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 2007  giugno 02 Sabato calendario

L’ambiente «pesa» più di quanto si pensasse sulla personalità Si prendono 398 coppie di gemelli italiani, si convincono i loro genitori, e gli stessi gemelli, dagli otto ai 17 anni, a partecipare a uno studio (pubblicato in maggio dal Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, la rivista di pediatra più citata in ambito scientifico) e si giunge a una conclusione inaspettata

L’ambiente «pesa» più di quanto si pensasse sulla personalità Si prendono 398 coppie di gemelli italiani, si convincono i loro genitori, e gli stessi gemelli, dagli otto ai 17 anni, a partecipare a uno studio (pubblicato in maggio dal Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, la rivista di pediatra più citata in ambito scientifico) e si giunge a una conclusione inaspettata. Che inquadra in una nuova prospettiva una domanda già vecchia: quanto conta, nella costruzione della nostra personalità, l’ereditarietà e quanto conta l’ambiente? «Quello che fa la differenza della nostra ricerca – spiega Marco Battaglia docente di psicopatologia dello sviluppo all’Università Vita e Salute del San Raffaele di Milano – è l’aver cercato di sfuggire sia alla tentazione deterministica (tutto dipende dai geni) sia a quella probabilistica (l’ereditarietà non conta). Questa è una visione superata del problema, la domanda giusta è: l’ambiente come modella l’espressione del nostro patrimonio genetico? E, ancora: quando parliamo di ambiente che cosa intendiamo veramente? I gemelli vivono in parte in un ambiente condiviso: hanno gli stessi genitori, la stessa classe sociale; ma anche in un ambiente non condiviso: uno può avere un bullo tra i compagni di scuola e l’altro no; uno può avere un incidente e l’altro, per fortuna, no e così via». Perché la ricerca si sia svolta su gemelli è facilmente intuibile. I gemelli costituiscono il terreno ideale per studiare che cosa in noi è ereditario e che cosa non lo è. I gemelli monozigoti (nati da un’unica cellula uovo fecondata che, poi, si divide in due dando origine a individui distinti) hanno un patrimonio genetico uguale al 100%. I gemelli dizigoti nascono, invece, da due cellule uovo, fecondate da due spermatozoi, che si sviluppano in contemporanea nell’utero; si somigliano quindi al 50%, come dei semplici fratelli. Come poi si sia riusciti a trovare le quasi 400 coppie di gemelli è facilmente spiegabile se si sa che in Italia esiste un Registro Nazionale dei gemelli, fondato all’inizio del secolo corso, che raccoglie dati su tutti i gemelli italiani ( vedi articolo a fondo pagina). Fatte queste indispensabili premesse, che cosa hanno dunque scoperto Battaglia e suoi giovani ricercatori? E quanto delle loro scoperte può aiutarci nella difficile impresa di capire - e magari perfino aiutare a crescere - i nostri figli? Sulla base di una storica analisi precedente, condotta nel Minnesota, su gemelli monozigoti e dizigoti, cresciuti sia insieme, sia separatamente, si era giunti ad affermare che circa il 70% del nostro temperamento, dei nostri interessi e delle nostre attitudini sociali, nonché del nostro quoziente di intelligenza, dipende dal patrimonio genetico ereditario. «Il nostro studio – chiarisce Battaglia – sposta l’accento sull’ambiente. Mi spiego meglio: prendiamo una coppia di gemelli monozigoti. Uno è ansioso, l’altro inquieto. Uno è uno studioso fin troppo timido, l’altro uno sportivo fin troppo aggressivo. Come è possibile? Eppure già uno dei padri della gemellologia, Irving Gottesman, diceva: dati due gemelli con le stesse caratteristiche (taglia robusta, grandi riserve di energia, estroversione, temerarietà) uno può diventare uno sceriffo pluridecorato, l’altro un gangster. E allora? La tendenza ad evolvere verso un tipo di comportamento, o quello che sembra il suo opposto, deve dipendere da qualcosa che non sono né i geni, né la famiglia. Che cosa può essere? quello che abbiamo definito l’ambiente "non condiviso", che dipende dalle scelte di ogni singolo gemello e dagli eventi che gli capitano nella vita: un amore fortunato, una malattia che blocca a letto per qualche tempo, un insegnante eccessivamente severo. Per dirla in cifre: ad influenzare quello che siamo, le caratteristiche ereditarie danno un contributo molto variabile che va dal 10% all’80% a seconda dei tratti presi in esame, con i fattori ambientali, soprattutto quelli diversi per ognuno, a fare da agente moderatore o promotore». Ma attenzione: anche l’ambiente che si tende a considerare condiviso, come quello familiare, non è poi del tutto condiviso. Puntualizzano, infatti, Chiara Spatola e Paola Pesenti- Gritti, giovanissime ricercatrici del San Raffaele che insieme a Battaglia firmano la ricerca. «Se è certo – spiegano – che i genitori tendono a dare le stesse regole ai figli, è altrettanto certo che difficilmente hanno con tutti, anche se si tratta di gemelli, lo stesso comportamento emotivo. Si può voler bene a due figli in modo uguale, anzi è piuttosto probabile, ma spesso lo si esprime in modo diverso. E, comunque, ogni figlio, anche se "gemello" recepisce in modo diverso anche quello che è realmente uguale per entrambi». «Quanto all’ambiente sociale, è sicuramente lo stesso per i gemelli, come per i i fratelli, – riprende Battaglia – ma dentro questa categoria finiscono tante di quelle cose, dal tipo di cibo che si mangia, al numero di libri che ci sono in salotto, alle possibilità di viaggiare, che diventa una categoria poco utile per capire lo sviluppo della personalità. quella che noi chiamiamo una macrovariabile, sicuramente molto potente per il ruolo che gioca. Ma difficile da indagare». «Più studiamo – prosegue – più ci rendiamo conto che tutto è più complicato di come si pensava. Anche la netta separazione gene-ambiente vacilla. Per esempio, ora sappiamo che l’espressione dell’apporto genetico sembra variare a seconda delle classi sociali e dell’ambiente: quindi, a parità di disposizioni individuali, chi parte socialmente sfavorito, rischia una maggiore penalizzazione nella vita rispetto a chi, pur poco brillante, può contare sulle buone risorse dei genitori. E allora come stabilire, in rigide percentuali, il peso dell’ereditarietà?» Oggi abbiamo, quindi, più dubbi che certezze? «Avere dubbi non è poi così negativo. E, comunque, qualcosa in più lo sappiamo. Abbiamo avuto la conferma, numeri e percentuali alla mano, di qualcosa che da tempo sostenevamo: l’ambiente esterno per i ragazzi conta più di quello familiare; il cosiddetto "gruppo dei pari", classico esempio di ambiente non obbligatoriamente condiviso tra i gemelli, è davvero fondamentale nello sviluppo della personalità. E dietro due comportamenti disturbati apparentemente opposti, c’è la stessa componente ereditaria che, modellata diversamente dagli eventi personali, si esprime in modo differente» conclude Battaglia. Ogni figlio, anche se gemello, recepisce in modo diverso anche quello che è realmente uguale per entrambi Anche se i geni e l’ambiente familiare sono gli stessi, le esperienze della vita portano a comportamenti e a caratteri diversi, spesso contrastanti