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 2007  giugno 02 Sabato calendario

LONDRA

La scena chiassosa dei bambini che gareggiano a chi alza la mano per rispondere alla domanda del maestro e gridano «io, io» potrebbe scomparire dalle scuole elementari del Regno Unito. Su richiesta del ministero dell’Istruzione, che ha pubblicato una direttiva nella quale suggerisce agli insegnanti di scegliere loro chi interrogare dal banco. Gli esperti governativi sostengono che gli scolari timidi e riflessivi si fanno travolgere dall’esuberanza dei più intraprendenti e spesso si «lasciano scivolare, diventando invisibili e passivi».
Il consiglio ai maestri è di non lasciar fare ai bambini, ma indicare loro stessi chi deve essere interrogato. E di farlo con una strategia nuova: dando almeno trenta secondi di tempo per rispondere e stimolando il bambino a consultarsi con un compagno. Un’altra tecnica utile è di far cominciare la risposta a uno e farla concludere a un altro.
Il rapporto del Department for Education
si basa su un’indagine in 39 scuole e su una proiezione secondo cui su una popolazione di circa mezzo milione di bambini delle elementari, circa 77 mila undicenni di normale intelligenza ogni anno ottengono risultati inferiori alle loro possibilità in matematica. E 37 mila faticano con l’inglese. Una massa di «bambini invisibili» che secondo il ministro Alan Johnson sono bravi ma tranquilli e non vogliono attirare l’attenzione e così si perdono nelle retrovie della classe, dietro la siepe di mani alzate.
Il più grande sindacato dei direttori didattici, Nasut, ha reagito con fastidio. «Non c’è niente di nuovo nel rapporto. Conferma semplicemente pratiche e strategie che molti insegnanti usano già autonomamente ogni giorno per coinvolgere gli alunni», ha detto il segretario generale Chris Keates. «Un altro esempio del micro-dirigismo governativo», secondo il professor Francis Gilbert, autore del saggio The New School Rules. Il docente sostiene che «un bravo maestro sa come far esprimere un bambino. Qualche volta è meraviglioso vederli alzare le mani e dire d’un fiato quello che hanno in mente. Può essere un buon modo per cominciare una discussione».
Il ministro Johnson non ha polemizzato né si è fatto smontare. un tipo duro: rimasto orfano a sette anni, è stato allevato da una sorella di poco più grande di lui; ha lasciato la scuola a 15 anni e a 18 era già sposato, padre e faceva il postino. Si è limitato a sottolineare che «il governo dà suggerimenti e lascia l’esecuzione a chi è in prima linea tra i banchi. Non vogliamo vietare ai bambini di alzare la mano per mettersi in mostra. Abbiamo solo un obiettivo: non lasciare indietro nessuno, seguire i più dotati ma anche i più tranquilli che si nascondono dietro le mani degli altri». Il rapporto si rivolge anche ai genitori. E invita le scuole a organizzare corsi per madri e padri, per addestrarli ad aiutare i figli a fare i compiti a casa. I ricercatori del ministero hanno sondato i bambini e hanno rilevato che molti si lamentano per il fatto che le mamme non sono in grado di risolvere i loro problemi di matematica e spesso usano differenti sistemi di calcolo. Un’altra carenza familiare sarebbe che i genitori britannici smettono troppo presto di leggere storie insieme con i bambini.
Il fine del ministero è sicuramente buono. Ma i dieci anni di blairismo hanno creato molte frustrazioni tra i dipendenti pubblici, dai medici agli insegnanti. Troppi consigli, troppi interventi da parte del nanny state, lo «Stato-baby sitter» dicono i sondaggi di opinione. Un esempio che ha creato scalpore qualche tempo fa: nel cortile delle scuole è stato vietato il conkers, gioco popolarissimo in cui i bambini si danno battaglia con le castagne legate allo spago. Pericoloso, è stata la sentenza.