Antonio Monda, la Repubblica 2/6/2007, 2 giugno 2007
ANTONIO MONDA
NEW YORK
per il newyorkese doc è la libreria per antonomasia. Più colta, più autentica, più appassionante di qualunque Barnes & Noble o Borders, e più grande, più ricca e più varia di una qualunque libreria indipendente. All´angolo tra la Dodicesima e la Broadway dove è situato l´ingresso principale, la Strand Bookstore esibisce con orgoglio un´insegna in cui si annuncia che il visitatore ha a disposizione diciotto miglia di libri, che in termini numerici equivale a un totale di due milioni e cinquecentomila volumi. Nei quattro piani della sede storica non esiste argomento che non abbia un proprio settore, o almeno uno scaffale, ma la collocazione dei generi principali riflette in maniera sintomatica lo spirito laico, liberal ed edonista della città: al terzo piano sono esposti i libri rari, al secondo i volumi d´arte (insieme a quelli di spettacolo, design e architettura), al pianterreno la narrativa e l´umorismo, e nell´interrato la religione e la scienza. I testi di cucina, significativamente, attraversano trasversalmente tutti i piani.
Per coloro che vivono a Manhattan, ma anche per chi viene da turista o la frequenta per lavoro, Strand è molto più di una libreria: è un centro di vita culturale e nello stesso tempo un´icona della vita newyorkese, che celebra sfacciatamente la propria realtà immutabile nel cuore di una metropoli che ha fatto del continuo rinnovamento la propria principale caratteristica. E anche in questi giorni, in cui si festeggia l´ottantesimo anniversario con una festa alla quale interverranno scrittori, intellettuali e star del cinema, si presenta orgogliosa della propria polverosità e del proprio disordine.
L´esterno del locale è circondato da una serie di banchi nei quali sono messi in vendita libri usati a un dollaro, e l´interno costringe il visitatore a un percorso labirintico, che smentisce ogni strategia di mercato, e segue invece accostamenti arditi: l´opera omnia di Melville è proposta insieme a Maus di Art Spiegelman, Cent´anni di solitudine insieme a una copia autografata di King of the World, il libro scritto da David Remnick su Mohammad Ali. E ancora: i romanzi di Martin Amis sullo stesso bancone dei libri su Chuck Close, quelli di Ian McEwan insieme ai testi sull´Actors Studio e a un libro introvabile in cui Lee Strasberg parla della necessità artistica del "Metodo". The Leopard cioè Il Gattopardo (è uno dei pochissimi testi italiani esibiti nella zona privilegiata vicino all´ingresso), è accanto al libro fotografico di Bert Stern su Marilyn Monroe, e nel bancone di fronte campeggiano i racconti di Isaac Singer e la "trilogia della pianura" di Cormac McCarthy.
Il disordine tende a scomparire man mano che ci si avvicina agli scaffali, ma ciò non impensierisce affatto il visitatore, divertito dall´idea di trovarsi in una specie di caotico mercato del libro frequentato dall´intellighenzia newyorkese che ama organizzare in questo luogo incontri, reading e presentazioni nelle quali si ribadisce che la cultura ha bisogno proprio di questa energia disordinata, e rifiuta l´approccio lussuoso e asettico delle grandi catene librarie, più simili a supermarket che a centri di cultura. Strand è l´antitesi orgogliosa e romantica del concetto di "corporate": è uno degli ultimi posti in America, e forse anche nel mondo, in cui un libro ha un valore prima che un prezzo. Ma è anche il luogo che esalta la capacità imprenditoriale del singolo, che rifiuta il concetto di agglomerato industriale e riesce ad affermarsi grazie alla propria abnegazione e alla forza della propria idea. Da questo punto di vista rappresenta la quintessenza dello spirito americano.
Questa mescolanza di pragmatismo e romanticismo è visibile sin dal pianterreno: molti dei volumi hanno l´etichetta Strand Price, che indica il prezzo ribassato che solo la libreria è in grado di offrire, e spiega meglio di ogni altra cosa perché Strand è il paradiso per il lettore ma l´inferno per lo scrittore: se il primo riesce a trovare di tutto a prezzo stracciato, il secondo deve affrontare la realtà delle rese invendute dei propri testi, o dei libri inviati ai recensori, che cominciano ad apparire sui banconi negli stessi giorni in cui vengono pubblicati.
In questi giorni di celebrazione viene esposta in vetrina, accanto alla Remington 10 utilizzata per tenere i conti all´epoca dell´apertura, la storia della libreria, che venne fondata da Ben Bass sulla Quarta Avenue, nell´isolato opposto rispetto a quello attuale. Bass investì nel progetto seicento dollari, cifra che rappresentava tutti i suoi risparmi, ed iniziò mettendo in vendita la propria collezione di libri. Il nome lo scelse in onore della celebre casa editrice inglese, e decise di aprire la sede originaria sulla cosiddetta "Book Row", la strada che congiunge tuttora Union Square ad Astor Place. All´epoca dell´apertura in quei pochi isolati c´erano ben quarantotto librerie, che offrivano le più importanti novità editoriali provenienti dall´Europa e i libri dei principali autori americani, ma oggi Strand è l´unica ad essere sopravvissuta.
Sin dagli inizi, Bass impostò il lavoro in una chiave familiare, e chiamò il figlio Fred a lavorare dietro il bancone originale quando quest´ultimo aveva solo tredici anni. Fred cominciò a gestire in prima persona la libreria nel 1956, e ancora oggi siede ogni giorno accanto alla cassa, supervisiona gli acquisti e le vendite, organizza gli eventi più importanti, dirige uno staff di duecento persone e la seconda libreria aperta a Southstreet Seaport, più piccola nelle dimensioni, ma identica nello spirito. stato Fred che ha deciso di spostarsi nella sede attuale e, sin dagli anni Sessanta, grazie alla sua prodigiosa memoria e alla vastissima conoscenza bibliografica ha conquistato la stima e l´affetto di personaggi diversissimi quali Saul Bellow, Allen Ginsberg, Jacqueline Kennedy, Jorge Luis Borges, Richard Avedon, Andy Warhol e Kurt Vonnegut.
La prima consacrazione ufficiale avvenne nel 1970, quando il premio Pulitzer George F. Will scrisse, in un pezzo intitolato Hail to thee, Old Strand (cioè Ave a te, vecchia Strand): «Le otto miglia che sono degne di essere salvate in questa città sono all´angolo della Dodicesima e Broadway, e sono gli scaffali pieni di libri della Strand». A distanza di trentasette anni, le miglia sono diventate diciotto ed i clienti abituali della libreria non sono meno prestigiosi: Fred Bass cita con soddisfazione Jules Feiffer, Umberto Eco, Chuck Palahniuk, Salman Rushdie, Steven Spielberg, David Mamet e, novità dell´ultimo decennio, star del cinema come Julia Roberts, Tom Cruise, Uma Thurman, Johnny Depp, e della musica come Bono, Bjork e persino Michael Jackson.
Lo scorso anno è stata venduta per centomila dollari una raccolta di tutte le opere di Shakespeare datata 1632, e Bass si dichiara alquanto sorpreso di non aver trovato ancora un acquirente disposto a spendere quarantamila dollari per una copia illustrata dell´Ulisse autografata da Joyce e da Matisse. Ma sul piano del semplice commercio la novità più significativa è quella denominata Books by the foot, un servizio di vendita di libri al metro quadro con funzione decorativa, che possono essere ordinati via Internet a seconda dell´altezza degli scaffali. L´idea di offrire la consulenza di un decoratore di interni è di Nancy Bass Wyden, figlia di Fred e prossima erede della libreria, che definisce il progetto un segno dei tempi e ribadisce con un sorriso orgoglioso l´inscindibilità dell´anima romantica da quella pragmatica.