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 2007  giugno 02 Sabato calendario

ROMA – Dopo il leggero scivolamento dei mesi scorsi, a maggio i conti pubblici italiani tornano a migliorare, ma centrare l’obiettivo di bilancio del 2007 non sarà comunque facilissimo

ROMA – Dopo il leggero scivolamento dei mesi scorsi, a maggio i conti pubblici italiani tornano a migliorare, ma centrare l’obiettivo di bilancio del 2007 non sarà comunque facilissimo. Tutto dipenderà dall’effettiva attuazione dei tagli alla spesa pubblica previsti dalla Finanziaria, ma soprattutto dalle entrate fiscali, che fino a questo momento continuano a tirare bene. Nei primi cinque mesi il fabbisogno del settore statale, cioè la differenza tra entrate e spese di cassa di tutta la macchina pubblica, si è attestato, secondo i dati diffusi ieri dal Tesoro, a quota 44,8 miliardi di euro. Esattamente 3 miliardi in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il miglioramento è stato ottenuto interamente nel mese di maggio: il fabbisogno si è fermato a quota 11 miliardi di euro contro i 14,5 dell’anno precedente. I dati positivi di maggio, spiega una nota di via XX Settembre, sono stati determinati «dal buona andamento delle entrate fiscali e dal recupero di parte degli anticipi di spesa avvenuti nei mesi scorsi», nei confronti di Università, Rai, Fs, Anas, e per il rimborso di crediti di imposta, e che non peseranno dunque sui conti dei prossimi mesi. Il traguardo fissato dall’esecutivo, resta comunque impegnativo. Per arrivare ai 28 miliardi dell’obiettivo 2007 (6 in meno sul 2006), da giugno a dicembre il fabbisogno dovrà diminuire di 15 miliardi, cosa senz’altro possibile, ma difficile. Nel 2006, nel pieno boom delle entrate fiscali, in quello stesso periodo il fabbisogno era stato ridotto di 13 miliardi. La minor crescita delle entrate in questo 2007 potrà senz’altro essere compensata dal margine concesso dalle anticipazioni, ma dovrà essere puntellato da un’attuazione molto rigorosa delle misure contenute nella Finanziaria. Anche per questo il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha annunciato una probabile, anche se molto modesta, correzione dei conti per metà anno. La mini-manovra, che dovrebbe avere un effetto netto inferiore a un miliardo di euro, sarà varata con il bilancio di assestamento a fine giugno, insieme al Dpef con le linee guida della prossima Finanziaria, di cui ieri i leader di maggioranza, riuniti a Palazzo Chigi, hanno cominciato a discutere con Padoa- Schioppa. Nonostante le maggiori entrate strutturali garantiscano già la riduzione del deficit promessa alla Ue (tre quarti del tesoretto di 10 miliardi se ne andranno per questo), occorrerà comunque trovare altre risorse. Alcune maggiori spese (i contratti dei pubblici, per esempio) sono già emerse. Ma è molto probabile che ne escano fuori altre, perché i 2,5 miliardi che resteranno del tesoretto non basteranno per tutti gli interventi che il governo ha in mente: dall’aumento delle pensioni basse, alle agevolazioni sulla casa, ai nuovi ammortizzatori sociali. Per non parlare dell’incognita della contro-riforma previdenziale. Anche se Paolo Ferrero, ministro degli Affari Sociali del Prc, è convinto che da qui a fine anno il tesoretto dell’extra gettito possa salire ancora. «Almeno 3 o 4 miliardi» ha detto ieri Ferrero.