Giorgio Lonardi, la Repubblica 2/6/2007, 2 giugno 2007
GIORGIO LONARDI
DAL NOSTRO INVIATO
TRENTO - Nove milioni di maschi italiani, per il 70 per cento regolarmente sposati, frequentano con assiduità variabile il mondo della prostituzione. Un mercato variegato che include le squillo (o le vallette) da 1.500 euro a prestazione come le ragazze nigeriane che si offrono sul ciglio delle strade del nostro Sud per soli 10-15 euro. Ma anche un mercato che è stato radicalmente cambiato dalla globalizzazione. L´arrivo delle africane e di schiere di moldave, ucraine, russe, kazache da una parte ha contribuito a mantenere le tariffe invariate da anni (solo l´introduzione dell´euro ha fatto salire i prezzi). Mentre dall´altra ha introdotto nel nostro paese una nuova forma di feroce schiavitù che coinvolgerebbe ormai circa il 10% delle prostitute.
A disegnare i confini delle «Nuove schiavitù», ovvero del «Mercato della prostituzione», al festival dell´Economia di Trento, è stata la giovane sociologa Paola Monzini davanti ad una platea composta da duecento persone che l´hanno bersagliata di domande. Impegnata da anni nello studio del fenomeno, autrice de «Il mio nome non è Wendy» (Laterza), testimonianza raccolta dalla labbra di una giovane nigeriana che si è sottratta al racket, Monzini ha illustrato i risultati delle ultime indagini internazionali su un mondo poco conosciuto. A cominciare dalla aste clandestine che trattano «lotti» composti da una decina di giovanissime alla volta che un tempo si svolgevano in un albergo di Belgrado. E che oggi invece sono diffusi nelle più importanti città dell´ex Unione Sovietica e della Turchia.
«Le aste», spiega la sociologa, «servono ad umiliare le ragazze e a fiaccarne la resistenza e la volontà di fuga». Chi «acquista», dunque, tocca la «merce» e si prende le sue libertà per dimostrare il proprio dominio e preparare il terreno alle future minacce o alle percosse. Diverso il percorso che porta alla schiavitù delle nigeriane. «I meccanismi del loro sfruttamento», dice Monzini, «sono sempre gli stessi: il debito, circa 4mila dollari, nei confronti degli sfruttatori che le portano in Italia ne assicura l´obbedienza. Quanto ai clienti fingono di non capire la tragicità della loro situazione. Oggi pagano dieci o quindici euro per avere orgasmi veloci: è un prezzo incredibilmente basso, in pratica un disprezzo. Le nigeriane sono le prostitute più economiche sul mercato italiano e sono le più numerose fra le straniere».
Le schiave, dunque. Ma non mancano le professioniste, quelle che lo fanno per libera scelta. La differenza in termini anche economici è enorme. Monzini cita la nicchia di coloro che si prostituiscono saltuariamente per mille, millecinquecento euro o anche di più. E la paragona alle ragazze dell´Europa dell´Est che si accontentano di 25 euro a prestazione. Per non parlare delle nigeriane. «E come confrontare il mestiere dello speleologo», osserva Monzini, «con quello degli operai di una miniera pericolante che lavorano sette giorni su sette».
Quanto ai tentativi effettuati in paesi come Olanda e Germania di regolarizzare la prostituzione in strutture protette per scongiurare fenomeni come la schiavitù e il super sfruttamento la studiosa italiana è scettica. Il fenomeno rilevato infatti è un classico della teoria economica: la moneta cattiva scaccia quella buona. Questo vuol dire che mentre è diminuito il numero delle prostitute «regolari» è aumentato a dismisura quello delle ragazze clandestine a tariffe stracciate provenienti dall´Est Europa. Per costoro non c´è la strada come in Italia, avverte Monzini, bensì, come affermano una serie di studi, bordelli-lager dove vivono in condizioni penose di sfruttamento.