2 giugno 2007
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 4 GIUGNO 2007
Quando è morto Gianni Agnelli?
«Il 24 gennaio 2003. All’epoca la Fiat viveva la sua crisi più nera. Un mese dopo, la vedova Marella consegnò al notaio i tre testamenti olografi dell’Avvocato. Il primo, del 12 dicembre 1983, assegnava alla moglie l’usufrutto della società ”Gapi S.p.a”; il secondo, scritto il 14 gennaio 1985, designava come esecutore testamentario Franzo Grande Stevens, l’avvocato civilista della famiglia; il terzo, del 20 aprile 1999, distribuiva un gruppo di immobili (tra i quali Villa Frescot di Torino e la grande casa di Villar Perosa) tra i due figli Margherita ed Edoardo, lasciando ancora una volta l’usufrutto alla signora Marella. Nel frattempo però Edoardo era morto suicida, il 15 novembre 2000 ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona. A quel punto, codice civile alla mano, la successione di uno degli uomini più ricchi del mondo sembrava chiara e definita: l’Avvocato, infatti, non aveva differenziato le quote dell’eredità che spettava dunque in parti uguali alla vedova e alla figlia Margherita». [1]
Fiat compresa?
«Agnelli non aveva scritto nulla riguardo al pacchetto di controllo della società ”Dicembre” che gli assicurava il primato nell’accomandita di famiglia, la ”Giovanni Agnelli Sapaz”, e attraverso di essa via via nell’Ifil, nell’Ifi e nel Gruppo Fiat. Tutto questo, dunque, doveva essere diviso al 50 per cento tra la madre e la figlia. Un patrimonio immenso, che metteva assieme quello personale, mai calcolato, e quello gestito dall’accomandita. Gli stessi familiari, racconta chi partecipò alle riunioni di quei giorni, si stupirono della quantità di ricchezza che avevano trovato. Da quel momento, però, cominciò una lite, a volte strisciante e a volte resa nota da contrasti più manifesti, che sta all’origine della clamorosa iniziativa giudiziaria di questi giorni avviata da Margherita». [1]
Di che si lamenta?
«Il problema è che già da tempo esisteva un altro ”erede” dell’Avvocato nella guida del gruppo, il giovane ingegnere John, nato dal matrimonio di Margherita col giornalista Alain Elkann, designato dal nonno a succedergli nel possesso del controllo della ”cassaforte” societaria della famiglia. A lungo, Gianni Agnelli aveva posseduto il 96 per cento della società ”Dicembre” mentre la moglie Marella, la figlia Margherita, Grande Stevens e il finanziere Gianluigi Gabetti possedevano un’azione a testa. Poi, poco prima di morire, Agnelli aveva ceduto a John una quota consistente delle sue azioni. La scomparsa dell’Avvocato e la pratica di successione sconvolgevano dunque l’assetto. Nel 2004 la drammatica situazione economica della Fiat spinse a un accordo e Margherita cedette la propria quota della ”Dicembre” in cambio di denaro, 109 milioni di euro, e immobili. Quello che firmò era un ”concordato tombale”, il che significa che usciva definitivamente dal gruppo». [1]
E allora adesso che vuole?
«Tanto per cominciare, l’avvocato Charles Poncet dice che l’intesa è nulla perché la legge italiana vieta i patti successori: un’eredità non può essere pattuita, è un diritto reale. Dice che Margherita aveva firmato in un momento emozionale particolare, alla vigilia del matrimonio del figlio John, sotto molte pressioni. E in ogni caso pensava in quel modo di stabilire un contatto con chi gestiva il patrimonio del padre. Doveva, insomma, essere un punto di partenza per fare chiarezza. Invece è stato interpretato alla controparte come la liquidazione della faccenda. [2] Adesso Margherita dice di voler regolare con chiarezza i suoi diritti ereditari, che lo fa per i figli, tutti dice lei, i cinque avuti dal nobiluomo francese di origini russe Serge de Pahlen (Maria, Pietro, Anna, Sofia, Tatiana), pensano tutti. [3] ”Quando anche io dovrò decidere come distribuire la mia successione - ha detto - voglio farlo in modo diverso da mio padre: e voglio sapere che cosa sto lasciando”». [1]
Per questo ha denunciato anche la madre?
«La citazione in giudizio di Marella, ha precisato, è esclusivamente per motivi tecnico-legali. [4] ”Io e mia madre siamo due casalinghe, estranee alla gestione finanziaria”, ha scritto. [5] Piuttosto ce l’ha con Franzo Grande Stevens, per decenni ”avvocato dell’Avvocato”, oggi tra l’altro presidente della Compagnia di San Paolo; con Gianluigi Gabetti, presidente dell’accomandita Giovanni Agnelli, la cassaforte di famiglia, e dell’Ifil; con lo svizzero Siegfrid Maron, responsabile del ”family office”, ovvero della gestione finanziaria all’estero dei patrimoni personali di alcuni esponenti della dinastia. [3] Sarebbe stato soprattutto quest’ultimo, conosciuto solo agli intimi di Giovanni Agnelli e fino alla settimana scorsa sconosciuto al grande pubblico, a gestire il patrimonio. La scelta di coinvolgerlo ufficialmente potrebbe essere un segnale preciso che la figlia dell’Avvocato ha voluto lanciare. [1] Vuole un rendiconto del patrimonio ereditario perché a suo parere un po’ della ricchezza deve essersi persa dentro rivoli a lei ignoti. Sospetta l’esistenza di società depositarie del tesoro nascosto dell’Avvocato. Se si troverà qualcosa, ha fatto sapere, lo dividerà con la madre, in modo amichevole». [6]
E dove sarebbero nascosti ”sti soldi?
«Il timore è che nell’eredità sia finita tutta la parte italiana del patrimonio dell’Avvocato ma solo una frazione del tesoro nascosto all’estero. Ci sono società la cui esistenza è accertata, ma misteriosa. Come la Alkyone Foundation di Vaduz, da cui dipendono società quali la Calamus Trading, la Fima o la Springrest delle British Virgin Islands. E altre ”International Company” sempre alle Isole Vergini, quali il Cs Group, Sikestone Invest Corp o Sigma Portfolio Corp. Soldi forse sfuggiti al fisco, ma non al controllo interessato di un erede. C’è poi la dichiarazione, giunta a Margherita il 13 aprile scorso dalla Morgan Stanley, ”con la quale si afferma che un conto corrente del Senatore Agnelli è stato movimentato dopo la morte dello stesso”. Da chi? E perché? [2] Il dubbio è solo uno dei tanti che hanno spinto Margherita a credere che la verità sul reale patrimonio del padre non sia mai stata svelata. Dubbio reso ancor più forte dalla risposta ricevuta dalla banca, dopo la richiesta di chiarimenti: ”Il titolare del conto consiglia di non darvi nessuna informazione”. Sarebbe stata quella lettera ad aprire la guerra di famiglia». [7]
Non potevano risolvere la questione in privato?
«Il Giornale ha scritto che poco più di un anno fa, su indicazione di Gabetti e Grande Stevens, a Margherita era stata offerta una nuova transazione, prevalentemente in titoli, a integrazione dell’eredità del padre Gianni pattuita nell’accordo del 2004. Ma Margherita ha respinto l’offerta. [2] L’ex senatore Mario D’Urso, che di casa Agnelli è da sempre uno dei frequentatori più assidui, dice che è tutta colpa degli avvocati affamati di denaro. Ce ne sono molti in giro: ti convincono che sei stato raggirato e ti promettono un risarcimento. In realtà, dice D’Urso, mirano soltanto a incassare una congrua percentuale sulla cifra che, eventualmente, riescono a farti avere in tribunale. [8] Poi c’è una spegazione più maliziosa. Tra anni fa la Fiat valeva 6 miliardi. Sa quanti ne vale oggi?» [9]
Di più?
«26. Il che significa che la quota del 33% nell’accomandita, a cui Margherita ha rinunciato per la sua parte, è passata da 250 a 900 milioni... [8] Deve sapere che nel 2003, dopo la morte di Gianni, gli eredi avevano deciso una ricapitalizzazione che non tutti avevano accettato: tra questi, Margherita, che evidentemente non aveva più fiducia nei destini dell’azienda. Purtroppo per lei, come quasi mai accade, l’impresa ha invece ripreso a tirare. Questa può essere una ragione per la storia che ha avuto la prima pagina del Wall Street Journal». [10]
Margherita vuol sfilare la Fiat a John?
«Se il patto del 2004 fosse nullo, si annullerebbe anche il trasferimento delle azioni a John, che finirebbe per perdere quel ruolo ai vertici Fiat che il nonno aveva voluto per lui. Difficilmente però Margherita intende giungere fino a questo punto. Fa anzi trasparire la volontà di dividere con la madre l’eventuale patrimonio aggiuntivo senza toccare gli accordi già raggiunti. Ma nell’atto di citazione, lascia anche capire che, costretta, potrebbe far sentire gli effetti della sua azione anche in Fiat». [1]
Il resto della famiglia con chi sta?
«Dei 170 discendenti (figli, nipoti, coniugi), quelli che fanno parte dell’Accomandita Giovanni Agnelli, la cassaforte che sta al vertice della catena di controllo del Gruppo e che ne distribuisce gli utili, sono 70, divisi in 10 rami. [11] Tutti fanno quadrato contro Margherita e ”unanimemente confermano piena fiducia nei vertici del gruppo” ricordando che ”Margherita de Pahlen aveva scelto di uscire in maniera definitiva dall’azionariato della società nel 2004”. C´è qualcosa di duro nella scelta dei parenti di chiamare la figlia dell´Avvocato con il cognome del secondo marito, quasi a metterla ancora di più nell’angolo. [12] Le sorelle dell’Avvocato, i Nasi, i Camerana, i Ferrero, gli infiniti rami della dynasty sono compatti attorno a John. Loro, che alla morte dell’Avvocato avevano per la prima volta messo mano al portafoglio per sostenere una Fiat sull’orlo del fallimento, nei due anni immediatamente successivi forse hanno avuto più di una volta dubbi sul futuro. Ma adesso? Nel 2005 le Fiat erano precipitate sotto i 5 euro. Oggi ne valgono più di 21. Gli onori a Sergio Marchionne, l’artefice, hanno preso la forma di ovazioni anche due settimane fa, all’ultima assemblea di famiglia. Dove non hanno dimenticato nemmeno chi l’ha scovato. Gabetti. Con Elkann». [13]
Come finirà?
«L’atto cita i ”mandatari” della gestione del patrimonio dell’Avvocato a comparire davanti al Tribunale di Torino l’8 gennaio 2008. Se prima di allora le parti dovessero trovare un accordo in seguito alla spontanea presentazione del rendiconto - che è poi l’intento dichiarato di Margherita - la cosa finirebbe senza giudizio. Viceversa entrerà in scena il giudice, che potrà differire l’udienza e, poi, concedere fino a 70 giorni di tempo per gli ”scambi di memorie”. Per questo, e tenendo conto dei tempi della magistratura italiana, si arriva alla primavera prossima. A quel punto il magistrato deciderà (con ordinanza, come richiesto dall’atto, ovvero con sentenza) se il rendiconto debba o meno essere prodotto. Oltre a dichiarare o meno la nullità dell’accordo con il quale, nel febbraio 2004, Margherita ha rinunciato a una parte dell’eredità, e a decidere se Gabetti e Grande Stevens abbiano o meno provocato danni da risarcire. [2] Il lieto fine previsto da D’Urso, la famiglia riunita al completo che fa pace venerdì prossimo alla festa per gli ottant’anni di Marisa Nasi, sembra improbabile». [8]