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 2007  giugno 02 Sabato calendario

MARIA PIA FUSCO

ROMA - "Sto morendo, vieni subito". Roberto Rossellini chiama al telefono Silvia d´Amico, l´ultima compagna. Lei abita nello stesso quartiere, accorre, ma quando arriva Rossellini è morto d´infarto. il 3 giugno 1977, era da poco tornato da Cannes dove, come presidente di giuria, aveva favorito l´assegnazione della Palma d´oro a "Padre padrone" dei fratelli Taviani. Per celebrare i trent´anni dalla morte, Cinecittà Holding, dopo un accordo con Renzo Rossellini, unico erede dei diritti di sfruttamento dei film del padre, ha avviato il restauro di dieci capolavori, tra i quali Roma città aperta, Paisà, Germania Anno Zero, che saranno presentati in autunno all´American Film Market, con «l´intento di cominciare una commercializzazione che, per problemi di contrasti sui diritti, non c´è mai stata per il cinema di Rossellini. Vogliamo dare visibilità internazionale a film che ci rappresentano da sempre», dice Alessandro Battisti, presidente del gruppo pubblico.
Secondo un documento del 20 aprile ´77, Rossellini avrebbe ceduto i diritti del suo cinema alla società Ellessemme per la cifra di tre milioni di lire, ma Renzo Rossellini ne contesta la validità: «Con la Ellessemme - tre nomi, Luciano De Feo, il suo avvocato, Silvia, la compagna e Marcella De Marchis, la prima moglie, mia madre - mio padre voleva cercare di riacquistare tutti i diritti dei suoi film e intestarli ad una società che in pratica era sua, ma non ha mai fatto cessioni. Il documento è falso, stiamo sottoponendolo a un perito calligrafo e la data è stata apposta dopo la morte di mio padre che - ho fatto una ricerca - in quei giorni di aprile era in Francia. Mia madre si fidava di De Feo, che, dopo la morte di papà, l´ha convinta della necessità di una serie di trasferimenti, finché tutto finì a Gibilterra, ad una società di De Feo, che cominciò a vendere diritti in tutto il mondo, gli stessi film furono venduti parecchie volte, anche contemporaneamente: nel ´95 nello stesso giorno li vendette a Cinecittà e alla Videa di Sandro Parenzo».
Il problema di diritti è in parte dovuto al vivere intenso e spericolato del maestro Rossellini, diviso tra l´Italia, la Francia, l´India, l´America, alle sue scelte professionali geniali ma a rischio, tanto che, ricorda il figlio Renzo, «è morto poverissimo, non ha mai fatto film commerciali. Perciò i miei fratelli dopo la morte corsero dal un notaio per rinunciare all´eredità, temevano fosse negativa. Con lo stesso atto io accettai, erano solo 300mila lire, ma non c´erano debiti. Negli ultimi anni viveva in un residence, poi mia madre lo convinse ad affittare un appartamentino accanto a lei, lo aiutava in casa».
Nella vita sentimentale e professionale di Rossellini c´era Silvia d´Amico, figlia della grande sceneggiatrice e amica di sempre Suso, si erano conosciuti nel ´73, al funerale di Anna Magnani, quando ormai era in crisi il rapporto con Sonali Das Gupta. Nel ricordo di Renzo c´è un altro funerale, «quello di Giuditta Rissone, la prima moglie di De Sica, morta l´1 giugno. Mio padre portava i 71 anni benissimo, da Cannes era tornato in macchina e guidava lui. Eppure mi disse "questo sarà il mio ultimo funerale da spettatore" e cominciò a spiegarmi come avrebbe voluto il suo, un funerale laico con tante bandiere rosse ma anche una messa per gli amici credenti».
Una richiesta che rispecchia lo spirito del maestro, che aveva lottato con tutto il suo impegno per realizzare "Il Messia", a cui ogni banca aveva rifiutato i finanziamenti, aveva perfino scritto a papa Paolo VI, chiedendogli aiuto "non tanto per quello che devo dire ma per come dirlo". Finalmente il film fu finanziato da un gruppo religioso americano, ma, racconta il figlio, «lasciò perplessa la sinistra e non piacque ai cattolici, non si sentiva il vocione di Dio e non c´era neanche un miracolo di Gesù. Per fare un film su Gesù negli anni Settanta, in pieno boom di cinema porno, ci voleva solo il coraggio di mio padre. Il coraggio era un valore assoluto, lo considerava una delle grandi ricchezze dell´uomo».
Dopo Gesù, stava scrivendo con la D´Amico Lavorare per l´umanità, «un film su Marx giovane, voleva analizzare come un ragazzo ebreo di Treviri fosse arrivato a formulare una teoria che avrebbe sconvolto il mondo. Non in contrapposizione a Gesù, ma voleva approfondire la conoscenza di due ideali per capire meglio il mondo contemporaneo. Aveva sempre avuto una grande apertura, in Roma città aperta, con l´Italia schierata tra Peppone e don Camillo, aveva reso eroi un prete e un partigiano comunista. Apertura anche vero il futuro, per la tv pensava ad una serie "Conoscere l´Islam", era convinto che le prossime guerre del mondo ricco sarebbero state contro l´Oriente per il possesso del petrolio».
Renzo Rossellini ha recuperato le opere televisive del padre e tutto il materiale dell´Istituto Luce. «Mancano frammenti di cinema, l´inizio del Messia per esempio, una serie di immagini da quadri famosi, eliminati dal film perché di vedeva il diavolo. E manca la versione di Vanina Vanini voluta da mio padre, con Sandra Milo doppiata e con una maggiore presenza di Martine Carol. Il film che fu presentato a Venezia è quello rimontato dalla Milo, moglie del produttore, che impose la sua voce perché puntava a vincere la Coppa Volpi. Il film fu accolto malissimo, subito bollato come "Canina Canini". I dieci film restaurati sono un primo passo per arrivare all´opera completa di mio padre. Roma città aperta è l´unico restaurato con il Digitale, il lavoro sugli altri è stato fatto usando le tecnologie precedenti, avrebbero bisogno di qualche ritocco. Il restauro più accurato è stato quello di Scorsese nel suo documentario sul cinema italiano, che è anche un omaggio all´opera di mio padre».