Paolo Foschi, Corriere della Sera 1/6/2007, 1 giugno 2007
ROMA – Ancora una volta la linea dura ha premiato i tassisti. Ancora una volta la piazza ha spinto il governo a ridimensionare la portata delle liberalizzazioni
ROMA – Ancora una volta la linea dura ha premiato i tassisti. Ancora una volta la piazza ha spinto il governo a ridimensionare la portata delle liberalizzazioni. I titolari delle auto bianche ieri hanno scioperato in tutta Italia contro il ddl Bersani-Rutelli- Lanzillotta. E a Roma hanno manifestato in 3-4 mila. Paralizzando il centro storico. Lasciandosi andare a qualche episodio di violenza. Il provvedimento contestato, ora all’esame della Camera, apre il mercato a nuovi operatori per servizi speciali per disabili, collegamenti per aeroporti, scuole, centri sportivi. I tassisti hanno detto «no». Non vogliono la concorrenza delle aziende. L’adesione allo stop è stata altissima. Città e aeroporti sono rimasti senza macchine. E si è tornato a respirare il clima pesante di un anno fa. Conducenti di auto a noleggio aggrediti. Maxi-blocco stradale a piazza Venezia. Minacce a giornalisti, fotografi e cameramen. Scene già viste. E il governo – proprio come un anno fa – ha ingranato la retromarcia: il sottosegretario Filippo Bubbico, Sviluppo economico, in serata si è impegnato a correggere il ddl. Ed è scattata la tregua. Il corteo a Roma è stato aperto da uno striscione offensivo contro i quotidiani Corriere della Sera, Repubblica, Messaggero e E-Polis. Dietro, tutte le sigle delle categoria. Dal 3570 del «falco» Loreno Bittarelli, amico degli ex ministri di An Alemanno e Storace, all’Ugl di Pietro Marinelli, sindacalista con tatuaggio della X-Mas, e alla Ciisa di Giuliano Falcioni, militante della Fiamma Tricolore; dalla Cna di Maura Tirillò, candidata con la lista Veltroni alle amministrative, all’Unica Taxi Cgil di Nicola Di Giacobbe. Tutto è filato liscio fino al primo pomeriggio. Certo, quando il corteo è rimasto fermo per tre ore in mattinata a piazza Esedra (i romani aspettavano i colleghi in arrivo da altre città bloccati nel traffico), la circolazione intorno è impazzita. Il peggio è arrivato però poco dopo pranzo. Quando i manifestanti, anziché radunarsi in piazza dei Santissimi Apostoli come previsto, hanno occupato piazza Venezia. Caos. Alcuni hanno tentato di forzare il cordone dei carabinieri per andare fin sotto il Parlamento. Respinti. Altri hanno cercato di aggredire alcuni noleggiatori, ma sono stati bloccati da un intervento deciso della celere. Un esagitato sul pullmino degli organizzatori ha inveito contro tutti («se vengono quelli del TG3, li rompemo », «se non c’ascoltano mettemo Roma a fero e foco »). I leader sindacali si sono invece sgolati per riportare la calma. Dopo un paio d’ore di sit in, piazza Venezia è stata «liberata». Una delegazione ha presentato un documento alla Camera con una proposta di modifica del ddl. I deputati di An hanno promesso l’appoggio ai tassisti. Benedetto Della Vedova, liberista di Forza Italia, ha invece parlato di «serrata inaccettabile dei tassisti». Il ministro Pierluigi Bersani ha affermato che la «reazione è ingiustificata alle norme proposte. Il Parlamento ha già ascoltato chi aveva chiesto di essere ascoltato». In serata la pax armata. Intanto, a Roma rischia di aprirsi un nuovo fronte. L’amministrazione di Walter Veltroni sta studiando in gran segreto una piccola rivoluzione: il Campidoglio vuole rilasciare 150-200 nuove licenze per taxi che lavorino esclusivamente con partenza e arrivo alla stazione Termini, dove attualmente prendere una macchina pubblica è spesso un’avventura. Le vetture – ed è questa un’altra novità – saranno verdi. Ma i tassisti hanno già detto «no» alle ipotesi trapelate: «Non è una questione di colore, il sindaco faccia camminare le macchine che già ci sono mettendo corsie preferenziali e fermando gli abusivi. Abbiamo bloccato il governo, figuriamoci il comune...».