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 2007  giugno 01 Venerdì calendario

Cravatta rossa, spilla dorata a forma di bandiera sul risvolto della giacca grigia ed espressione determinata sul volto, il presidente americano, George W

Cravatta rossa, spilla dorata a forma di bandiera sul risvolto della giacca grigia ed espressione determinata sul volto, il presidente americano, George W. Bush, ci accoglie nella sala della West Wing intitolata a Teddy Roosevelt, il precedessore repubblicano passato alla Storia per le riforme di inizio ”900. Un quadro ritrae Roosevelt in divisa mentre è in sella a un cavallo bianco nella prateria. Sulla parete a fianco campeggiano le bandiere dei corpi scelti attorno a un mobile in legno con sopra il bronzo di un bisonte gigante impegnato a difendersi dall’assalto dei lupi. E’ in quest’ambiente ricco di simboli e richiami ai valori a lui più cari che Bush incontra «La Stampa» assieme ad altri giornali europei per presentare i messaggi di cui è portatore nel viaggio che inizia lunedì a Praga, prosegue in Germania per il G8 e Polonia e quindi farà tappa a Roma per gli incontri in Vaticano e Palazzo Chigi prima di proseguire alla volta di Albania e Bulgaria. Quando si mette seduto al centro del tavolo con al fianco i consiglieri Stephen Hadley e Dana Perino Bush ha di fronte appunti preparati che non legge, due mentine che non tocca e un bicchiere d’acqua che resterà pieno fino al termine dell’intervista. Ha qualcosa da dire e lo vuole fare in maniera chiara, senza preamboli, riaffermando il proprio stile. Presidente Bush, che cosa verrà a dire all’Europa? «Vengo per discutere un’agenda basata sulla libertà, il G8 è al centro del viaggio assieme ai bilaterali in cui si discuterà di Iraq, Afghanistan e Iran, ma all’inizio parlerò a Praga al Forum della Democrazia di Havel per affermare con forza che il compito dell’America è promuovere la democrazia nel mondo, anche in luoghi che non sembrano troppo ospitali». E la tappa a Roma? «Vedrò per la prima volta Benedetto XVI e la mia intenzione è soprattutto di ascoltarlo. Poi vedrò il primo ministro Prodi che conosco da tempo, ricordo quando era presidente della Commissione Europea e ricordo anche quando ci incontrammo mentre stava correndo su una spiaggia della Georgia al summit del G8 del 2004, c’è fra di noi una forte amicizia». Quali valori sente di condividere con Benedetto XVI? «Il comune rispetto per vita e dignità dell’uomo. Credo che il Santo Padre è lieto del fatto che gran parte della nostra politica estera è basata sul principio secondo cui a chi molto è dato, molto è richiesto. Condivido con lui il desiderio di combattere la povertà e le malattie. Spendiamo 30 miliardi di dollari per combattere l’Aids in Africa, fra i molti che aiutano questi programmi per circa 30 milioni di persone vi sono enti cattolici. Sono orgoglioso dei tanti cattolici americani che si offrono volontari. Credo anche di condividere con Benedetto XVI il valore universale della libertà, che non è solo un’idea occidentale. La Storia ha dimostrato che le democrzie non si fanno la guerra e dunque la migliore maniera per raffozare la pace è promuovere le libertà. Spero che parleremo a lungo, è un solido pensatore, vado con mente molto aperta e sono pronto ad ascoltare». Usa e Vaticano possono operare assieme su scenari come Cuba, Cina o Libano? «Se il Papa vorrà, mi farà piacere parlare di Cuba e del suo desiderio di essere libera. Nel momento in cui c’è una transizone verso una nuova leadership il mondo deve lavorare per la libertà, non per la stabilità. In cima all’agenda non ci deve essere il nome di chi governa ma elezioni libere, stampa libera, liberazione dei prigionieri. Riguardo al Libano confermerò al Papa il sostegno al governo Siniora, il rafforzamento che ha avuto grazie al varo all’Onu del Tribunale sull’omicidio di Hariri e la nostra determinazione a impedire interferenze straniere. Sulla Cina dirò al Papa che gli parliamo con chiarezza delle libertà religiose, gli ricorderò che sono stato in una vera Chiesa in Cina e gli assicurerò che continueremo a batterci per i cattolici in Cina» Come giudica la linea del governo Prodi sull’Afghanistan? «Prodi sta facendo delle scelte difficili sull’Afghanistan e spero che la mia visita le rafforzerà. Voglio sedermi con Prodi e parlare con lui di quanto è importante l’impegno italiano in Afghanistan, ora e in futuro». Cosa si aspetta dalla presenza italiana? «Il ruolo italiano è importante, fa sapere agli afghani che esiste la volontà di aiutarli a consolidare la loro giovane democrazia. L’Italia dà importanti contributi nell’addestramento della polizia e dell’apparato giudiziario. Sono di valore». E nella guerra al terrore, qual’è la partnership con l’Italia? «La cooprazione di intelligence fra noi e l’Italia è solida. Ci parliamo in maniera tale da proteggerci a vicenda perché i nemici vogliono ancora colpirci. Sono pericolosi, ideologici e dobbiamo prenderli sul serio. Il rischio resta, ho bisogno del pieno impegno delle nazioni libere su questo terreno. L’Italia è un forte alleato a tale riguardo, lo apprezzo molto» A Roma i manifestanti la aspettano con la dimostrazione «No Bush Day». Se potesse parlargli, cosa gli direbbe? «Quando si va in Paesi liberi spesso si vedono proteste. E’ la libertà di parola. E’ possibile che vi saranno proteste non solo a Roma ma anche in Germania. Quando i leader si riuniscono la gente vuole far sapere come la pensa in tv. Sono contento di andare in un Paese dove c’è la libertà di parola, è il segno dell’esistenza di una società robusta. Ricordo cosa avvenne a Genova, fu dura». Come risponde alle proteste di Mosca contro lo scudo antimissile in Europa? «Il mio amico Putin vede nello scudo qualcosa che lo minaccia ma in realtà lo scudo difende i Paesi europei dal lancio di missili da Paesi ostili, non dalla Russia che è un amico. Non andiamo sempre d’accordo con la Russia ma questo avviene quando si è amici». Lei dice che Putin è un suo amico ma i rapporti non sono mai stati tesi come ora... «Siamo molto trasparenti con Mosca. Ho mandato il Segretario alla Difesa Robert Gates a Mosca per invitare la Russia a partecipare allo scudo. Vogliamo condividere la tecnologia, non abbiamo nulla da nascondere ma schierare lo scudo è la costa giusta da fare. Chi pensa che la Guerra Fredda continui si sbaglia, siamo nel XXI secolo e dobbiamo affrontare le nuove sfide: l’ideologia estremista e la proliferazione delle armi di distruzione. C’è molto da fare assieme alla Russia, continuerò a parlarne con Putin». Cosa c’è dietro la sua determinazione di realizzare lo scudo sull’Europa? «Sono molto preoccupato dalla possibilità che un missile iraniano possa essere lanciato verso l’Europa o verso qualsiasi altro nostro alleato. Non vogliamo trovarci nella condizione in cui l’Iran potrebbe ricattarci. Una maniera per evitarlo è la difesa antimissile». La sua popolarità è molto bassa in America e all’estero è contestato. A 18 mesi dalla fine della presidenza è deluso? «Sento cosa dice la gente ma la nostra nazione è stata attaccata ed è ancora minacciata. La migliore maniera per difenderla è andare all’attacco e non lo facciamo da soli ma con alleati e amici. Per difenderci dobbiamo farlo prima che la minaccia si materializzi, le decisioni prese in Iraq e Afghanistan sono state giuste. Ora bisogna aiutare queste giovani democrazie a sopravvivere. Se le democrazie non posso aiutare altre democrazie allora è la stabilità di tutti ad essere in pericolo. Siamo impegnati in una lunga guerra contro nemici che usano grandi risorse per sconfiggere la democrazie». I disaccordi sull’ambiente rischiano di far fallire il summit del G8... «Non credo. Si tratta di contributi diversi per trovare un accordo. Rispondendo alle sollecitazioni della Merkel ho detto che serve un accordo per il dopo-Kyoto: deve prevedere un obiettivo internazionale sulla riduzione dei gas inquinanti da raggiungere con il contributo non solo di Usa e Ue ma anche di Cina, India e Russia. Ogni nazione deve darsi un proprio obiettivo, compatible con la propria economia. Riguardo all’America, sarà la tecnologia a trovare le risposte. Sono pronto a dire al G8 quanto sta già avvenendo: ad esempio 6 miliardi di litri di etanolo prodotto da granturco sono usati dalle auto e nel corso del prossimo anno metà delle vetture saranno flex-fuel. Bisogna investire nelle tecnologie e poi condividerle con altri. Abbiamo un’iniziativa con Russia, Cina e India e Francia sul riciclaggio di scorie nucleari. Altri Paesi hanno esempi da seguire: è interessante quanto fa il Giappone sull’energia da batterie».