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 2007  maggio 31 Giovedì calendario

Engelhardt HugoTristram

• jr. New Orleans (Stati Uniti) 27 aprile 1941. Filosofo • «[...] Professore al Baylor college of Medicine e alla Rice University di Houston, direttore del Journal of Medicine and Philosophy [...] è lo studioso che maggiormente ha contribuito a conferire alla bioetica lo statuto di disciplina autonoma. Secondo il più libertario dei bioeticisti, occorre prendere sul serio la diversità e riconoscere che non riusciremo mai a metterci d’accordo sulle scelte ultime quando si ragiona di gestione del proprio corpo, nascita, morte, biotecnologie. Come ”stranieri morali” e come individui, liberi e responsabili, che debbono interagire in una democrazia limitata, possiamo derivare una comune autorità soltanto dal ”consenso” dei singoli perché l’illusione di poterla derivare da Dio o dalla ragione genera unicamente conflitti. Le divergenze sull’eutanasia, sulla procreazione assistita oppure sugli embrioni umani sono cioè ”costitutive”, e quindi irriducibili. La ricerca, tipica di una certa cultura italiana, del minimo etico sui grandi temi della medicina e della scienza non può condurre ad alcun risultato se non quello dell’imposizione autoritativa: rispettare il pluralismo non deve mai significare il primato di una visione ecumenica che annulli le differenze. L’impostazione di Engelhardt non è ”utilitarista”, perché la massimizzazione dell’utilità è una ”conseguenza” dell’esercizio della libertà di scelta e non il ”principio” su cui fondare le norme sociali. Tra l’altro, le ”conseguenze” in questi ambiti non sono certo questioni di poco conto: il kantiano Fiat iustitia, pereat mundus, che era già impraticabile nel mondo dominato dall’unicità dei principi del cristianesimo, diventa improponibile nell’universo postmoderno del politeismo dei valori. Né si può parlare di una visione ”relativistica”, come talora viene liquidata. Il relativismo, infatti, equivale a ritenere che non esistono valori e principi, e che tutto si risolve nei fatti e nelle opinioni. Non è questa la posizione del filosofo texano per il quale, al contrario, in ogni singola comunità morale esistono dei valori che sono fondativi delle scelte individuali. Insomma, per i khomeinisti di tutte le specie esiste il primato dei valori di una determinata comunità, per i relativisti non esistono del tutto e mai ”valori”. Per il liberale Engelhardt esistono una pluralità di valori, una pluralità di bioetiche e in sostanza di comunità, alle quali l’individuo liberamente aderisce o non aderisce. Le sue più recenti riflessioni contro l’idea di un pensiero bioetico unico si sono rivolte verso il problema dei rapporti tra differenti comunità politiche nelle diverse aree geografiche. Fallito il sogno di un’etica universalistica nel senso del weberiano nunc et in occidente, il progetto illuministico si sta riproponendo in chiave globalistica. La pretesa è che le diverse etiche ”locali” dovrebbero venire sostituite da un’etica unica, risultato non dell’affermazione generale dei principi del cristianesimo, né di quella dei principi della ragione illuministica e positivistica, ma del prevalere di una ipotetica fusione delle diverse tradizioni morali. Alla globalizzazione economica dovrebbe cioè affiancarsi un sincretismo dei comportamenti. Per Engelhardt questo progetto è radicalmente errato sul piano fattuale, perché la globalizzazione economica significa estendere le dimensioni del mercato tanto delle merci quanto delle idee e, come insegna Adam Smith, l’estensione dei mercati comporta una maggiore divisione del lavoro e non un’omogeneizzazione o riduzione delle opportunità. Inoltre, la globalizzazione etica sarebbe il risultato non della libera scelta degli individui, ma di una pianificazione arbitraria che ridurrebbe le opzioni di scelta. Non può esistere una bioetica globale, si mettano l’animo in pace l’Oms, le innumerevoli agenzie dell’Onu, i dirigisti di ogni colore. Favorevole ai diritti bioetici classici – come l’eutanasia o la procreazione assistita – nella sua opera più nota internazionalmente, ”The Foundations of Bioethics” (’Manuale di Bioetica”, Il Saggiatore), Tristram Engelhardt argomenta in modo persuasivo a sostegno di tematiche assai scabrose come la terapia genica germinale (manipolazione genetica di spermatozoi e ovociti), l’eugenetica, la clonazione umana, l’utero ”letteralmente” in affitto, la compravendita di organi. Nessun potere politico, neppure se legittimato democraticamente, dovrebbe sostituirsi agli individui che intendono perseguire pacificamente i loro modelli particolari rispetto al vivere, al soffrire, al morire» (’Il Foglio” 27/12/2000).