Guido Santevecchi, Corriere della Sera 3/6/2007, 3 giugno 2007
LONDRA
Forse è la prima volta che un’opera d’arte appena uscita dalle mani dello scultore finisce sulla prima pagina del Financial Times.
Ma il titolo del giornale della City sotto il teschio creato da Damien Hirst fa capire tutto: «La testa di Hirst per gli affari». I numeri anzitutto: per fabbricare il cranio scarnificato sono state usate 32 sfoglie di platino per un peso di 2 chili e 156 grammi; con una tecnica laser ci sono stati incastonati 8.601 diamanti; sulla fronte una pietra rosa da 52 carati che da sola costa 6 milioni di euro. Il valore complessivo del «materiale» è stato stimato in 12 milioni di sterline (circa 18 milioni di euro) dalla compagnia che lo ha assicurato contro furti o danni per 110 mila euro l’anno.
Le sorprese non sono finite. Anzi. Hirst, 41 anni, genio della Brit Art, racconta di aver avuto il lampo creativo durante un viaggio in Messico, ammirando scheletri della civiltà azteca e maya. Lui era celebre per il suo squalo in formaldeide e poi pecore, capre, teste di mucca e maiali, tutti immersi in liquido conservante da laboratorio anatomopatologico. Decise di cimentarsi con resti umani. Così un paio d’anni fa trovò nella vetrina di un laboratorio di Londra che impaglia animali un vero teschio appartenuto a un uomo morto all’età presunta di 35 anni tra il 1720 e il 1810. L’artista lo comprò e decise di farne un calco in platino da tempestare di diamanti.
Come fa sempre, Hirst si è limitato all’idea e al progetto, lasciando l’esecuzione a una squadra di tecnici (anche con gli animali non è lui che li squarta e li infila nelle vasche di formalina con le sue preziose mani). Questa volta gli esecutori sono stati i gioiellieri Bentley & Skinner di Bond Street, fornitori della Royal Family fin dai tempi della Regina Vittoria. Hirst ha posto come condizione che i diamanti fossero «eticamente controllati», vale a dire che non provenissero da zone di guerra e non fossero quindi «insanguinati». stata una ricerca difficile, il numero delle pietre è triplo rispetto a quelle che fanno brillare la corona imperiale della regina. «In effetti la mia commessa per diamanti di quella qualità in un periodo di tempo ristretto ha fatto salire il mercato », ha detto compiaciuto Hirst. Mercato. Questo è il punto. A 41 anni Damien Hirst è già l’artista vivente più ricco della storia. Con una fortuna valutata in 130 milioni di sterline (che farebbero 390 miliardi in vecchie lire) è al 532˚ posto nella «Rich List» del Regno Unito. Ma il successo commerciale è diventato il suo unico obiettivo? Un maiale squartato, il calco di un teschio sono arte? L’opera si chiama «For the Love of God». E subito qualche critico ha consigliato di aggiungere un punto esclamativo: «Per l’amor di Dio!». Hirst non si è scomposto: «Sì, ho pensato al rischio che potesse sembrare un po’ eccessivo. Ma in realtà il teschio dimostra che non viviamo per sempre. E ha anche un sentimento di vittoria sulla morte».
Per ammirare «Per l’Amor di Dio» nella galleria White Cube di Londra (fino al 7 luglio), bisogna prenotare la visita, e per motivi di sicurezza all’interno si viene scortati da body guard che sfoggiano vestiti scuri e auricolari. Sembra più una banca che una mostra. Hirst ride compiaciuto. Sottolinea che i denti del teschio di platino e diamanti sono quelli originali: «Prima li avevo immaginati d’oro, ma poi ho pensato che fosse importante mettere quelli dell’uomo del 1700. Come è essenziale che gli animali in formaldeide siano reali. Non è una rappresentazione, è la realtà».
Hirst è disposto a separarsi dalla sua ultima opera per 50 milioni di sterline (75 milioni di euro). Dice che il prezzo esorbitante è un accorgimento per evitare che il compratore la rivenda subito a un collezionista; lui vuole che venga esposta al pubblico e pensa di porre la condizione nel contratto.
Riferendosi agli squali sotto formalina, parte della critica aveva sentenziato: « più facile che uno squalo sottaceto passi per la cruna di un ago che un multimilionario produca un’opera d’arte». Posando accanto al teschio Hirst replica: «Ho smesso di preoccuparmi di che cosa sia l’arte. Se è in una galleria è probabilmente arte. C’è buona arte, cattiva arte e arte indifferente. La mia non è cattiva».