Enrico Franceschini, la Repubblica 31/5/2007, 31 maggio 2007
Global Peace Index. Rapporto pubblicato a Londra il 30 maggio dagli esperti dell´Economist Intelligence Unit, braccio analitico del settimanale britannico, su commissione di un misantropo australiano, Steve Killelea
Global Peace Index. Rapporto pubblicato a Londra il 30 maggio dagli esperti dell´Economist Intelligence Unit, braccio analitico del settimanale britannico, su commissione di un misantropo australiano, Steve Killelea. Esaminate 121 nazioni, lo studio elabora una classifica in base al grado di vita pacifica garantita da ogni stato, confrontando 24 fattori, come stato di guerra, criminalità, tensioni etniche o religiose, insicurezza sociale, grado di democrazia, istruzione e benessere. Risultato: la Norvegia è la nazione più tranquilla della terra, seguita da Nuova Zelanda, Danimarca, Irlanda, Giappone, Finlandia, Svezia, Canada, Portogallo e Austria; il paese più pericoloso è l´Iraq, preceduto da Sudan e Israele. Discreta la posizione dei più grandi stati europei (Germania al dodicesimo posto, Spagna al ventunesimo, Italia al trentatreesimo, Francia al tretaquattresimo), tranne la Gran Bretagna, quarantanovesima in classifica, cause il gap ricchi-poveri, triplicato nell´ultimo decennio, la popolazione carceraria più numerosa d´Europa in rapporto alla popolazione, il fenomeno delle gang di periferia e degli omicidi giovanili. Tra i membri del G8 due sono bassi in graduatoria: gli Stati Uniti al novantaseiesimo posto (solo uno prima dell’Iran) e la Russia al centodiciottesimo, registrandosi, nei primi, forti sperequazioni sociali, alto tasso di criminalità, due milioni di carcerati, nella seconda, un alto disordine sociale. Tra le personalità che hanno sostenuto l’iniziativa il Dalai Lama, l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, l’ex-presidente americano Jimmy Carter, la regina Noor di Giordania, l´economista Joseph Stiglitz. Utilità dell’iniziativa, secondo l’ideatore, Steve Killelea: "Individuare gli elementi che caratterizzano i paesi più pacifici e adottarli come un modello per i meno tranquilli". Secondo gli analisti dell’Economist Intelligence Unit i primi in classifica hanno in comune "un benessere di massa e un alto grado di istruzione, oltre a buoni rapporti con gli stati vicini" (ecco perché i 27 paesi membri dell’Unione Europea figurano complessivamente bene in graduatoria). Così dicendo il rapporto suggerisce che per pacificare un paese belligerante e instabile, più della forza sono efficaci aiuti economici, scolarizzazione e integrazione regionale. Per dare una speranza agli stati traumatizzati dalla guerra Killelea segnala l’attuale buon piazzamento di Giappone e Germania: "Anche chi attraversa un periodo storico cupo può pensare che, facendo le mosse giuste, prima o poi vedrà la luce alla fine del tunnel".