che ha giocato senza scrupoli con la salute degli altri» tuona Laney Wiggins, che ha viaggiato su uno dei voli intercontinentali con Speaker. Ma sul sito della Abc sono in molti a difenderlo. «Siete mai stati in un ospedale in Italia? - si chiede Fairnesscounts -. A mia madre è capitato e mi ha detto che è come viaggiare nel Medioevo: gli ospedali lì sono sporchi, antiquati e inefficienti». Un altro cibernauta ricorda invece che «l’ Italia è al secondo posto nella classifica Oms, mentre gli Usa sono solo al 37°». L’ ultima parola dovrebbe spettare al Dipartimento della Sicurezza Usa, che sta svolgendo un’ inchiesta per verificare come il malato sia riuscito ad andare all’ estero nonostante ci fosse l’ ordine di non farlo espatriare. IN TV *** Andrew Speaker è comparso ieri sulla Abc insieme con la moglie Sarah (a sinistra) per chiedere perdono ai passeggeri degli aerei su cui ha viaggiato. Suo suocero, Robert Cooksey (sopra), è un microbiologo del CDC esperto in tubercolosi Guido Ruotolo, La Stampa 2/6/2007 - Mi hanno scansato in parecchi, ieri sera al Quirinale. Dagli all’untore, colonna infame per gli appestati. C’era il vuoto attorno a me. Chi mi conosce faceva finta di non vedermi, alcuni personaggi istituzionali importanti si sono girati dall’altra parte. Solo Giovanni Salvi, pm di Roma, e la compagna mi hanno abbracciato». Vicé deve farci l’abitudine. Per il momento ironizza, vive questi primi giorni d’appestato come un’avventura: «Ho anche ricevuto una garbata e imbarazzata telefonata dall’amministrazione del giornale con la quale mi si invitava, su suggerimento del comitato di redazione, a starmene per un po’ a casa....». Vicé, al secolo Vincenzo Vasile, è il quirinalista dell’Unità, scrittore, ex direttore dell’Ora di Palermo. Il 24 maggio si è trovato sull’aereo sbagliato, il Roma-Praga, seduto nel sedile davanti alla persona sbagliata, l’avvocato americano con una forma resistente di Tbc. Qualche avvisaglia l’aveva avuta il primo giorno che è iniziata la sua vita disgraziata. Un’ansiosa collega aveva cominciato a porre il problema, e aveva chiesto di cambiare stanza. Lui aveva messo nel conto le preoccupazioni di qualche singolo, non un’iniziativa sindacale. Volendo esorcizzare l’incidente, Vasile la prende a ridere: «Sto ricevendo tante telefonate, mi ha intervistato la giornalista di un settimanale, una notorietà che mi fa infuriare perché l’avrei voluta avere per le cose che ho fatto, per ciò che ho scritto». Ma lui la sua storia l’ha scritta. Ha raccontato la disavventura per filo e per segno. Come e perché era finito su quel volo, i sospetti su quell’esagitato compagno di viaggio che sbraitava «Ho un guaio..» e cambiava posto di continuo. E soprattutto quella telefonata (giovedì alle 9.20) dalle linee aeree ceche: «Le volevamo dire che lei viaggiava accanto a un uomo infetto». Vasile è giornalista di razza, sa che certe volte le notizie bisogna chiuderle in cassaforte e pubblicarle al momento opportuno. Ma questa volta la storia era lui. E voleva raccontarla. Non poteva credere che fosse stato chiamato da Praga e non da Roma, non poteva sopportare che al ministero della Salute avessero mal digerito quella sua telefonata in cerca d’informazioni su come si doveva comportare e soprattutto che cosa doveva fare. «Sarà la burocrazia italiana....». E poi rimuginava: «Se sono a rischio dovrebbero mettermi immediatamente in quarantena, se non lo sono lo dicano. Non stiano a menarla col calcolo delle probabilità...». Vicé, non ti preoccupare se hai crisi d’astinenza di affetti, sai che torneranno una volta riabilitato. E il futuro? «Domani io e un collega, pure lui capitato su quel volo, andremo allo Spallanzani (l’ospedale delle malattie infettive di Roma) dove prevedibilmente ci diranno di ritornare tra un mese per fare certe lastre. Ci diranno che dopotutto non siamo tanto a rischio, che i controlli li faremo giusto per stare più tranquilli, che male che vada un eventuale contagio potrebbe manifestarsi anche tra due anni...». Adesso Vasile aspetta agosto: un computer portatile, il telefono «e mi trasferisco a Pantelleria». Bisognerà solo stare attenti a non prendere l’aereo sbagliato. *** MILANO – Il professor Robert Cooksey, tra i massimi esperti di tubercolosi al Cdc di Atlanta, è sotto inchiesta. Le autorità vogliono capire «se e come» l’esimio studioso è in qualche modo coinvolto nel contagio di suo genero, Andrew Speaker, affetto da una forma violenta di Tbc. Non ci voleva la «Signora in giallo» o i più tecnologici investigatori di C.S.I. per spingere le indagini anche in questa direzione. Un ulteriore colpo in un caso dagli aspetti bizzarri e con protagonisti degni di un film. A Hollywood avrebbero già trovato il colpevole: la scimmietta. Contagiata da un virus letale, scappa dal laboratorio e diffonde l’epidemia. Ma qui la storia è più intricata e le persone coinvolte sembrano avere qualcosa da nascondere. A cominciare da Andrew Speaker, che malgrado fosse gravemente malato se ne è andato a zonzo per il mondo – Italia inclusa – portandosi dietro la Tbc. Di bell’aspetto, con una moglie affascinante e formosa, Andrew è andato in tv per chiedere scusa: sembrava un attore, piuttosto che un uomo in pericolo. In suo soccorso si è mossa la sorella Kim che ha cercato di spiegare così la partenza: «Doveva sposarsi in Grecia, stava poco bene, era sotto stress e cercava un po’ di tranquillità. Ha pensato che il viaggio gli avrebbe dato il relax che cercava». E la malattia? La famiglia e lo stesso Andrew sostengono che nessuno dei medici consultati gli aveva ordinato di non partire. A sostegno di ciò – ecco un’altra sorpresa – affermano che esiste una una «prova». Il 10 maggio Andrew incontra alcuni funzionari della Sanità per discutere del caso. Al suo fianco la fidanzata Sarah e suo padre Ted, di professione avvocato. I dottori – è la tesi della famiglia – non gli intimano di cancellare il viaggio in Grecia e neppure i successivi spostamenti. Andrew afferma che il padre si sarebbe presentato al colloquio con un piccolo registratore celato in una tasca ed avrebbe «catturato» la conversazione. Viene da chiedersi perché mai ci fosse bisogno di questo trucco. Volevano incastrare i funzionari? Cercavano un alibi? Preparano una causa? Le autorità mediche per ora si limitano a precisare che il giorno dopo – ossia l’11 maggio – redigono un breve rapporto dove si precisa il divieto di viaggio per Andrew. Quindi la comunicazione viene portata mano all’ufficio e alla residenza del malato nei giorni 11 e 12 maggio. Ma è troppo tardi. Perché Andrew aveva deciso di anticipare la partenza di due giorni alla volta di Parigi. Con una fretta incredibile l’uomo contatta l’Air France il 12 e riesce a trovare i posti per lo stesso giorno. Quando il postino bussa alla sua residenza il malato è in volo. Quello che segue è noto. Andrew e Sarah si sposano nell’incantevole Santorini, si spostano poi a Roma – dove sono avvisati della pericolosità della malattia – e quindi raggiungono New York via Canada. Cercando di comporre il puzzle gli inquirenti sono tornati a concentrarsi sul professor Cooksey. Per scoprire se il ricercatore ha violato le regole di sicurezza e abbia contagiato il genero. In fondo lavora da anni proprio sulla Tbc e, magari, ha commesso un errore fatale. Ipotesi che si scontra con la professionalità del Cdc di Atlanta. E’ il centro più famoso al mondo sullo studio di virus ed epidemie, ha il ruolo di sentinella. Nel caso di un attacco terroristico batteriologico sono gli specialisti del Cdc a dare i primi consigli. Ma nella vicenda di Andrew non sembra siano stati troppo reattivi. La vittima li ha accusati di averlo abbandonato. Secondo una sua ricostruzione durante una drammatica telefonata con l’ufficio Cdc gli hanno chiesto se avesse 140 mila dollari (circa 120 mila euro) per noleggiare un jet ambulanza. Ma non potete mandare il vostro aereo? avrebbe sollecitato Andrew. Risposta: non ci sono soldi nel nostro budget. Effettivamente il Cdc ha a sua disposizione un jet noleggiato a 250 mila dollari al mese, ma lo usa raramente. Nei prossimi giorni le autorità metteranno sotto il microscopio il comportamento del professor Cooksey. Vorranno capire se esiste un legame tra il raro tipo di Tbc che ha colpito il genero e gli studi condotti dal ricercatore. Quando la storia è esplosa, lo scienziato ha subito messo le mani avanti: «Non c’entro nulla». Se le cose non si chiariranno in fretta c’è il rischio che il sospetto cresca. E torna alla mente il caso dell’antrace che sconvolse Washington dopo l’11 settembre. Per molto tempo il principale sospetto è stato un professore che giocava con gli alambicchi. Alla fine, però, l’Fbi si è arresa. E i delitti sono rimasti impuniti. Ma se non è stato un incidente quale è la risposta? Un amico di Andrew ha indicato una pista orientale: il trentaduenne americano avrebbe contratto la Tbc visitando un orfanotrofio in Vietnam.