Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  giugno 03 Domenica calendario

ENRICO FRANCESCHINI

dal nostro corrispondente
LONDRA - Nessuno sa cosa c´è in quella della regina (niente, probabilmente), tutti ricordano quella della Thatcher, Victoria Beckham c´è l´ha sempre piena, Kate Moss può averla di qualsiasi tipo che diventa subito alla moda. Parliamo di borsette, accessorio di cui le donne inglesi (e forse non solo inglesi) sembrano essere schiave: è l´acquisto per cui, secondo i sondaggi, spendono più volentieri i loro soldi. Ma adesso potrebbe diventare anche l´oggetto della discordia in casa laburista, la questione su cui la nuova sinistra si divide, incerta fra l´andare avanti con le riforme del blairismo o tornare indietro, almeno un po´, verso gli ideali della sua storia. Nel New Labour è scoppiata, infatti, la «guerra delle borsette». Tra due donne, entrambe deputate, entrambe dirigenti del partito, entrambe ora candidate alla poltrona di vice leader. Già, perché mentre la contesa per rimpiazzare Tony Blair come capo (e di conseguenza come primo ministro, fino al termine della legislatura) è finita in partenza, essendoci un solo candidato, Gordon Brown, ministro delle Finanze e dal prossimo 27 giugno nuovo premier, la gara per il posto di numero due laburista è combattutissima e fitta di pretendenti. In lizza ce ne sono mezza dozzina, tra cui spiccano, per l´appunto, due distinte signore. Le quali, discutendo di un argomento in apparenza leggero come le borsette, potrebbero avere innescato il più importante dibattito degli ultimi anni sul tema di «dove va la sinistra».
Ha cominciato Harriet Harman, ministro della Giustizia oltre che deputato alla camera dei Comuni, sostenendo che, sotto Brown, il Labour dovrà impegnarsi per ridurre il crescente gap ricchi - poveri, macchia nera sulla coscienza del blairismo. «Dobbiamo stare attenti a non cadere nella falsa scelta tra lottare contro l´ineguaglianza e sostenere pari opportunità per tutti», ha detto. «Se non affronti l´ineguaglianza, non puoi veramente offrire pari opportunità. L´ineguaglianza è in conflitto con gli ideali di libertà, solidarietà sociale e spirito di comunità. La meritocrazia è importante ma non risolve tutto. Non possiamo avere una società pacifica se siamo divisi da estremi di povertà e ricchezza». Quindi ha fatto un esempio: «Trovo ingiusto che qualcuno spenda centinaia o migliaia di sterline per una borsetta, mentre ci sono famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese».
Apriti cielo! «Anch´io credo nella giustizia sociale», le ha risposto Hazel Blears, presidente del partito laburista (e pure lei membro dei Comuni). «Ma per realizzarla dobbiamo stare dalla parte dei lavoratori che aspirano al successo, che vogliono possedere una casa, che desiderano un futuro migliore per i propri figli. Questo è lo spirito vincente del New Labour. Se soffia su di noi il venticello dell´invidia, quegli elettori voteranno conservatore. Non spetta certo al governo o a un partito insegnarci come possiamo spendere i soldi che abbiamo guadagnato col sudore della fronte, che siano per una vacanza, un paio di scarpe o una bella borsetta». Per inciso: la signora Harman, di estrazione borghese, gira con un´anonima borsetta da 70 euro. La signora Blears, di estrazione operaia, con una borsetta firmata di Orla Kiely da 350 euro. Chi ha ragione? Ai posteri, o meglio ai vertici del Labour e ai suoi epigoni di sinistra in tutta Europa, l´ardua sentenza.