Attilio Bolzoni, la Repubblica 2/6/2007, 2 giugno 2007
BUCAREST
scavano ancora sulla collina. C´è un altro buco, il più grande. Fra qualche mese, in bilico sulla sua cima resteranno solo la basilica di pietra bianca e il piccolo cimitero. Li dovranno pregare tanto i loro santi Mihail e Gavril quelli che abitano nella valle dove gli alberi di fico non fanno più fichi e i ciliegi non danno più ciliegie, dove gli orti sono morti e gli uomini dannati.
Sentono il suo fiato. Ci camminano sopra a quelle alture che sembrano di cartapesta. In certi giorni prendono anche forme di animali. Di un leone, un serpente, un muso di cane. Si arrampicano sui resti di quattro o cinque o sei milioni di loro simili. I vapori stordiscono, i colori si mescolano. Al sole diventano un grigio che acceca. Ogni tanto passa un treno che scompare dietro la curva. dietro la curva che c´è il mondo alla fine del mondo. a dieci chilometri da Bucarest che c´è la discarica più spaventosa della Romania.
Il nome gliel´ha dato la valle: Ochiul Boului, occhio di bue. Fino a una trentina di anni fa c´era un lago e c´era un pascolo, poi Ceausescu ha portato la spazzatura della capitale e Ochiul Boului è stato sepolto per sempre. Per centodiciannove ettari è una gobba fradicia che si allunga e si allarga, sale, scende, si rialza fino a una quarantina di metri e dentro di sé ha crateri fumanti come i vulcani, fosse nere, crepacci. Le sue nebbie si spingono fino a Glina e a Popesti Leordeni, paesi sventurati scivolati in una delle pattumiere più gigantesche d´Europa.
Un recinto verde segna un confine che non c´è più. I camion sollevano nuvole di polvere e poi vengono ingoiati nella sacca. Ai cancelli fanno la guardia gli zingari. Assoldati per sorvegliare e malmenare chi si inoltra fra le creste dei rifiuti a raccattare ferro, plastica, vetro, scarpe sfondate, rimasugli di cibo. il popolo che sopravvive con gli scarti degli altri. Sono puntini neri quegli uomini e quelle donne e quei bambini che vagano per Ochiul Boului. Si muovono lentamente, gli occhi che cercano, le mani che frugano, sprofondano nel marcio fino alle ginocchia, riaffiorano dalla loro miserabile caccia sempre con qualcosa che li farà resistere ancora un giorno.
Siamo su uno dei precipizi dove volevano trasportare la «munnezza» di Napoli, nascondere qui quello schifo che si distende fra Portici e il Vesuvio, qui dove fanno sparire tutto, ogni specie di rifiuto. Quello di Bucarest e quell´altro che viene da lontano, quello stipato sui vecchi autocarri che sbuffano sulle rampe dopo il tramonto, dei container che sbarcano al porto di Costanza, dei vagoni che partono dalla Bulgaria, dei carichi fantasma che giungono da Istanbul. E pure dall´Italia. Scambi. Traffici. Mafie.
Il tanfo è spinto da un vento caldo al di là del recinto. Si spande verso una campagna rinsecchita, trafitta da piloni dell´alta tensione e scheletri in cemento armato. Caserme diroccate, capannoni deserti. la ferrovia che taglia in due la strada che sbuca a Popesti Leordeni. L´ultima casa prima della discarica è quella di Niculina Anghel. nata cinquantasette anni fa in questa casa e non se n´è mai andata. Dal suo balcone vede quello che stanno facendo ancora nella valle, un centinaio di metri più giù. Le ruspe risalgono il fianco della collina che è sempre più sottile, sta quasi per rotolare nel solco dove una volta scorreva il fiume Dambovita. «E poi il fiume si allargava fino a formare un laghetto, c´erano le trote e le carpe, e attorno c´erano le mucche e i bambini giocavano laggiù», ricorda Niculina.
diventata ogni giorno più grande la discarica di Ochiul Boului. «Prima o poi inghiottirà anche la mia casa», dice. Mostra un foglio, la petizione firmata dalla metà dei dodicimila abitanti di Popesti Leordeni. Si sono rivoltati contro quel letamaio che si muove come se fosse una cosa viva, che manda fuori i suoi fetori, che sta conquistando anche gli ultimi metri rimasti ai giardini, ai cortili, alle stradine poderali. « tutto inutile: noi siamo piccoli e i padroni della spazzatura sono grossi, troppo grossi per noi», sussurra Niculina. Per legge la discarica dovrebbe chiudere nel 2012. Ma scavano, scavano sempre in fondo alla valle.
Oltre la ferrovia c´è un "magazin mixt", uno spaccio. Mirella e suo marito Valentin vendono frutta, birra, giornali, pane, gelati. Sono accerchiati dalla feccia, ci vivono dentro. Pagano anche loro la gabella, la tassa sui rifiuti. Poco meno di diciotto lei, l´equivalente di cinque o sei euro al mese. Un sacco al giorno che si portano via in un bidone e quasi venti milioni di tonnellate che lasciano sull´uscio della loro casa. Mirella e Valentin raccontano cosa è accaduto l´altro anno nell´ultima settimana di maggio, dopo la grande alluvione che ha sommerso le regioni più a nord. Mirella non se lo dimenticherà più: «Trascinati dall´acqua sono annegati migliaia di cavalli, di cani, di maiali. Li hanno portati tutti qui, ogni notte li infilavano di nascosto a Ochiul Boului». E Valentin ha scavalcato il recinto per scoprire la fine che facevano: «Li ho visti sotterrare, uno sopra l´altro». Le lasciavano lì carcasse, le lasciavano imputridire nel ventre della discarica. Sono cambiati anche gli odori in quelle notti. Le zaffate arrivavano fino ai due paesi, un puzzo aspro. Per scacciare mosche e zanzare fecero venire le autobotti e cominciarono a rovesciare disinfettanti con le pompe. La discarica era illuminata da potenti fari, ogni tanto ululavano anche le sirene. Un´apocalisse.
sporca l´aria. sporca la terra. sporca l´acqua. «Noi la facciamo bollire prima di lavarci o cucinare», dice Manole Marin, "primar" di Glina, il sindaco di quell´altro paese che è finito in questa tragica periferia romena dove fino a qualche anno fa c´erano sedici fabbriche e oggi c´è solo quella spaccatura nei campi con le sue sporgenze infette. Un´altra curva ed ecco Glina, altri settemila appestati da Ochiul Boului. I castagni selvatici bruciati. L´erba gialla, malata. Una lunga via dritta e poi tante traverse tutte uguali. Strada Ingusta, strada Veli, strada Revolutey, strada Rozeloy. Se Popesti Leordeni è costruita qualche metro più in alto, Glina è ancora più sciagurata. Sta sotto, schiacciata e soffocata. rassegnato il sindaco Marin: «Ci hanno tolto la vita giorno dopo giorno e anno dopo anno, ci hanno ucciso lentamente in una camera a gas». E spiega come l´immondizia della capitale ha raggiunto le porte del suo paese.
Era il 1976 quando Nicolae Ceausescu decise di mettere il pattume di tutta la sua Bucarest proprio là, a sud est, in quella campagna che avanza per trecentocinquanta chilometri fino al mare di Costanza. Arrivarono subito i bulldozer. Nel 1978 cominciarono a scaricare. Sparì il fiume. Sparì il lago. Sparirono le mucche. Una voragine e una montagna, un´altra voragine e un´altra montagna. Così è cresciuto il più grande deposito di rifiuti urbani della Romania. Hanno aperto varchi in ogni suo lato. Nel 1981. Nel 1987. Nel 1994. Nel 2001 e nel 2004. Peggio del dittatore sono riusciti a fare solo quelli che la discarica l´hanno comprata dopo. L´hanno riempita. E ogni volta che avevano finito di riempirla, cominciavano di nuovo a fare buchi. Scavano, scavano sempre nello sfacelo di Ochiul Boului.
la spazzatura l´affare formidabile nella Romania di questi ultimi anni. Forse ancora più della droga. Più della tratta delle ragazze. Le società di smaltimento di rifiuti sono almeno quante i casinò e le sale da gioco, sessantaquattro contate ufficialmente fino al 2005, in realtà più di settanta e solo nel distretto di Bucarest. Sono nelle mani di russi e israeliani, gruppi indipendenti. Le società "ecologiche" hanno invece tutti finanziatori italiani e sono quasi tutte legate una all´altra. Anche quella più grande. Anche Ochiul Boului. il tesoro di Bucarest. La "via balcanica" dei rifiuti passa fra Glina e Popesti Leordeni.
Chi è che comanda nella pattumiera romena? Chi è il padrone di Ochiul Boului? «Il signor Victor», rispondono al telefono. La società è la "Sc Ecorec Sa" e il suo direttore generale si chiama proprio Victor, Victor Dombrovshi. Il direttore della produzione è suo figlio. Il direttore del personale è suo nipote. Tutto in famiglia. Quello che si presenta come il signore dei rifiuti di Bucarest fa sorvegliare la sua grande discarica da una banda di rom. «Buttate fuori l´italiano di merda», ordina Victor appena entriamo nel suo regno. I ficcanaso non gli piacciono. Ma non ce l´ha con gli italiani. Anzi: con loro ha sempre fatto tanto business. l´immondizia che li tiene insieme. Ogni fila di camion che si infila oltre il recinto è una palata di soldi per Victor Dombrovshi e suoi soci. Quelli di minoranza erano fino a qualche mese fa due fratelli di Rieti, Sergio e Giuseppe Pileri, imprenditori di successo a Bucarest. Hanno interessi nel lotto, negli ippodromi, nel campo immobiliare, in aziende informatiche. Sono anche gli editori di Piazza Italia, «periodico di informazione europea degli italiani in Romania». Il socio di maggioranza dell´"Sc Ecorec Sa", che ha come patrimonio l´abisso di Ochiul Boului, è un siciliano molto noto. Per i magistrati di Palermo è Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, il famigerato sindaco mafioso degli anni Settanta.
La spazzatura non ha frontiere. Come il denaro. Il 21 ottobre di due anni fa Victor Dombrovshi ha ceduto per 9 milioni e 375 mila euro l´82 per cento della sua "Sc Ecorec Sa" ad "Agenda 21", una società controllata dalla "Sirco spa" che a sua volta è controllata dal giovane Ciancimino attraverso i suoi avvocati prestanome. Nella compravendita ha fatto da consulente un vecchio amico dei siciliani, l´ingegnere Romano Tronci. un conoscitore profondo di quelli che prima della caduta del Muro erano «i paesi dell´Est», ha buone conoscenze a Milano dove è rimasto invischiato in una coda di Tangentopoli, ha fatto qualche colpo anche in Sicilia. I boss di Corleone lo chiamavano «il comunista» perché curava alcuni appalti per le coop rosse. Appalti di rifiuti. A Palermo attraccava il suo panfilo ai moli della Cala, poi scendeva in città e si sedeva intorno al «tavolino» dove c´era la spartizione fra i mafiosi e i califfi della Regione. Tre per cento agli uni e tre per cento agli altri. L´ingegnere è finito sotto processo per la discarica di Bellolampo. I rifiuti, sempre i rifiuti.
un «giro» quello dell´immondizia. Italia, Romania, Milano, Palermo, Roma, Napoli, i soliti nomi, i soliti indirizzi. Un incastro di sigle, azioni cedute o acquistate per confondere, scatole cinesi, teste di legno che si registrano alle camere di commercio e firmano contratti milionari. Siamo andati a cercarli gli uffici delle società che fanno capo all´"Agenda 21" di Massimo Ciancimino. Da Ochiul Boului al km zero di Bucarest, il cuore della capitale. C´è la "Sc Ecorec Sa", c´è la "Salub", ci sono la "Sc Ecologica Mures" e la "Sc Ecologica Baicoli". Sono tutte nate per riciclare spazzatura, le abbiamo trovate tutte nel Sector 2, in Strada Tunari numero 49. una palazzina color corallo a meno di un chilometro dal centro, un isolato prima della grande caserma dell´Igp, l´Ispettorato generale della polizia romena. In Strada Tunari 49 ci sono anche la redazione del periodico Piazza Italia e le stanze dell´Agenzia Obiettivo Lavoro, che è sempre dei fratelli Pileri. piccolo il mondo alla fine del mondo. Si conoscono tutti. La spazzatura è una colla che non li fa staccare mai.
Per tornare a Ochiul Boului si oltrepassa ancora la ferrovia. Niculina è sempre là sul suo balcone a guardare le ruspe che svuotano la collina. Al Comune di Popesti Leordeni è appena arrivato il sindaco. «A me non importa chi sono i padroni di queste discariche né mi importa da dove vengono i soldi», sbotta Grigor Trache, il "primar" che non si lamenta come il suo collega di Glina della peste portata a Ochiul Boului. di religione cattolica Grigor, sulla sua scrivania bacia una grande Madonna di Lourdes in legno. Gli chiediamo di Victor Dombrovshi. «Un grande imprenditore», dice. Gli chiediamo anche dei suoi soci. infastidito, risentito: «Voi in Italia prima chiudete in carcere le persone e poi fate le indagini, da noi non vanno così le cose...».
Sono i corvi appostati sui rami che annunciano la lunga fila di camion che si sta avvicinando alla discarica più grande della Romania. Gli zingari aprono i cancelli. I corvi si avventano sull´ultimo carico di Ochiul Boului.