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 2007  maggio 31 Giovedì calendario

Drewermann Eugen

• Bergkamen (Germania) 20 giugno 1940. Teologo • «[...] ha sposato la psicologia junghiana e l’esegesi biblica, facendo di questo singolare connubio la propria missione. Sacerdote cattolico e psicoterapeuta di professione, docente in teologia all’Università di Paderborn, nel 1991 è stato sospeso a divinis, privato dell’insegnamento e ridotto allo stato laicale per le posizioni assunte in fatto di dogmi e le critiche nei confronti della gerarchia ecclesiastica di Santa Romana Chiesa. La ribellione per Drewermann comincia da bambino. Figlio di un protestante e di una cattolica, assiste durante la guerra ai bombardamenti di Dortmund, sua città natale. Fra incendi e devastazione scopre migliaia di morti e giura a se stesso che mai entrerà nell’esercito contravvenendo al dovere cristiano, salvo scoprire anni dopo che la Chiesa accetta ormai l’obiezione di coscienza, e incrinare con ciò la sua fede nell’infallibilità. Adulto, fonderà su quell’antica esperienza il ritorno al messaggio cristiano colto nella sua immediatezza: Gesù salì sul Golgota senza capire il senso della sua morte, si liberò del terrore che gli ispirava la crocifissione affidandosi a Dio. E noi, seguendo direttamente il suo esempio senza intermediari, riusciremo a liberarci dall’angoscia e dalla paura. La fama arriva nel 1984 con uno studio, ”Tiefenspychologie und Exegese” (sottotitolo: Sogni, miti, fiabe, saghe e leggende), in cui intende dimostrare l’efficacia della psicologia del profondo come strumento d’interpretazione dei testi religiosi e del racconto biblico in particolare. L’iniziativa accende gli animi in Germania come non succedeva dai tempi di Rudolf Bultmann, il teologo protestante che voleva ”demitizzare” il testo biblico per ricondurlo al contenuto autentico della rivelazione. Drewermann, invece, vuole mitologizzare il linguaggio della rivelazione. Non guarda a dati e fatti razionalmente concepibili, ma ai ”fattori interiori e inconsci negli strati profondi della psiche umana”, concentrandosi sul modo in cui i simboli della religione rispondono alle tre dimensioni dell’angoscia umana: quella biologica, quella psicologico- sociale e quella esistenziale. Di fronte all’inevitabilità della morte, l’angoscia esistenziale spinge, secondo lui, quella biologica e quella psicologica a livelli assoluti. I simboli religiosi, perciò, non sono altro che immagini fondate su una storia evolutiva e ontogenetica, le quali possono diventare eterne e placare così l’angoscia e la paura. Lo scontro con Roma Al centro di quella che egli stesso definisce ”un’ermeneutica archetipica”, che dà corpo e sangue a una dimensione astratta e speculativa, non c’è solo un’attenzione per le miserie e per l’inconscio dell’uomo. C’è una polemica teologica che tocca il dogma dell’incarnazione, la nascita del figlio di Dio da una vergine, i miracoli di Cristo, la sua resurrezione tre giorni dopo la morte, l’ascesa al cielo quaranta giorni dopo, e arriva a negare la divinità di Cristo. E quindi c’è una sfida aperta verso le istituzioni della Chiesa di Roma che di quel dogma si considera interprete infallibile e garante supremo. Tant’è vero che in Germania, in Francia e in Gran Bretagna, paesi intrisi di protestantesimo, dove i suoi libri (ne ha scritti oltre cinquanta passando dal Vangelo di Marco alle Fiabe dei fratelli Grimm, dalla mistica della luce nell’antico Egitto, col viaggio dei morti nella barca del Sole, alla confutazione della teoria tomista della ”guerra giusta”) vendono milioni di copie, Drewermann passa quasi per un profeta. Mentre in Italia – dove i suoi libri stentano a entrare nelle case dei cattolici e non riescono a commuovere i laici (ha scritto pure un’autobiografia immaginaria di Giordano Bruno) nemmeno quando lanciano ipotesi audaci per predicare, gandhianamente, l’equipollenza tra tutte le religioni – Drewermann, passa per un eretico. Lo scontro con Roma infatti è incomponibile. E’ scoppiato nel 1989, quando uscì ”Kleriker: Psychogramm eines Ideals” (Funzionari di Dio. Psicogramma di un ideale, ed. Raetia), uno studio sulla condizione psico-sociale dei preti d’oggi, in cui Drewermann non solo tenta di definire il modello autentico dell’inconscio del clero, configurando la religione come fattore psicogeno permanente, ma denuncia anche i meccanismi alienanti imposti dalla Chiesa in contrasto con l’insegnamento di Cristo, che a suo dire mai predicò il celibato ecclesiastico e la rinuncia all’amore» (’Il Foglio” 30/12/2000).