Giuseppina Manin, Corriere della Sera 30/5/2007, 30 maggio 2007
MILANO
Stéphane Lissner inizia citando Kafka e conclude ricordando Munch. Uno scrittore che non amava l’opera e un pittore capace di ritrarre quello che non si vede, evocati come numi tutelari della prossima stagione della Scala, ricca di suggestioni e inquietudini, artistiche e musicali. «Non trovo alcuna differenza tra Tristano e Isotta e
La vedova allegra », confidò Kafka con uno dei suoi guizzi spiritosi all’amico Max Brod.
«Un’operona e un’operetta che più lontane non si può messe a far da cornice al nuovo cartellone. Se fosse ancora tra noi, forse Franz potrebbe ravvedersi», scherza il sovrintendente. E aggiunge: «Che il Tristano, inizio della modernità musicale, sia andato in scena 40 anni prima della volubile Vedova di Lehár, è uno dei misteri della musica». Paralleli e paradossi del linguaggio musicale, direbbe Daniel Barenboim, che nel suo ruolo di maestro scaligero aprirà la stagione il 7 dicembre con il wagneriano Tristan,
regia di Patrice Chéreau. Un’accoppiata di talenti che si sono attesi a lungo. «Da un quarto di secolo – precisa Barenboim ”. Avremmo dovuto realizzarlo nel 1980, ma Patrice, che aveva appena concluso il suo memorabile
Ring a Bayreuth, non se la sentì. Entrambi però sapevamo che un giorno l’avremmo fatto insieme. E ora, che finalmente si avvera, siamo tutti e due molto emozionati».
«L’idea chiave – anticipa – è di far avvertire fin dall’inizio quel senso di morte che aleggia su questa storia d’amore. L’ambiguità di sentimenti dei due protagonisti va insieme all’ambiguità spiazzante della musica». L’accordo atonale del preludio scardina di fatto secoli d’ascolto. E anticipa ansie e turbamenti di quel Novecento presente a più riprese nella stagione. «Dal Wozzeck di Berg, figlio della prima guerra mondiale, a Il prigioniero di Dallapiccola, figlio della seconda – ricorda Lissner ”. Quest’ultimo sarà abbinato, regia di Peter Stein, a un’altra opera, nata nel 1918, Il castello del duca Barbablù di Bartòk. E negli stessi anni Prokoviev scrive Il giocatore, coprodotto con la Staatsoper di Berlino, direttore ancora Barenboim».
«Uno dei titoli più importanti del Ventesimo secolo – assicura il maestro argentino che nella stagione eseguirà anche, da pianista, il ciclo delle
Sonate di Beethoven ”. Ad allestire
Il giocatore, Dimitri Tscherniakov, lui stesso musicista, regista di fantasia e capacità di raccontare molto particolari». Qualità quest’ultime che certo non mancano a Terry Gilliam, nome «bomba» di un cartellone che vede 10 nuove produzioni. «L’enfant terrible dei Monty Python, autore di film visionari e irriverenti come Brazil ei
Fratelli Grimm », ricorda Lissner che lo farà debuttare nella regia lirica con un Andrea Chénier di forte impronta cinematografica. Con lui ci saranno infatti due premi Oscar, Dante Ferretti per le scene, Gabriella Pescucci per i costumi. E sempre Novecento sarà con Puccini. Due opere per i 150 anni dalla sua nascita:
Il trittico con l’accoppiata Riccardo Chailly e Luca Ronconi, Bohème nell’edizione classica di Zeffirelli e la giovane direzione di Gustavo Dudamel. A completare l’omaggio il Cyrano di Bergerac di Alfano compositore vissuto nell’ombra pucciniana, autore del finale di Turandot. «Il suo Cyrano, che avrà per protagonista Placido Domingo, farà ricredere sul suo valore musicale», assicura Lissner promettendo anche, per la gioia degli abbonati, che tutti i turni potranno godere dello stesso cast canoro.
Oltre a Domingo si annunciano Mariella Devia e Anna Caterina Antonacci per la Maria Stuarda di Donizetti, regia di Pizzi. E poi Waltraud Maier e Matti Salminen, Fiorenza Cedolins, Barbara Frittoli, Leo Nucci, Violeta Urmana, Renato Bruson, Juan Pons, Marcelo Alvarez. E per concerti di canto, anche Juan Diego Florez e Magdalena Kozena.
Immancabile la novità contemporanea. Dopo Teneke di Fabio Vacchi, che andrà in scena il prossimo settembre, la stagione 2007-08 vedrà l’emblematica
1984 di Lorin Maazel, regia del canadese Robert Lepage. Lissner ha spiegato che per la prima volta un direttore donna, Marin Alsop, sarà sul podio della Scala: in aprile Alsop condurrà la Filarmonica in tre concerti. Forte di un bilancio finalmente roseo («Un milione e mezzo in attivo contro il disavanzo di 5 milioni di un anno fa», commenta soddisfatta il sindaco Moratti, presidente del consiglio d’amministrazione, la Scala sarà aperta la prossima stagione 25 sere al mese, 260 l’anno. Un record che spinge Lissner su quella terza via che vuol coniugare la qualità scaligera con la duttilità del repertorio. Infine, un exploit mediatico. A dicembre la Scala sarà tre volte in diretta (o differita di un’ora) su Artè, latv via satellite franco-tedesca, che riprenderà la prima del Tristan,
il Concerto di Natale di Chailly, la serata di ballo, con Roberto Bolle, di fine anno. «Una platea europea di circa 4 milioni di spettatori», prevede Lissner. Grazie Artè. E la Rai?
Giuseppina Manin