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 2007  maggio 30 Mercoledì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

ZURIGO – Balli, canti, bei discorsi e tanta emozione. Così è cominciato il 57˚congresso della Fifa, che oggi saluterà la seconda rielezione di Joseph Blatter alla guida del calcio mondiale. Per la prima volta, il re sole del pallone, 71 anni, svizzero di Visp, laurea in legge all’università di Losanna, non ha un rivale da battere: nel ’98, a Parigi, aveva sconfitto Lennart Johansson (da ieri vice- presidente onorario della Fifa, con tanto di bacio, dopo le liti del passato); nel 2002, a Seul, aveva superato Issa Hayatou, il numero uno della Confederazione africana.
Questa volta Blatter è l’unico candidato e lo aspetta una rielezione trionfale, perché come ha ricordato nel saluto ai delegati «nella nostra famiglia è tornata la concordia e la voglia di lavorare tutti insieme». Cinque anni fa, la situazione era molto diversa: la crisi spaventosa della Isl, società di marketing che avrebbe dovuto gestire il Mondiale nippo-coreano e il fallimento del gruppo Kirch, che aveva acquisito i diritti tv dell’edizione 2002, avevano creato un clima di incertezza nella Fifa, mentre il presidente veniva accusato di cattiva gestione dal segretario generale, Michael Zen Ruffinen. Per salvarsi e raccogliere voti, Blatter era stato costretto a forti concessioni ai Paesi meno potenti, soprattutto in materiadiarbitri, con riflessi disastrosi sulle partite del Mondiale 2002 (non solo Moreno di Italia- Sud Corea), la cui credibilità, prima delle semifinali, poi affidate ai fischietti europei, era prossima allo zero.
Per evitare il ripetersi di una situazione tanto negativa, il Congresso decise che la scelta del presidente non sarebbe più avvenuta in coincidenza con la Coppa del mondo. Il secondo mandato di Blatter è durato cinque anni e oggi è pronto all’investitura fino al 2011, anche se il 15 maggio, il presidente ha già fatto capire che questo non sarà il suo ultimo mandato. Gli eccezionali risultati finanziari della Fifa (515 milioni di euro di utili nel periodo 2003-2006; 190 per il solo 2006), lo straordinario successo economico e spettacolare del Mondiale 2006, l’abilità politica e il carisma del presidente, insieme con la mancanza di concorrenza (Beckenbauer non si è mosso, Platini è stato appena eletto alla guida dell’Uefa ed è un grande amico) chiariscono le ragioni dell’unanimità che si è creata intorno al nome di Blatter. E non può certo scalfirne la posizione l’ira dei Paesi della Confederazione andina (Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia), che da quattro giorni protestano contro la decisione di non far più giocare le partite internazionali in altura, oltre i 2.500 metri.
Nella sua introduzione alla Hallenstadion di Zurigo, Blatter ha molto insistito sulla straordinaria popolarità del calcio, illustrati dai numeri: sono 207 i Paesi aderenti alla Fifa e oggi si aggiungerà il Montenegro, guidato da Savicevic, e «260 milioni di persone, fra calciatori, allenatori, medici, preparatori e tutto quello che volete lavorano nel calcio». Blatter, che è nella Fifa dal ’75, già segretario generale dall’81 al ’98, ha ricordato di aver vissuto «anni difficili, con forti contrasti, ma adesso tutto è superato; siamo tornati ad essere una grande famiglia. Negli ultimi trent’anni abbiamo fatto conoscere il calcio in ogni angolo del pianeta; ora abbiamo un’altra missione: gestire il passaggio del calcio da sport popolare a fenomeno sociale, assumendoci responsabilità alle quali non possiamo più sottrarci. Abbiamo addosso gli occhi di tutti e non possiamo sbagliare. Il fair-play, la lealtà, la correttezza dentro e fuori dagli stadi devono essere il nostro obiettivo. Proprio come è stato in Germania nel 2006. Un Mondiale meraviglioso».
Applausi. Anche dal presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, che il Mondiale, da capodelegazione azzurro, l’ha vinto (anche se Blatter ha preferito non consegnare la coppa, rimanendo in tribuna) e che per un momento, a Zurigo, ha dimenticato i troppi problemi ancora da risolvere in Italia.