Varie, 31 maggio 2007
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SCHROEDER Gerald L. Fisico • «[...] laureatosi negli Stati Uniti al prestigioso Mit [...] ha considerato che al mondo ci sono due tipi di ricercatori: uno studia i segreti dell’universo con la fisica e la cosmologia, l’altro con l’interpretazione della Bibbia
SCHROEDER Gerald L. Fisico • «[...] laureatosi negli Stati Uniti al prestigioso Mit [...] ha considerato che al mondo ci sono due tipi di ricercatori: uno studia i segreti dell’universo con la fisica e la cosmologia, l’altro con l’interpretazione della Bibbia. ”Finiscono per trovarsi spesso su posizioni antagonistiche”, ma Schroeder si è ragionevolmente persuaso che sia un antagonismo insensato: secondo lui ”i capitoli di apertura del libro della Genesi e le scoperte della moderna cosmologia si sostengono l’un l’altro, anziché smentirsi a vicenda”. Se volete sapere come quindici miliardi di anni possano coincidere con sei giorni (esattamente sei giorni di ventiquattro ore!) non avete che da leggere il libro che lo scienziato ha scritto (per i suoi figli): Genesi e Big Bang. Un libro affascinante e di piacevolissima lettura anche per i non addetti ai lavori. Ricordando che il suo autore non è uno stravagante, ma un autorevole fisico, che pubblica peraltro suoi scritti su Newsweek o sul Jerusalem Post, e uno specialista di teologia ebraica. Per Schroeder l’’elasticità del tempo” si spiega con la teoria della relatività: ”Einstein dimostrò che quando un singolo evento viene osservato da due sistemi di riferimento diversi, mille anni (o anche un miliardo di anni) dell’uno possono equivalere a pochi giorni dell’altro”. Le conseguenze sono enormi e affascinanti. Ma veniamo alle origini. In effetti, se si paragona alle tante fantasie pagane sulle origini del mondo, il racconto biblico della creazione è straordinariamente coincidente con quello che la scienza ci dice sui primissimi istanti del Big Bang. La scienza è riuscita a ricostruire com’era l’universo una milionesima frazione d’istante dopo il principio: ”Aveva le dimensioni di un granello di polvere e sarebbe stato necessario un microscopio per studiarlo. Ora, quindici miliardi di anni più tardi, perfino i telescopi non sono abbastanza potenti per raggiungerne i limiti”. Dal principio ”si è svolta una sequenza di avvenimenti che ha portato fino alle condizioni adatte per la vita umana (Gen 1, 1-31). Nel sistema di riferimento temporale di Dio, questa sequenza occupava sei giorni; nel nostro, ha richiesto miliardi di anni”. Schroeder ripercorre l’evoluzione cosmologica che la scienza è oggi capace di ricostruire e sottolinea la perfetta corrispondenza con le fasi della creazione descritte dal Genesi. In una di queste fasi ”si accesero le fornaci nucleari che ancora punteggiano di luci il nostro cielo notturno: le stelle”. Quelle fornaci dovevano produrre gli elementi chimici fondamentali che sarebbero serviti alla ”fabbricazione” della vita e specialmente della vita umana (giacché ”noi siamo polvere di stelle”). Ma l’emergere della vita aveva una possibilità remotissima, quasi inesistente. Il calcolo delle probabilità sui vari aspetti della vita dà risultati vertiginosi. Vediamo un solo esempio: ”Il professor Harold Morowitz, fisico di Yale, nel libro Energy Flow in Biology presentò i suoi calcoli del tempo necessario perché reazioni chimiche casuali dessero vita a un batterio… non un organismo complesso come un essere umano, e neppure un fiore, ma un semplice batterio unicellulare. Benché i calcoli siano basati su una velocità di reazione ottimisticamente alta, il tempo calcolato per la formazione del batterio oltrepassa non solo l’età di 4,5 miliardi di anni della Terra, ma anche l’età di quindici miliardi di anni dell’universo”. E poi com’è possibile che ciò sia avvenuto nell’unico, infinitesimo angolo dell’universo non mortale? Dati alla mano, Schroeder dimostra che ”è come se la Terra fosse stata fabbricata su ordinazione per ospitare la vita”. Infatti ”l’apparizione quasi immediata della vita sulla Terra di recente formazione è tanto improbabile che dev’essere esclusa dalla categoria degli eventi inevitabili… la vita appena formata richiedeva condizioni fisiche così particolari che soltanto un universo regolato dalla perfezione poteva soddisfarle”. A questo punto la ragione sembra costretta – per non negare se stessa – a riconoscere in questo mistero una volontà personale capace di governare l’intero universo. La Bibbia la chiama Dio» (’Il Foglio” 30/12/2000).