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 2007  maggio 30 Mercoledì calendario

MILANO – E

dopo Mario Draghi oggi parlerà Enrico Salza. Come tradizione all’assemblea di Bankitalia dopo il Governatore interviene l’azionista maggiore di Via Nazionale. Propone ai soci il sì al bilancio e tocca alcuni punti di carattere generale. Sono le «Considerazioni finali» del maggior banchiere italiano. Per alcuni anni il compito, o meglio il privilegio, è «toccato» a Giovanni Bazoli, oggi il testimone passerà a Salza che, presidente del consiglio di gestione di Intesa-Sanpaolo, è il rappresentante legale della banca.
Il giro delle aggregazioni vorrebbe in teoria che l’anno prossimo, se ancora non sarà cambiato l’assetto proprietario di Banca d’Italia, il testimone sia destinato a trasferirsi di nuovo, cioè a passare e Unicredit, che sarà a quel punto il più grande gruppo creditizio nazionale. Tuttavia le cose non dovrebbero andare così, almeno con le regole attuali, perché Intesa-Sanpaolo dispone di 91 mila quote sulle 300 mila nelle quali è suddiviso il capitale dell’istituto centrale. Una fetta rilevante: la banca è il risultato di numerosi matrimoni con istituti importanti come Cariplo e Comit, e negli anni ha accumulato un peso notevole in Via Nazionale che, dalla sua fondazione nel 1893, è una spa. Il nuovo Unicredit più Capitalia, frutto anch’esso di aggregazioni ma di identità diverse per storia e dimensioni, non arriverà a 50 mila. E il primato non lo raggiungerebbe nemmeno se si comprendesse il Banco di Sicilia che, una volta istituto di emissione, è ancora terzo grande azionista di Bankitalia con 19 mila quote. Quindi non ci dovrebbe essere il debutto del presidente tedesco Dieter Rampl. Più probabilmente Salza farà il bis.
Probabilmente, perché non è detto che le cose restino così. La legge sul risparmio del 2006 ha disposto il trasferimento della proprietà di Bankitalia in mano pubblica, ma è condiviso il parere che la normativa sia lacunosa. Draghi in Parlamento, pur con la premessa di non poter dare suggerimenti, ha sollecitato il legislatore a intervenire. La Bce ha espresso perplessità sull’autonomia anche finanziaria di Via Nazionale. E i banchieri hanno manifestato preoccupazioni: temono un esproprio senza indennizzo adeguato di partecipazioni che nei bilanci hanno un certo peso.
Lo stesso Bazoli, l’anno scorso, nella sua relazione non ha mancato di toccare il punto. Il banchiere, dopo aver definito il clima «favorevole al consolidamento» (Intesa-Sanpaolo è nata poco dopo) ha sottolineato che l’assetto proprietario della banca centrale, pur vedendo fra i soci maggiori i grandi istituti, non ha «generato conflitti d’interessi». Anzi i soci hanno «garantito l’indipendenza dell’istituto». Le aggregazioni che hanno concentrato la proprietà di Bankitalia non hanno spostato gli equilibri in assemblea perché l’articolo 9 dello statuto prevede un tetto a 50 voti, raggiunto solo da Intesa-Sanpaolo e Unicredito, che resterà alla soglia dopo la fusione con Capitalia. Oggi parlerà Salza: non trascurerà i passi avanti del sistema grazie alle ultime operazioni, di cui è stato fra i protagonisti. E, come Bazoli, toccherà il tema della proprietà dell’istituto di vigilanza?