Roberto Rizzo, Corriere della Sera 30/5/2007, 30 maggio 2007
L’arte di copiare. Luca Cordero di Montezemolo, agli studenti dell’università Luiss di Roma, ha raccontato che a scuola era «campione mondiale di copiatura e questo dimostra che anche chi copia ha speranza»
L’arte di copiare. Luca Cordero di Montezemolo, agli studenti dell’università Luiss di Roma, ha raccontato che a scuola era «campione mondiale di copiatura e questo dimostra che anche chi copia ha speranza». Forse scherzava, visto che s’è laureato in Legge alla Sapienza di Roma con 110 e lode, tuttavia il presidente di Confindustria non è il primo a nobilitare l’arte della copiatura. Lo scrittore Claudio Magris, per esempio, qualche anno fa sul Corriere scrisse "L’elogio del copiare”: «Copiare e fare copiare è un dovere, un’espressione di quella lealtà e di quella fraterna solidarietà con chi condivide il nostro destino. Passare il bigliettino al compagno in difficoltà insegna a essere amici di chi ci sta a fianco». Lealtà e fraternità alle quali si era votato al liceo Mario Draghi secondo i ricordi di un ex compagno di classe, l’orafo Giuseppe Petochi: «Mario era molto bravo in latino e matematica, uno di quelli che quando sei in difficoltà ti aiutano». Chi non faceva mai copiare era Silvio Berlusconi che, secondo alcune voci, era però disposto a vendere i suoi compiti ai bisognosi. L’ex viceministro Guido Possa, che con Berlusconi ha condiviso gli anni della scuola, dice che si tratta di una leggenda: «Era bravo soprattutto nelle materie umanistiche ma non è vero che vendeva i compiti in classe. Piuttosto, era molto generoso. Non ti faceva copiare, ma era sempre pronto a spiegarti le versioni che non capivi. Il professore di Lettere, che si chiamava Strapazzon, era molto severo e tutti chiedevamo aiuto a Silvio». Isabella Rossellini, nella sua autobiografia Qualcosa di me, ha invece svelato che i compiti li copiava dalla sorella gemella Ingrid: «Ogni volta che la maestra mi chiamava per interrogarmi, lei scoppiava a piangere per il pubblico sfoggio della mia ignoranza. Quando mi ammalai, perdendo un anno di scuola e poi ritrovandomi in classe senza di lei, la mia carriera scolastica andò a farsi benedire».