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 2007  maggio 27 Domenica calendario

Chi uccise il bisonte?. Il Sole 24 Ore 27 maggio 2007. Nel sedicesimo secolo, nell’America del Nord vivevano tra venticinque e trenta milioni di bisonti; alla fine dell’Ottocento, ne erano rimasti meno di cento

Chi uccise il bisonte?. Il Sole 24 Ore 27 maggio 2007. Nel sedicesimo secolo, nell’America del Nord vivevano tra venticinque e trenta milioni di bisonti; alla fine dell’Ottocento, ne erano rimasti meno di cento. L’eliminazione dei bisonti richiese più di cento anni a est del fiume Mississippi; a ovest, nel "vecchio West" dei film di cow-boy, di anni ne sono bastati dieci. Una strage. La spiegazione più diffusa della strage tra gli studiosi di storia americana descrive il problema come un esempio di dramma dei terreni di proprietà comune. La mancata definizione dei diritti di proprietà individuali in un contesto di rapida crescita della popolazione porta solitamente all’impoverimento dei terreni comuni e alla scomparsa delle specie di animali che non appartengono a nessuno, come appunto i bisonti. Lo stesso, in fondo, è successo ai dinosauri nella preistoria e agli elefanti nell’Africa di oggi. Ma la spiegazione basata sulla mancata definizione dei diritti di proprietà non riesce a giustificare la rapidità con cui è avvenuta la strage. L’economista canadese Scott Taylor ha recentemente proposto una spiegazione complementare coerente con l’evidenza empirica disponibile da varie fonti di dati. La strage dei bisonti è, a suo avviso, la conseguenza dell’operare dei consueti meccanismi della domanda e dell’offerta in un mercato un po’ particolare. Nel mercato della pelle di bisonte della seconda metà dell’Ottocento, infatti, oltre alla mancata definizione dei diritti di proprietà, pesano due nuovi eventi: un’innovazione tecnologica fondamentale e l’apertura del mercato al commercio internazionale con l’Europa. l’insieme di queste tre circostanze che spiega la rapida scomparsa dei bisonti nel Far West. Il punto di partenza della storia è il manifestarsi di un’innovazione di processo nella conciatura che, nella seconda metà dell’Ottocento, ha trasformato la pelle di bisonte in un tipo di cuoio dotato di notevole valore commerciale. Ciò ha accresciuto la profittabilità della caccia al bisonte e incentivato l’entrata di sempre nuovi cacciatori sul mercato. Tuttavia, in un’economia chiusa ai rapporti con l’estero, gli unici acquirenti della pelle sono i - pochi - abitanti di una data località o di un dato Paese (per quanto in rapida crescita come gli Stati Uniti). Accade così che, a fronte della dimensione relativamente limitata del mercato, l’entrata di nuovi cacciatori sul mercato e il parallelo aumento della disponibilità di pelli si traducano in una riduzione considerevole del prezzo (della pelle di bisonte, in questo caso). A sua volta, la riduzione del prezzo di mercato dovrebbe tradursi in una riduzione dell’incentivo all’entrata sul mercato di ulteriori cacciatori e, in definitiva, frenare automaticamente la scomparsa del bisonte, nello stesso modo in cui così qualsiasi aggiustamento di prezzo verso il basso mette un limite naturale all’entrata di nuovi produttori sul mercato per ogni bene o servizio. In un’economia di mercato chiusa ai rapporti con l’estero è il mercato stesso a porre un freno all’eccessivo sfruttamento della risorsa esauribile (il bisonte). Le cose sono invece andate un po’ diversamente nell’America del diciannovesimo secolo. I dati dicono che le esportazioni di pelli di bisonte dall’America verso la ricca Europa sono cresciute a dismisura in questo periodo. In parallelo, i prezzi delle pelli sono rimasti pressoché costanti. Segno che la rapida crescita della domanda estera europea ha esattamente controbilanciato la tendenza alla riduzione dei prezzi originata dal progresso tecnologico, in tal modo, però, perpetuando la tendenza all’eccessivo sfruttamento dei bisonti. La presenza di un - grande - sbocco internazionale per le pelli prodotte in America ha evitato che l’aumento dell’offerta si traducesse nella riduzione dei prezzi delle pelli che si sarebbe manifestata in un’economia chiusa. Insomma, come suggerito dagli assertori della tesi dell’esaurimento della risorsa collettiva, effettivamente i prezzi non hanno funzionato come segnali di scarsità nel mercato dei bisonti. Ma senza la combinazione di progresso tecnico e apertura al commercio internazionale, il bisonte non sarebbe scomparso o non sarebbe scomparso così rapidamente. Peraltro, dimostrare la tesi sul ruolo combinato dell’innovazione e del commercio internazionale nello spiegare la strage dei bisonti è un’impresa ardua. Soprattutto perché le statistiche relative al commercio internazionale degli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo non riportano voci specifiche per le pelli di bisonte. I dati disponibili riportano informazioni sulle esportazioni di pelli, che includono anche il pellame del bestiame generico. però possibile depurare questi dati dall’influenza dei dati sul bestiame un po’ come fanno gli uffici statistici quando devono depurare il dato del Pil dalla sua componente ciclica, usando informazioni sul cosiddetto "cattle cycle", il ciclo del bestiame. I dati depurati che indicano la rapida crescita delle esportazioni sono coerenti con altre informazioni più puntuali come i titoli sui giornali dell’epoca e dati tratti dai registri delle imprese nei Paesi importatori come la Francia e il Regno Unito. L’implicazione un po’ paradossale della ricostruzione storica di Taylor è che, ad aver eliminato i bisonti, sono stati gli europei molto più che i pionieri della Nuova Frontiera. Ciò cancellerebbe uno dei peccati originali della conquista americana dell’Ovest e, forse, aggiungerebbe un’altra difficoltà al tentativo del presidente francese Sarkozy di recuperare buone relazioni diplomatiche con l’America. Francesco Daveri