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 2007  giugno 02 Sabato calendario

Ho letto l’articolo sulla realtà milanese in merito ai «bambini borseggiatori» ( Corriere, 1 giugno) e scopro analogie con la città di Roma e alcune sue zone centrali e – purtroppo – anche alcune differenze

Ho letto l’articolo sulla realtà milanese in merito ai «bambini borseggiatori» ( Corriere, 1 giugno) e scopro analogie con la città di Roma e alcune sue zone centrali e – purtroppo – anche alcune differenze. Solo l’altro ieri, mercoledì, sono stata vittima del furto del mio portafogli in pieno centro a Roma nella prima mattinata mentre mi recavo in ufficio: un gruppo di 4-5 ragazzini rom che mi hanno affiancata mentre camminavo e parlavo al cellulare. Me ne sono resa conto quasi subito – ho sentito la borsa, tra il braccio e l’avambraccio, alleggerirsi! – ma ho potuto fare ben poco: tre dei ragazzini sono rimasti nei paraggi, ma gli altri – quelli immagino con il mio portafogli – erano già volati via velocemente nell’indifferenza più totale. Ho detto ai tre (li ho implorati!) di tenersi il contante – non poco, avvicinandosi la scadenza di alcuni pagamenti – ma di restituirmi il portafogli e le carte mie personali e quelle della società, alcuni oggetti personali, la «scorta» dei biglietti per l’autobus e lo stesso portafogli: un regalo che mi ero concessa solo poco tempo prima, ma naturalmente tutto è stato inutile. Mi sono avvicinata alle persone, tante, che mi erano più vicine per chiedere in quale direzione fossero andati gli altri ragazzini, ma nessuno aveva visto e notato niente... Nessuna "autorità" nei dintorni e tanto sconforto e qualche lacrima agli occhi: in parte per la perdita pecuniaria, la «rogna» del blocco dei documenti, il ritardo in ufficio, ma, soprattutto, l’impotenza e l’indifferenza generale. Ho quindi chiamato il 113: ho atteso pazientemente che un operatore mi rispondesse e ho raccontato tra le lacrime che ormai uscivano abbondanti l’accaduto, i dettagli, il senso di impotenza. Mi è stato detto, con gentilezza e un po’ di fretta, che non c’era molto da fare: inutile anche una segnalazione per le pattuglie in zona dal momento che il gruppo di ragazzini si era già diviso e il mio portafogli già perduto. Non ho insistito per la segnalazione (che forse avrebbe potuto essere utile per prevenire altri furti nella zona) e ho incassato con amarezza. Per tutto il giorno, il senso di impotenza, frustrazione e tanta rabbia mi hanno accompagnato e sono con me ancora oggi. Non è solo il furto, la violazione che si subisce, la perdita (in pochi anni già 4 con modalità diverse); è anche la consapevolezza che quei bambini dovrebbero essere a scuola e non per strada a rubare per mantenere gli adulti che li sfruttano: è soprattutto questa l’indifferenza che fa male e con la quale è difficile convivere anche in una città come Roma. Paola Perrotti, Roma