Sergio Bocconi, Corriere della Sera 2/6/2007, 2 giugno 2007
MILANO
Studiare insieme come sciogliere una serie di legami? La risposta a Giovanni Bazoli è arrivata subito. Alessandro Profumo e Cesare Geronzi dicono a «Il Messaggero»: «Di quali intrecci azionari stiamo parlando? Noi non ne vediamo, forse sono altrove». E «se proprio si vogliono vedere conflitti d’interessi perché spezzare la catena di controllo a monte e non a valle?». I due banchieri che si avviano a unire Unicredito e Capitalia respingono i timori del presidente di Intesa- Sanpaolo. Allargano però il cerchio: invece di separare «a monte» il nuovo Unicredit da Mediobanca e Generali, perché non guardare «a valle», agli incroci fra il Leone e Intesa- Sanpaolo?
Bazoli teme che il super Uni- Credit, cioè il principale concorrente, possa influenzare Intesa- Sanpaolo attraverso la catena che porta a Mediobanca e Generali, grande socio con il 5% della sua banca. Un timore che resta nonostante l’impegno di Profumo e Geronzi a dimezzare (dal 18% al 9%) la quota in Piazzetta Cuccia e a dismettere le presenze dirette nel Leone: la nuova superbanca potrebbe comunque pesare di più dei due istituti prima spesso in disaccordo fra loro e in sostanza a somma zero sotto il profilo del controllo. Seguendo questo ragionamento la situazione post-fusione potrebbe dunque rendere anche più fragili i paletti che Intesa-Sanpaolo fra Unicredito e Capitalia ha piazzato con il tempo a Trieste: in modo diretto e indiretto Bazoli può contare (considerata la quota «amica» di Romain Zaleski) su poco più del 5% di Generali. E’ questo reciproco 5% l’intreccio «a valle» fra i due grandi blocchi. Al quale occorre poi aggiungere l’accordo di bancassurance che lega Generali e Intesa.
A parte scenari che vogliono interventi Antitrust (che certo si muoverebbe in caso Unicredit post fusione conservasse il 18% di Mediobanca) o suggestioni relative a un terzo polo autonomo costituito da Piazzetta Cuccia e Generali (che non sarebbe però un soggetto retail), l’attenzione può dunque andare a questo reciproco intreccio. Bazoli è pronto a «togliere» i presidi a Trieste? Lui si è detto disponibile a trovare una soluzione condivisa. Ma è chiaro che, seguendo proprio il suo ragionamento, dopo l’accordo tra Profumo e Geronzi sembra oggi in una posizione non di favore. Rispetto alla quale occorre tener conto anche del ruolo giocato dai soci francesi di Mediobanca, vicini a Geronzi (prossimo presidente di Piazzetta Cuccia in versione dualistica) e sostenitori in Generali di Antoine Bernheim, vicepresidente del board di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo. E il Leone è disposto a uscire da Intesa- Sanpaolo? A prima vista non sembra. In fondo, è stato anche detto, la sola quota azionaria rende a Trieste più della bancassurance penalizzata dall’Antitrust dopo l’unione fra Milano e Torino. Ecco perché qualcuno ha guardato con attenzione all’ipotesi di deconsolidare Eurizon, il polo di risparmio e polizze di Intesa-Sanpaolo: i problemi Antitrust verrebbero risolti. Trieste potrebbe ridurre a quel punto la presenza in Intesa- Sanpaolo? Nella banca di Bazoli le fondazioni ancora non hanno un patto e l’Agricole è socio ormai «lontano»: un Leone meno influente potrebbe non essere sgradito. Difficile dire oggi se questa possa essere una strada per sciogliere o ridurre gli incroci. In ogni caso dopo l’«invito» del Governatore a risolvere intrecci e conflitti d’interessi il quadro formatosi dopo le due grandi aggregazioni bancarie difficilmente potrà restare senza una «revisione».