Varie, 1 giugno 2007
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Maron Siegfried
• 1942 • «Siegfried Maron? Chi è costui? Di sicuro non uno qualunque se Margherita Agnelli l’ha citato in giudizio insieme all’avvocato della famiglia torinese, Franzo Grande Stevens, e al presidente dell’Ifil, Gianluigi Gabetti. Tutti chiamati in causa come ”mandatari e gestori del patrimonio personale dell’Avvocato”. Se però il ruolo di Grande Stevens e Gabetti è sempre stato effettivamente, e alla luce del sole, quello dei consulenti-consiglieri-manager per eccellenza, del signor Maron non ci sono tracce pubbliche o notizie di stampa negli ultimi venti anni. Tranne una riga in un articolo del Sole 24 Ore di quattordici anni fa dove si diceva che l’Ifint gli aveva affidato la gestione degli impieghi a breve termine. Da qui si parte per un viaggio tra Isole Vergini, Stati Uniti, Svizzera e Lussemburgo. Dunque Maron, molti anni fa, era un manager dell’Ifint che poi sarebbe diventata Exor. Siamo in una provincia dell’impero Agnelli, separata da Fiat. Exor, lussemburghese e fino a qualche anno fa quotata in Borsa, è la holding di investimento per le attività internazionali. E Maron è l’uomo che segue alcuni importanti investimenti negli Usa a metà anni ”90. In particolare assume la presidenza di una finanziaria off-shore, la Fima-Finance Management delle Isole Vergini Britanniche, controllata da Exor, che acquista partecipazioni in alcuni gruppi americani. Per esempio entra, insieme ai fondi di investimento della Lehman, nella Lear Seating Corporation, che è uno dei maggiori produttori indipendenti di sedili per auto (2 miliardi di dollari di fatturato nel ”95 e 14 miliardi dieci anni dopo). La Lear viene quotata in Borsa a New York, sempre con la Fima come secondo socio con un 10-12%, finché nel ”99 la Fima vende e incassa 250 milioni di dollari, otto volte quanto aveva investito. In quegli anni Maron si occupa anche dell’Rcpi Trust che partecipa all’operazione di acquisto del Rockefeller Center da parte di un gruppo di investitori, famiglia Agnelli compresa. Vecchie storie, come l’acquisto di una piccola quota nella compagnia assicurativa Lasalle e un’altra in Kaiser Group che, dopo aver rischiato la bancarotta, oggi lavora per conto del Dipartimento Usa dell’Energia. In tutto ciò il ruolo di mister Maron sembra essere puramente amministrativo, perché di fatto il manager di riferimento negli Usa, l’uomo operativo è Gian Andrea Botta. Maron, comunque, era il presidente di quella Fima che godeva di molte garanzie fiscali e di riservatezza per il suo domicilio alle Isole Vergini. Ma è un professionista svizzero e non a caso faceva capo a lui la filiale di Zurigo (chiusa nel 2006) della Ifil Investissements, finanziaria del gruppo Agnelli anch’essa con sede in Lussemburgo. La storia si complica ma si chiude qui, in Lussemburgo dove l’uomo di Zurigo ha avuto incarichi in alcuni veicoli societari (Old Town, Ed) del gruppo Agnelli-Exor. Insomma, una vita passata alla periferia dell’impero, a gestire società di puro investimento, domiciliate anche in paradisi fiscali. Forse in questo arcipelago c’è ancora una parte del patrimonio dell’Avvocato. E forse Maron era anche il gestore e il fiduciario di una serie di investimenti personali di Gianni Agnelli. Altrimenti perché citare in giudizio lo gnomo svizzero che nessuno conosceva?» (Mario Gerevini, ”Corriere della Sera” 1/6/2007).